Tu
Arriva il cambiamento? Non lasciarlo a metà

Quando nella vita si affaccia una novità, l'atteggiamento giusto è la disponibilità a mettersi in gioco: senza timori né entusiasmi eccessivi

Cambiare, rinnovarsi, evolvere. Parole che vengono usate spesso, a indicare come oggi vi sia una diffusa tendenza ad aumentare la propria consapevolezza e a favorire il dispiegarsi della personalità. Rispetto a qualche decennio fa sono forse centuplicate le attività (libri, video, corsi, incontri, tecniche, esperienze) che ruotano intorno al tema della trasformazione e del cambiamento individuale. I cosiddetti “cammini” o “percorsi” sono oggi tantissimi, al punto che spesso risulta difficile capire quale sia quello adatto alla specifica persona. In ogni caso la complessità dell’esistenza attuale, sommata a uno stile di vita che in molti casi allontana dalla propria indole, innesca facilmente le crisi personali che, a loro volta, stimolano una sana, necessaria voglia di cambiamento.

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Cambiamento: cominciare è facile…

Ma trasformarsi davvero richiede costanza. Perché da un lato iniziare un cambiamento, anche sulla spinta di una difficoltà, risulta abbastanza facile. La voglia di essere altro da ciò che si è stati fino ad ora e che è divenuto obsoleto; la voglia di esprimere di più di quel che si è riusciti ad esprimere; l’entusiasmo fornito già solo dall’idea di un viaggio interiore alla scoperta di un nuovo se stesso: sono tutti aspetti che donano alla fase iniziale di un rinnovamento una grande energia e pongono la persona nell’atteggiamento costruttivo tipico dello stato nascente. Dall’altro lato però, quando la spinta iniziale si esaurisce e ci si rende conto che non è sufficiente a portare a termine il processo di cambiamento, la situazione può complicarsi.

Il cambiamento vuole costanza

Ma con la psiche non si scherza: i suoi tempi non sono quelli della produttività sociale, o quelli di Internet. Non ci sono scorciatoie o trucchi, un reale approdo a un nuovo modo di essere, autentico e stabile, richiede dedizione: il risultato si ottiene solo come frutto di un lavoro applicato con intelligenza e per il tempo necessario. L’analogia forse più utile è quella con gli antichi fabbri. Essi prendevano un metallo (il ferro), informe o con una forma grezza e, attraverso una costante lavorazione, gli davano una forma nuova e ben definita. Ebbene, potremmo paragonare quel ferro alla nostra personalità che, caduta in crisi o bisognosa di rinnovarsi, viene così scaldata a livello psicologico, emotivo e comportamentale e diventa malleabile e disponibile al cambiamento.

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Ma gli serve anche la concretezza

Ma poi servono le martellate, cioè le azioni concrete nella vita reale - nuove azioni e comportamenti, nuovi interessi da portare avanti, amicizia rinnovate, gesti che prima non sapevamo o non volevamo fare, scelte che di colpo emergono spontanee - che rompano i vecchi schemi e ne aprano di nuovi. Fino a quando il ferro/personalità ha assunto la nuova forma che, raffreddandosi, può rimanere quel che è diventata. Il problema dunque è che oggi molti di noi, pur sentendo la chiamata a quello che Jung chiama “ampliamento della personalità”, si rifiutano di essere “psicologicamente fabbri”, cioè tenaci sulla via del cambiamento interiore. Perciò,entro breve tempo, si scoraggiano e rischiano di non portare a termine l’opera. Parola che non usiamo a caso: gli antichi alchimisti, pronipoti degli ancora più antichi fabbri mesopotamici, chiamavano “opera” il processo di lavorazione dei metalli che avrebbe portato alla trasformazione degli stessi ma anche della loro personalità. Ma cosa serve davvero per attuare il cambiamento?

Rinforzare la privacy

La trasformazione interiore, il cambiamento è un fatto privato. Anche se puoi avere voglia di condividere i vari passaggi, è bene parlarne il meno possibile, almeno fino a quando non si sono stabilizzati in te. Non sono argomento di conversazione, ma qualcosa di pratico, che agisce.

No allo sforzo, sì all’impegno

Una crescita psicologica, un cambiamento per essere reale, non può mai essere caratterizzata da troppi sforzi. Anche se presenta momenti difficili, la sua “colonna sonora” è meglio rappresentata dalla parola impegno. Questa implica una dedizione appassionata, dove momenti di giusta fatica si alternano e si fondono a momenti di entusiasmo e gratificazione. Se prevale una fatica di cui non vedi il senso, stai sbagliando qualcosa.

Trovare un nuovo assetto

Come capire che sei sulla buona strada? Non è difficile. Anche se la vita è una trasformazione continua, le fasi di passaggio devono concludersi. E possiamo considerarle concluse quando il nuovo modo di essere ci viene ormai spontaneo. Quando i comportamenti sono naturali, vuol dire che la personalità può esprimersi in modo consono alla tua attuale natura.

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