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Cos'è l'ipocrisia: riconoscerla per smascherarla

L’ipocrisia è una malattia sociale che può fare molto male: imparare a stare alla larga dagli ipocriti è indispensabile per conservare l’equilibrio mentale

L’ipocrisia è uno dei comportamenti più pericolosi e nocivi nei quali è possibile imbattersi nella vita quotidiana; ma che cosa significa esattamente “ipocrisia”? Qual è la definizione corretta del termine? La parola deriva dal greco “ipòcrisis” e significa “simulazione”: nel mondo antico l’ipocrita era l’attore sulla scena teatrale. Effettivamente, l’ipocrisia ha proprio a che vedere col tema della simulazione, della falsità, solo che il suo il palcoscenico non è il teatro, ma l’esistenza stessa.

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Ipocrisia: cosa dice la psicologia

L’ipocrisia è definibile come una specie di malattia sociale, a volte contagiosa, che nasconde dietro sembianze amichevoli una volontà di potenza mirata al possesso di un bene, di una posizione, ma anche alla conquista della benevolenza o dell’affetto di una persona, senza che questo scopo primario (la conquista) sia dichiarato, anche quando legittimo. Ma perché l’ipocrita dissimula e camuffa le sue vere intenzioni? Il motivo è il suo intimo senso di inadeguatezza e d’incapacità a relazionarsi e a interloquire adeguatamente col mondo esterno.

Nell’ipocrisia sussistono evidenti fattori di frustrazione e di rabbia repressa che un ben rodato meccanismo di controllo psichico, impedisce possano trapelare. Queste emozioni basilari vengono sempre controllate per evitare ripercussioni negative in una società di continui e indispensabili rapporti sociali: l’ipocrita semplicemente amplifica questi meccanismi di controllo a suo esclusivo uso e consumo.

L’ipocrita è di fondo un essere insicuro, invidioso, convinto di non possedere le capacità necessarie a sostenere un rapporto alla pari con la persona che gli sta di fronte; per questo si cuce addosso una maschera sociale per rendersi prima gradito e accettato completamente e, quindi, poi per prevalere e ottenere vantaggi personali fino a imporre in ultima analisi ciò che desidera. Carl Gustav Jung spiega come sia un processo psicologico normale e indispensabile utilizzare delle maschere nella vita di tutti i giorni. Ognuno adotta una maschera “preferita” che considera funzionale e che indossa di prevalenza nei suoi rapporti col mondo esterno: l’ipocrita è quello ne è ben cosciente (mentre molte persone non sono così consapevoli di indossarle) e che non se la toglie mai, anche se questo comporta un enorme dispendio di energie psichiche.

Non confondere l’ipocrisia con la diplomazia

L’ipocrita dunque recita per sembrare quello che non è. Da questo punto di vista, si potrebbe dire che tutti nella vita “facciamo un uso” pur modesto dell’ipocrisia, ad esempio in particolari occasioni sociali: abbiamo finto gioia quando abbiamo incontrato una certa persona, mentre in realtà volevamo evitarla o ci siamo mostrati gentili o cortesi quando eravamo invece arrabbiati. Questi comportamenti attengono però più al tema della diplomazia, ingrediente necessario in ogni ambiente sociale e opportuna quando non è il caso di esprimere senza filtri il nostro vero sentire. Pensiamo al corteggiamento amoroso; tutti sanno a cosa miri, ma non è ipocrisia seguire le norme rituali che questo prevede evitando di mostrare palesemente l’effettiva intenzione finale, ovvero l’accoppiamento. Un atteggiamento tanto provocatorio suonerebbe come un’offesa e il possibile partner se la darebbe a gambe levate!

Ipocrisia in amore: la falsa comprensione dell’approfittatore

Ciò premesso, anche in ambito sentimentale esiste l’ipocrisia. L’ipocrita in amore è ad esempio un uomo che, per opportunismo, si vuol presentare alla donna come sensibile e comprensivo mentre è per natura aggressivo e dotato di ben poca empatia: a volte ricopre il ruolo del consolatore, quello che raccoglie le delusioni amorose della donna, la compatisce per le sue sfortune, ma al solo scopo di approfittare della sua situazione di debolezza. Fare il consolatore per alcuni uomini è un mestiere: cercano vedove, divorziate, separate o madri single e si propongono dapprima come persone sulle quali contare: in realtà lo scopo primario è di arrivare al rapporto sessuale quanto prima, pagando il minor prezzo emotivo possibile. Sono quelli che scompaiono improvvisamente, raggiunto il risultato, o scappano se intravedono un coinvolgimento duraturo. Nell’ipocrisia c’è un forte narcisismo: vuole piacere e basta, vuole avere e non dare.

