Ansia

Ansia, cos’è: riconoscere i sintomi e curarla

I disturbi d’ansia sono fra i più diffusi al mondo e non vanno sottovalutati: ecco come riconoscne i sintomi e affrontarli senza confonderli con la normale tensione o paura

L'ansia

Il termine ansia deriva dal latino anxus e significa “stretto”: l’ansia è una condizione psico-fisica caratterizzata da sensazioni di costrizione, affanno e angoscia, che induce le persone a bloccarsi di fronte a determinate situazioni e che provoca tensione, irrequietezza ed apprensione. Queste sensazioni sono spesso accompagnate da sintomi fisiologici come la sudorazione e la tachicardia. A differenza della paura, l’ansia non è collegata ad un evento percepito come pericolo nell’immediato, ma emerge dall’anticipazione di eventi futuri e dalle loro presupposte conseguenze; da ciò si distingue fra ansia di stato (quando le preoccupazioni sono riferite ad un momento/situazione specifica) e ansia di tratto (quando la persona è caratterizzata da un atteggiamento ansioso generale). Da questa premessa è bene ricordare come l’ansia e la paura siano emozioni del tutto normali e comuni, retaggio dell’evoluzione umana; il problema nasce dal momento in cui l’ansia inizia ad essere eccessiva e/o frequente fino a diventare cronica e ad inficiare quindi significativamente la vita delle persone negli aspetti quotidiani: in questo caso si parla di disturbo d’ansia.

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Ansia: uno dei disturbi psicologici più diffusi al mondo

L’ansia, così come la depressione, si configura come un disturbo psichiatrico molto comune: nel mondo più di 250 milioni di persone ne soffrono, di cui circa 7-8 milioni in Italia; si stima, inoltre, che il 30% delle persone potrebbe soffrire di un disturbo d’ansia almeno una volta nella vita. La diffusione dei disturbi d’ansia non è però omogenea: essi sono prevalenti nella popolazione femminile e fra i giovani. Nonostante questi dati, l’ansia sembra un disturbo molto "trascurato": solo il 25% di chi ne avrebbe bisogno inizia un trattamento di cura. Fra i disturbi d’ansia, i più diffusi sono la fobia specifica, l’ansia sociale e l’ansia generalizzata, con un’incidenza rispettivamente del 9%, 7% e 4% sulla popolazione generale.

I disturbi d’ansia secondo il DSM-5

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, giunto alla quinta edizione (DSM-5), rientrano fra i disturbi d’ansia:

  • Disturbo d’ansia di separazione
  • Mutismo selettivo
  • Fobia specifica
  • Disturbo d’ansia sociale
  • Disturbo di Panico
  • Agorafobia
  • Disturbo d’ansia generalizzata
  • Disturbo d’ansia indotto da sostanze o farmaci
  • Disturbo d’ansia dovuto a un’altra condizione medica
  • Disturbo d’ansia con altra specificazione
  • Disturbo d’ansia senza specificazione

Ansia: i sintomi per riconoscerla

Come visto nel paragrafo precedente, ci sono diversi disturbi d’ansia e ognuno di loro si contraddistingue per sintomi peculiari e specifici. Globalmente, però, si possono evidenziare alcuni sintomi trasversali a questi disturbi, che permettono di riconoscere una condizione ansiosa al di là del suo tipo specifico. Di seguito si elencano i sintomi più diffusi e frequenti collegati all’ansia.

Sintomi psicologici

Sintomi fisici

  • Iper sudorazione
  • Tachicardia
  • Sensazione di soffocamento
  • Vampate di calore
  • Tremolii
  • Dolori al petto
  • Brividi
  • Vertigini
  • Parestesie

Sintomi comportamentali

  • Agitazione motoria
  • Immobilità
  • Riluttanza nel partecipare o nell’eseguire attività specifiche
  • Evitamento delle situazioni temute

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Le cause dell’ansia...

Gli stati ansiosi sono correlati alla percezione dello stress: più si vivono o si percepiscono situazioni stressanti, più ci si allarma e si tende a sviluppare risposte ansiose. Le pressioni sociali, le identificazioni con modelli esterni, gli obblighi, la scarsa autostima e il non seguire la propria strada possono far subentrare l’ansia come un allarme del fatto che qualcosa non sta andando nel verso giusto e che quindi occorre “rientrare in carreggiata”. Questa dinamica viene rafforzata dalle convinzioni negative e dal rimuginio, che conferiscono cronicità agli stati ansiosi. Secondo alcuni studi, anche la predisposizione genetica, un ambiente familiare ansiogeno e la comorbilità con un altro disturbo psicologico possono far aumentare il rischio di sviluppare ansia.

… e le sue conseguenze

I disturbi d’ansia tendenzialmente perdurano a lungo nel tempo (almeno 6 mesi) e data la loro pesantezza sul piano sintomatologico, possono influenzare profondamente la vita di chi ne soffre, ostacolandone la carriera scolastica, lavorativa, e le relazioni sociali. Nei casi più estremi, a causa dell’evitamento delle situazioni temute si arriva ad un vero e proprio isolamento sociale. L’ansia può manifestarsi attraverso le sue varie forme a qualsiasi età e per questo un occhio di riguardo dev’essere posato sull’ambiente scolastico: per bambini e adolescenti soffrire di ansia può essere davvero frustrante, in quanto, quando l’ansia oltrepassa la cosiddetta soglia critica, viene inibita la memoria a breve termine, con conseguente difficoltà nelle prestazioni cognitive, anche se si ha studiato a lungo.

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Come curare l'ansia: farmaci o psicoterapia?

I disturbi d'ansia vengono molto spesso trattati con la somministrazione di psicofarmaci, in particolare antidepressivi, in associazione con le benzodiazepine (ovvero gli ansiolitici). Questa classe di farmaci viene usata meno di un tempo, a causa dell'assuefazione che producono. In ogni caso, tranne che nei casi molto gravi, la strada maestra per la cura dell'ansia rimane psicoterapia, che si focalizza sulle dinamiche che portano dallo stress alla risposta ansiosa. In particolare, la visione psicosomatica riconosce un significato simbolico ai disturbi d’ansia: ricostruendo e accettando il senso individuale del disagio, la persona sofferente viene aiutata a mettere in campo un rapporto più armonico con se stessa, premessa di qualunque guarigione. Esistono in ogni caso molte vie per affrontare l'ansia: clicca qui per una panoramica generale del disturbo, visto da differenti prospettive.

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