Tu

Cosa fare per superare il senso di solitudine

Quando ti senti solo, occorre accogliere la sensazione di solitudine senza alcun commento, ricordando questa emozione arriva per rinnovarti e aprirti a nuove strade

La solitudine ci spaventa. L’epoca in cui viviamo, del resto, associa automaticamente la solitudine all’isolamento: stare soli è diventato sinonimo di sconfitta e di depressione. Spesso persino la psicologia tratta la solitudine come un problema, eppure tutti siamo perfettamente consapevoli che l’amore, i figli, il lavoro, le sicurezze, le cose che possediamo non sono stabili, tutto è in divenire. Ecco che allora si finisce per vivere gli eventi sempre con un timore di sottofondo. Un timore che si percepisce chiaramente nelle relazioni: non appena qualcosa comincia a non funzionare, ci si agita e si va subito in ansia proprio perché si ha paura di rimanere soli, quasi che la solitudine fosse una malattia e portasse solo danni. Ma non è affatto così. La solitudine è un sentimento naturale, non un dramma esistenziale: se ben vissuto, può portare benefici inaspettati.

LEGGI ANCHETest: come vivi la soitudine?

La solitudine ci completa

La maggior parte di noi fatica a cogliere il vero significato e la forza della solitudine. Essere soli non significa affatto che ci manchi qualcosa, al contrario significa essere completi. Di cosa? Della pienezza che è in noi, la quale, se percepita, ci donerà uno stato di calma e di tranquillità che fa vivere bene. Ma questo benessere non si raggiunge attraverso la solitudine intesa come “stare da soli con i propri pensieri”, anzi è proprio la loro eccessiva presenza a impedirci di raggiungere quello stato contemplativo di cui ha bisogno il nostro cervello. Stare veramente soli vuol dire farsi abbracciare dal silenzio, lasciarsi andare, fino ad approdare a quel vuoto interiore che i Saggi chiamano “sostanza suprema dell’Essere”. Ma, chiede giustamente Miriam in una mail alla redazione di Riza psicosomatica, che cosa vuol dire lasciarsi abbracciare dalla solitudine?

Accogliere la solitudine

Miriam scrive: “Mi sento sola, ma non capisco cosa significhi accogliere la solitudine come voi suggerite, dal momento che io farei carte false pur di uscirne". Per rispondere, innanzitutto bisogna capire bene il significato della parola accogliere: accogliere vuol dire smettere di lottare contro le sensazioni che si provano e di indagarne razionalmente le cause. Non si deve perché è inutile, soprattutto si finisce per non considerare ciò che abbiamo di più importante, la nostra unicità, che si affaccia proprio attraverso i nostri stati interiori, solitudine compresa. Occorre quindi un cambio di prospettiva: se mi sento solo significa qualcosa "da dentro" sta cercando di esprimersi. Se la interrogo, la commento, la giudico e la combatto, finirò per diventare come tutti gli altri. Omologato. E allora sì che soffrirò davvero. Occorre invece percepire nel corpo questo senso di solitudine, perché il corpo ha tutte le risposte. Guardare la solitudine quando si presenta, non c’è nient’altro da fare.

LEGGI ANCHESe temi la solitudine finisci fuori strada

L'arte di non avere aspettative

Ok, si potrebbe obiettare, ma poi cosa ci si può aspettare che accada adottando un simile atteggiamento? Non certo quei cambiamenti attesi o, peggio ancora, desiderati dalla nostra mentalità corrente. In realtà i cambiamenti stanno già avvenendo senza che ce ne accorgiamo: mutiamo miliardi di volte e non ce ne rendiamo conto. Pensiamo per esempio al ciclo mestruale: dura ventotto giorni e provoca una serie di mutamenti infiniti nella donna. Ma poi torna al punto di partenza. Quando poi le mestruazioni finiscono, si entra in un nuovo ciclo. Una cosa, però, è certa: nel mutare delle cose, il volto, il corpo, quello stile e quel modo di essere restano unici. Ciascuno di noi esprime un’unicità. Non dovremmo tanto domandarci “chi sono?” quanto “chi sono adesso?”. A seconda dello sguardo che adottiamo potremo modificare profondamente il nostro destino: un conto è guardarsi al fine di controllarsi, e giudicarsi, tutt’altra storia è guardarsi senza scopo, lasciando che l’anima, come la natura, faccia ciò che sa fare perfettamente. D’altronde, non ci sogneremmo mai di seminare la rosa il venti di dicembre, o di aspettare il frutto della prugna a novembre....

