Attacco di panico: ti paralizza per farti rinascere
Attacchi di panico

Attacco di panico: ti paralizza per farti rinascere

L’attacco di panico ha una funzione di rottura rispetto alle abitudini sicure ma anestetizzanti in cui siamo spesso rinchiusi: per questo non va combattuto, ma accolto

Comincia con un acuto senso di agitazione che colpisce senza motivo in un momento qualsiasi della giornata. Il cuore batte e il respiro diventa affannoso. Ci prende il terrore di un incombente (ma inesistente) pericolo. Tutto il mondo intorno è un nemico e il corpo si pietrifica. Così si manifesta l’attacco di panico, che certe volte si conclude addirittura con uno svenimento. Molte persone che soffrono di questi attacchi pensano quasi di essere possedute da un “mostro” che le assale d’improvviso e fanno di tutto per scacciarlo.

Cosa accade durante gli attacchi di panico

Recita un antico proverbio cinese: “Se hai delle forze e non le usi, prima o poi ti si rivolteranno contro”. Proprio questo succede nel disturbo da attacco di panico: si tratta dell'espressione patologica di una forza viva ma inutilizzata della nostra personalità che, a lungo repressa, ci si “scaraventa” contro come un’enorme onda oceanica. Esasperata dall’essere respinta, quest’onda energetica si esprime attraverso l’attacco di panico, che ci dà la sensazione di soffocare e di morire, anche se in realtà la violenza con la quale il disturbo ci investe è un potente richiamo alla vita.

Attacchi di Panico: ecco tutta l'energia della vita che non vivi

Se a furia di controllare le nostre reazioni, di dimostrarci “ragionevoli” difronte alle difficoltà, di evitare i coinvolgimenti emotivi, ci costringiamo a vivere un’esistenza in bianco e nero, l’attacco di panico, con la sua forza irresistibile, è già in agguato. Succede alle persone che sono sempre state pacate, posate e tranquille, e che, in mezzo alla folla di un supermercato o nella ressa di un autobus all’ora di punta, si sentono di punto in bianco mancare il respiro, iniziano a sudare, hanno palpitazioni, avvertono le gambe sempre più deboli. Dopo il primo sbandamento, spesso accompagnato dalla vergogna per quanto è accaduto, la persona colpita dall’attacco di panico cerca di farcela da sola, di mostrarsi forte, di combattere, di mettere a tacere il panico, magari rivolgendosi al medico e chiedendogli una pillola per guarire e per dimenticare.

Il panico ti indica la strada

In queste situazioni lottare è la cosa più sbagliata: quando si avverte che la crisi si avvicina, l’unica cosa da fare è non opporsi, cedere, assecondare il flusso. Bisogna lasciare che la paura, come un’onda, travolga le nostre abitudini e i nostri schemi mentali. La sua forza ci dà la sensazione di essere schiacciati e di morire. In realtà porta in primo piano il mondo interiore e le emozioni che abbiamo cercato di frenare. Il panico invita a lasciar andare il controllo razionale di tutte le proprie azioni e a farsi travolgere dal flusso dirompente delle emozioni e degli istinti. Arriva a salvarci quando non resistiamo più, quando nella vita imbocchiamo una strada che ci porta così lontano da noi stessi da farci diventare dei fantocci, dei personaggi falsi, inutili e addirittura dannosi.

Una valvola di sfogo da non ostruire

Non è facile accorgersi di questa valenza “salvifica” degli attacchi di panico, soprattutto quando il nostro modo di essere corrisponde alle aspettative degli altri e si conforma a uno stile di vita considerato “vincente”. I candidati più a rischio di questo disagio psichico sono gli individui che danno sempre il massimo, che non vengono mai colti in fallo, che si dicono sicuri di sé e della loro bravura, che sanno controllare i propri bisogni e, per paura di lasciarsi andare, rifuggono da esperienze a elevata intensità emotiva vincolando anche l’eros a prestazioni sempre più veloci, “efficienti” e asettiche. Come alibi per perpetuare uno stile di vita congelato, queste persone si convincono di “essere fatte così” e di non saper cambiare, anzi: di non poter cambiare. Il timore del cambiamento si associa allora a quello della libertà, duramente sacrificata sull’altare del “dover essere”: la paura di diventare protagonisti della propria vita, di potersi esprimere senza forzature, comprime l’energia vitale a tal punto, che solo la crisi di panico può farla circolare di nuovo.

Attraverso le paure affiora il desiderio di rinnovamento

Come osservava lo psichiatra Thomas Szasz, spesso i disagi come il panico e le paure rivelano il nostro desiderio di non diventare come tutti gli altri e di uscire dal “branco”, incarnano cioè il desiderio di svincolarci dal modello esterno, omologato e spesso banale, che la società impone a tutti. Conosciamo così poco il panico eppure ci ostiniamo a temerlo, a cercare di risolverlo, a guarirlo con qualunque mezzo, cerchiamo di zittirlo con gli psicofarmaci: non crediamo che quando dentro di noi si “coagula” il panico, c’è qualcosa che ci sta parlando, un’intelligenza profonda e sensibile che chiede divenire allo scoperto. Questa paura di impazzire, di morire, di essere annientati, in realtà può essere la voce segreta che ci vuole disincagliare dalla palude esistenziale nella quale ci siamo arenati. È come se, attraverso il panico, la nostra creatività cercasse di manifestarsi, volesse trovare un canale in una mente chiusa, troppo razionale, troppo organizzata e quindi come morta.

Attacco di panico: tre regole per superarlo

Vivi in modo naturale

Se il panico ci tiene in ostaggio e condiziona la nostra esistenza, una ragione c’è: per questo dobbiamo chiederci se stiamo vivendo secondo la nostra natura, se lo stile di vita che stiamo seguendo è veramente adatto a noi. Nessun malessere guarisce lottandoci contro o, peggio, tentando di anestetizzarlo attraverso l’uso di farmaci: i disagi come la paura, l’ansia, il panico sono linguaggi che vanno ascoltati e compresi per poi seguirne le indicazioni. Ogni malattia, infatti, ci suggerisce -tra le righe - la via d’uscita.

Fai attenzione ai segnali

Facendo attenzione ai “segnali”, si può comprendere che l’attacco di panico arriva dopo una serie di ripetute rimozioni, di negazioni della rabbia, di rifiuti della tristezza e della frustrazione. Quando si vive troppo a lungo estranei a se stessi, il panico si manifesta con una serie di sintomi somatici e psichici ben definiti. Imparare a non nascondere a se stessi le proprie emozioni, i propri “no”, i propri desideri è il primo passo per disinnescare all’origine l’arrivo di nuovi attacchi.

Ritrova la semplicità

La vita è semplice: siamo noi che spesso la complichiamo fi no a trasformarla in un incubo. È un rischio che possiamo evitare, se adottiamo atteggiamenti mentali che ci aiutino ad allargare il nostro panorama esistenziale e ad accettare le novità e i cambiamenti. Il mestiere di vivere oggi sembra essere diventato un compito così difficile da richiedere cultura, sforzo, impegno, capacità di programmazione e uno schema di idee chiaro. In realtà, poche sono le cose di cui abbiamo bisogno per stare veramente bene, e non dobbiamo mai perderle di vista.

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