Ipocrisia sul lavoro: ecco come riconoscerla

Probabilmente in ufficio tutti hanno avuto a che fare con persone ipocrite, di molti generi: c’è quella che finge ammirazione e ci riempie di lodi inutili per poi sgravarsi da compiti sgradevoli affidandoli guarda caso proprio a noi: fallo tu, che lo fai meglio di tutti! Poi c’è chi, fingendo solidarietà e amicizia, agisce nell’ombra screditandoci in modo “soft”, allo scopo di guadagnare gradimento presso i capi. L’ansia di raggiungere posizioni di potere fa poi assumere all’ipocrita la maschera dell’osservatore neutrale ma competente che alla fine dà sempre l’appoggio alla persona con più potere o a quella che può assicurargli il trattamento migliore.

Sul lavoro l’ipocrita è spesso il paciere, quello trova argomenti buoni sia in quello che è stato espresso dalla persona A sia in quello espresso dalla persona B, così da rendersi simpatico e benvoluto da ambedue e conquistarsi una posizione di intelligente intermediario, cosa in genere apprezzata dai superiori. Della sua vera opinione, naturalmente, nessuno sa…

Ma la maggiore ipocrisia sul lavoro è forse quella agita dalle persone che detengono un elevato potere decisionale i quali, magnificando il valore dei collaboratori, li spronano verso obiettivi improbabili che richiedono sforzi immani, dichiarandosi disponibili e aperti a discutere con ognuno riconoscimenti e ricompense, senza che questo poi avvenga. Si tratta di un’ipocrisia di ruolo: la loro maschera è funzionale solo a raggiungere posizioni più gratificanti economicamente o di maggior potere e peso aziendali. Ma è anche ipocrisia sociale, quando tenta di dissimulare i veri pilastri su cui poggia qualunque azienda (mission al profitto e struttura gerarchica), fingendo che si tratti di una grande famiglia, dove tutti hanno un ruolo indispensabile….

Smascherare gli ipocriti, qualche consiglio

Se avete un dubbio circa il comportamento di una persona, una buona cartina al tornasole è far presenziare una persona terza (che non la pensa come voi) a un incontro con il presunto ipocrita: se lo è veramente si tradirà poiché non riuscirà a fingere con voi e contemporaneamente con l’altro, cercherà di rendersi gradito ad entrambe, magari profondendosi in complimenti fuori logo mentre è difficile dare ragione a due persone che hanno opinioni diverse e le sostengono apertamente.

Inoltre il linguaggio del corpo non mente: ad esempio l’ipocrita tende a nascondere le mani nelle tasche, il suo sorriso non coinvolge tutti i muscoli facciali ma solo la bocca mentre i suoi occhi sono mobili ma raramente guarda negli occhi l’interlocutore. Inoltre non appare rilassato ed i movimenti spesso affrettati o goffi. Se in difficoltà, attira l’attenzione su aspetti secondari come l’abbigliamento o il tempo, cerca terreni neutri di discorso, per evitare a tutti i costi di esporsi.

Ipocrisia, quanto fai male!

I danni che produce l’ipocrisia, il suo simulare e dissimulare continui sono ingenti: l’ipocrisia sociale rende il cittadino diffidente e meno pronto a rispondere ai suoi obblighi sociali e civili e alimenta un’insofferenza epidemica verso tutti coloro che, come in politica, si proclamano portatori di valori e di istanze che poi non rispettano affatto.  L’ipocrisia personale nell’amicizia è la finzione di uno scambio reciproco in cui l’ipocrita in realtà dà sempre meno in termini di disponibilità ed empatia. Nella coppia si mette in scena la commedia del marito o della moglie perfetti e disponibili che si trasforma in uno scambio di ipocrisie.

Il vantaggio dell’autenticità

Non per niente vengono particolarmente apprezzate le persone autentiche, quelle che riescono a mostrarsi per quello che sono, senza mascheramenti, il che non vuol dire imporre la (propria) verità ad ogni costo e sempre, ma evitare di dissimulare: non vergognarsi di quello che si è e non filtrare troppo le proprie emozioni o i propri sentimenti; sono quelle persone che mettono gli altri a loro agio perché con loro non occorre mettere in atto comportamenti difensivi stancanti e insoddisfacenti. Soprattutto, ci dimostrano che è possibile e vantaggioso essere sé stessi e che è possibile quindi amare, voler bene, lottare per raggiungere i nostri obiettivi anche senza sotterfugi mentali e senza sottoporre la nostra personalità alla maschera (di ferro) dell’ipocrisia e del perbenismo. L’ipocrisia è uno stressante sotterfugio infantile per procurarsi il dolcetto dell’accettazione e del possesso: alla lunga, non paga mai.

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