Tu
Vuoi essere apprezzato? Sii solo te stesso

La brama d’essere ammirato può spingerti a recitare un personaggio che non sei, nella convinzione che sia meglio di te: è una strada senza uscita, cambiala!

Lorenzo, 26 anni, scrive alla redazione di Riza Psicosomatica per superare un disagio che lo riempie di invidia e lo fa soffrire: “vivo in costante competizione con gli altri, soprattutto gli amici che frequento. Dopo un po’ che li ascolto, sento l’impulso irrefrenabile di dire qualcosa di interessante, di attirare le attenzioni altrui e di essere sempre il migliore, nel privato e nel lavoro. Così, vivo i rapporti come fossero gare ma essendo io uno di poche parole, finisco puntualmente per essere quello meno in vista di tutti, mi sento inferiore e ne soffro”. Lorenzo aggiunge che questo disagio lo porta spesso ad isolarsi dal gruppo per stare solo con la sua ragazza (con la quale non avverte il problema) ma, invece di sentirsi meglio, questo confine lo affligge, tanto da provare rabbia e gelosia al solo pensiero degli amici in giro a divertirsi. La smania di piacere a tutti i costi nasconde un profondo senso di insicurezza che induce Lorenzo a desiderare di essere diverso – migliore a suo giudizio - e di sicuro più brillante di quanto non appaia in compagnia. In questo modo trasforma ogni occasione "sociale" in una sorta di test dal risultato scoraggiante, trovandosi di volta in volta ad identificarsi con un ruolo e un’immagine di sé che non gli appartiene e che per tanto non gli riesce.

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Scopri chi sei rinunciando a imitare gli altri

È singolare il fatto che Lorenzo, nella sua mail, non faccia menzione di quale sia il suo lavoro o di altri aspetti personali, come possibili interessi, passatempi, passioni, abilità. L’impressione è che il suo obiettivo sia quello di primeggiare e basta. Vincere insomma, qualunque sia la "gara", come se questo di per sé fosse una nota di merito. Posto che farsi belli a parole non è mai edificante, per avere davvero l’attenzione altrui, come vorrebbe, non basta risultare spiritosi o brillanti, è necessario essere interessanti e soprattutto autentici; una qualità strettamente legata alla personalità intesa come capacità di affermare la propria natura sopra tutto e tutti, ossia di essere unici, originali, fedeli al proprio progetto e alle proprie inclinazioni. In questo senso, Lorenzo nel parlare di sé si limita a citare sentimenti come la rabbia, la gelosia, l’invidia che prova: “vivo male ogni critica o battutina contro di me ma godo se vengono fatte agli altri, provando quasi una sorta di piacere”. E, in tutto questo, lui dov’è? Oltre l’immagine di uomo brillante a cui aspira, lui dov’è? Che cosa desidera? Che cosa lo stimola? Cosa l’appassiona?                                     

Smetti di fare paragoni e ritrovi la serenità                                                                                                                 

Se Lorenzo si accorgesse di non esserci, di aver focalizzato l’attenzione su un obiettivo privo di sostanza e del tutto esterno a sé, al solo scopo di compensare le proprie insicurezze, scoprirebbe immediatamente che non c’è modo di ottenere quel che desidera senza impegnarsi in prima persona per essere qualcuno e, nello specifico, se stesso. I paragoni, in questo senso non sono di nessun aiuto, ognuno è ciò che è, ed è nella diversità che sta la vera ricchezza. Poiché non è possibile quantificare o confrontare le qualità dell’anima ma solo alimentarle, ciascuno secondo la propria inconfondibile natura, è evidente che nessuna classifica o eventuale primato lo aiuterebbe a sentirsi migliore. Quando Lorenzo rinuncerà a fare paragoni per rivolgere lo sguardo unicamente su di sé, per chiedersi chi è e che cosa vuole, ritroverà senz’altro la serenità necessaria a godere pienamente delle relazioni umane, senza più rabbie e gelosie. Libero di coltivare prima di tutto i propri talenti, si accorgerà che anche gli altri, adesso, lo apprezzano di più.

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