Impara a osservare il tuo mondo interno

Occorre osservare, aspettare e, soprattutto, essere presenti. Noi siamo spesso troppo poco presenti alle emozioni ed è per questo che tutto diventa difficile. Occorre invece essere presenti al senso di solitudine quando esso arriva, alla malinconia quando compare. Perchè? Per rivolgere lo sguardo sull’interno, senza il pensiero. Così facendo, ciò che noi guardiamo fruttificherà dentro di noi, producendo degli effetti inaspettati. E’ come se con lo sguardo fecondassimo noi stessi. Tutto questo lo si può fareattraverso molte strade, e ognuno deve trovare la propria. È possibile ad esempio trovarla perdendosi in un’attività che si ama, nello sport o nel contatto con la natura: i pensieri sfumano, la mente diventa tutt’uno con le cose e tutto fluisce in modo perfetto. Anche l’immaginazione può essere un utilissimo strumento capace di riallinearci alla nostra interiorità. Ecco un esercizio immaginativo che può aiutarti a trasformare la solitudine da qualcosa che fa solo male in una sensazione positiva.

Supera la solitudine con questo esercizio...

Spegni le luci. Stai qua con la mente, presente… Chiudi gli occhi e prova a percepire un senso di solitudine profonda. Senti bene questo senso di solitudine. In che parte del corpo si riflette? Dove lo senti più forte? Metti su quel punto la mano destra. Ecco: adesso, in questo momento esatto, tu avverti il senso di solitudine. Lo senti bene nel punto del corpo in cui hai piazzato la mano destra. Senza spostare il braccio destro, porta la mano sinistra al volto: posa dolcemente pollice e medio sui due occhi, come se volessi osservare il tuo interno, guardare dentro la solitudine. Adesso dentro di te ci sono due percezioni: quella della mano che sente il punto del corpo in cui la solitudine si è sedimentata; e quella delle dita sugli occhi che ti permettono di avvertire nel buio e nel silenzio la solitudine. Adesso togli le mani, mettile lungo i fianchi, e prova a percepire il punto degli occhi dove c’è la solitudine, come se lo sguardo andasse a collocarsi lì sopra. Se stai attento avvertirai un profondo stato di tranquillità, di pace e di abbandono.

... Ti sentirai meglio senza sapere il perché

Adesso riapri gli occhi e riaccendi le luci. Il senso di solitudine è diventato presente in te, l’hai accolto. Hai lasciato che quello stato energetico potesse allargarsi e regalarti la sua energia, che è essenziale, come lo è quella dell’entusiasmo, della rabbia, della tristezza, della paura, della gioia. Ma bisogna che tu lo colga prima nel corpo, perché ogni emozione si irradia nel corpo. I nostri problemi non nascono dalle emozioni, ma dal fatto che combattiamo ciò che avviene spontaneamente, e complichiamo tutto. Accogliere i nostri stati interiori significa creare un rapporto positivo con questa profondità, la quale ci regalerà una sensazione di pienezza e di benessere psicologico dovuti alla percezione che non siamo soli proprio perché sostenuti dai contenuti del nostro mondo interiore.

TAG
SOLITUDINE
APPROFONDISCI
Riza Psicosomatica

È il mensile di psicologia che aiuta a occuparsi di sé per vivere bene e migliorare la qualità delle nostre relazioni.

CONSIGLIATO PER TE
Ritrova la tua unicità

Solo così puoi essere felice

AGGIUNGI UN COMMENTO
Vuoi ricevere aggiornamenti sull'argomento?
Iscriviti alla nostra newsletter
Test della settimana
Come vivi le tue paure?