“Sentirsi inadeguati”: e se stessi frequentando chi non fa per me?
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“Sentirsi inadeguati”: e se stessi frequentando chi non fa per me?

Chi ha poca autostima, ogni volta che non si sente all’altezza degli altri, dà la colpa a se stesso: ma spesso il vero errore è frequentare le persone sbagliate

Aristotele, filosofo dell’antica Grecia, affermava che l’uomo è un “animale sociale” in quanto tende naturalmente ad aggregarsi con gli altri individui. Verissimo, ma a volte è tutt’altro che semplice relazionarsi con gli altri, anche con persone che si considerano amiche; questo è vero specialmente quando questa nostra convinzione è sbagliata o quando noi stessi ci sabotiamo non sentendoci all’altezza dei nostri interlocutori.

Ecco che cosa ci racconta Laura, una nostra lettrice:

«Da qualche tempo frequento un gruppo di mamme che ho conosciuto portando mio figlio a scuola. Ogni mattina andiamo insieme al bar a prenderci un caffè accompagnato dalle solite chiacchiere sui figli e sui mariti. So che alcune di loro sono diventate amiche e si vedono anche al pomeriggio. Io, invece, come al solito non riesco a farmi spazio e mi sento trascurata. Quando sto con la gente, a causa della mia timidezza mi faccio piccola e non riesco a essere popolare. Cosa posso fare?».

Nessuno è perfetto, quindi nemmeno gli altri…

Non è una scoperta: c’è chi nasce leone e chi passerotto. L’importante è stare bene nei propri panni e non cercare di essere quello che non siamo. Sentirsi in colpa per non essere come gli altri blocca le relazionimolto più della timidezza stessa, che di per sé è solo una caratteristica naturale come avere i capelli biondi o mori. Se però ti senti in difetto per il colore dei capelli, passerai il tempo a nasconderli, col risultato di non essere più visibile dagli altri, che non ti “snobbano” certo perché ti giudicano poco brillante: questa è una fantasia megalomane, nessuno passa il tempo a fare le classifiche, ognuno bada per lo più ai fatti propri. Lo fanno semplicemente perché sei talmente nascosta sotto una coperta di vergogna e di timori che nessuno può accorgersi che ci sei anche tu! Un modo per uscire dall’angolo senza imporsi inutili e controproducenti forzature (come ad esempio dirsi: “Ce la posso fare, mi devo impegnare allo spasimo!”; frasi che aumentano solo il senso di colpa), è osservare gli altri. Sposta l’attenzione dalla tua presunta e temuta imperfezione, e guarda bene come sono fatti gli altri, in silenzio. In questo modo il tuo parlar poco diventa qualità: avrai tutto il tempo per notare le caratteristiche altrui ne potrai trarre utilissimi suggerimenti. A quel punto al momento giusto, ti accorgerai di intervenire dicendo qualcosa di molto più appropriate di quanto normalmente ti capiti. In altri casi, l’osservazione ti farà rendere conto che queste nuove conoscenze, in fondo, non sono poi così desiderabili come amicizie e potrai scegliere persone più affini a te per costruire relazioni appaganti.

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Cinque tipi che è meglio perdere che trovare!

Parlare, confrontarsi o anche solo scambiare quattro chiacchiere con gli altri è spesso piacevole, utile e appagante. Esistono però alcune tipologie di persone da cui conviene stare il più possibile alla larga poiché, invece di farci stare bene, suscitano in noi malessere. Ecco cinque tipi che vi suggeriamo di evitare:

  • I logorroici: non importa cosa dicano gli altri, quello che devono dire loro è più importante, oltre che ripetitivo ed interminabile…
  • Quelli che ti vogliono cambiare: ti vorrebbero più sciolto, più fiducioso, più furbo, più… insomma diverso da te! Non ti accettano per ciò che sei e sono manipolatori di cui diffidare.
  • I primi della classe: se ti chiedono dove sei andato ieri, è solo per precisare che loro sono andati in un posto più bello. Sono convinti di essere i migliori in tutto e per tutto e non si preoccupano del fatto che questo implica porre gli altri in una posizione di inferiorità.
  • I criticoni: tutti sbagliano, nessuno fa la cosa giusta, invece loro sì che saprebbero cosa fare, ma nessuno li ascolta. Chissà perché…
  • I lamentosi: il loro cavallo di battaglia è un ininterrotto discorso lamentoso su quanto sono in crisi, ovviamente per colpa degli altri. Non si mettono mai in discussione: la causa di tutti i loro problemi è esterna, da attribuire o alle circostanze sfortunate o alle persone con cui hanno a che fare. Inoltre sono così abituati a crogiolarsi nei loro lamenti che ormai ne traggono gusto e non sarebbero disposti a rinunciarvi: è facile capire che non cambieranno, che qualsiasi vostro consiglio non sarà nemmeno preso in considerazione e che i loro discorsi continueranno nel medesimo modo all’infinito. Ha senso ascoltarli?
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