Coppia e amore

Amore non corrisposto: un’occasione per crescere

È un’esperienza che può capitare a tutti. Ecco cosa fare secondo la psicologia: accettare il rifiuto per evolvere. Se invece resistiamo e ci ostiniamo arriverà solo sofferenza inutile

Elisa scrive a Riza Psicosomatica, per raccontare il periodo difficile che sta passando per un amore non corrisposto sul lavoro. “Sono innamorata di un mio collega, non ricambiata. Lo conosco da pochi mesi, ma stando a stretto contatto in ufficio tutti i giorni si è creata una certa intimità: abbiamo un bel rapporto, ma io speravo in qualcosa di più. Lui rispecchia il mio ideale di uomo, quello che ho sempre sperato di conoscere, ma mi ha già detto che non crede potrà mai esserci qualcosa di serio tra di noi. Lui, proviene da un ambiente altolocato, ha studiato all'estero, è ambizioso e punta in alto. Mi fa sentire inferiore sia culturalmente che mentalmente, e non mi era mai capitato. Per questo non potrò mai averlo e mi fa male; solitamente sono una persona sicura e ottimista, ma questa volta non credo la situazione possa cambiare. Non voglio arrendermi, farei qualsiasi cosa pur di stare con quello che ritengo il miglior ragazzo che abbia mai conosciuto."

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Amore non corrisposto, cosa fare? Come smettere di soffrire? Come comportarsi? C'è una sola strada: arrendersi, cedere e cominciare a occuparci di noi. Occorre avere chiara una cosa: tutti gli incontri che facciamo hanno un senso, anche quelli che ci fanno star male come capita quando ci innamoriamo di qualcuno che non prova i nostri stessi sentimenti. Più spesso di quanto crediamo, sono queste esperienze a essere fondamentali per la nostra crescita: l'amore non corrisposto ci mette a nudo, costringendoci a fare i conti con noi stessi.

L'amore non corrisposto parla di te

Di quali aspetti stiamo parlando? Prima di questa esperienza, Elisa credeva di essere una persona sicura e ottimista e, come racconta, non le era mai capitato di sentirsi inferiore a qualcuno. Il rifiuto la fa disperare, sente che non potrà cambiare la situazione, ma non riesce ad abbandonare la partita. Sta resistendo, e per questo soffre, non per altro. A livello profondo, l'amore non corrisposto è un'energia che la sta portando a incontrare la sua ostinazione, il suo senso d'inferiorità, l'insicurezza. Serve a uscire dal guscio delle false certezze, ad abbandonare una visione unilaterale di se stessi. Quando ci percepiamo in un solo modo (ad esempio sicuri e ottimisti, oppure insicuri e fragili, è lo stesso), l'anima ci porta davanti al suo contrario, affinché sia possibile integrare quegli aspetti della personalità che non vogliamo vedere, che nascondiamo in primo luogo a noi stessi. Per Elisa, la posta in palio non è trovare la giusta strategia per conquistare quell'uomo, ma accogliere il dolore del rifiuto, così com'è.

Senza certezze puoi evolvere

La partita che Elisa deve giocare per capire come guarire consiste dunque nel percepire la sofferenzache prova, lasciandogli spazio, diventando cedevole. Il dolore naturale del rifiuto esiste e ha una funzione fondamentale: pulisce dalle scorie delle speranze, delle illusioni. Piangendo, trasformiamo queste tossine in una materia primordiale (lacrime fatte di acqua e sale) e ce ne liberiamo; è lo stesso meccanismo di pulizia che il corpo, a un altro livello, fa con le feci. Si tratta di una purga necessaria, che però non dura mai a lungo. Allo stesso modo, anche un amore non corrisposto non porta alla depressione, non è eterno, non dura per sempre. Se il dolore persiste e non riusciamo a dimenticare, è la nostra ostinazione a tenerlo in vita, e questo dolore non ha nulla di naturale, è un "prodotto" della mente. Se qualcuno non ci vuole, non ci vuole e basta: non accade perché l'altro è più ambizioso, più colto, più bello. Queste spiegazioni razionali portano fuori strada; se invece Elisa contemplasse il suo senso di inferiorità, si accorgerebbe ad esempio che la stessa ambizione che lei attribuisce a quel ragazzo vive anche in lei, accanto alla paura di non essere all'altezza. Il processo di idealizzazione compiuto sul collega (definito come l'uomo ideale) è un'altra tappa della sua liberazione: le persone ideali non esistono, sono costruzioni mentali figlie di certezze precostituite.

Liberati dagli ideali

Non c’è nessun ideale da raggiungere, nessun principe azzurro riottoso da conquistare, nella convinzione che solo lui potrà darci la vera felicità. Al massimo c’è un ritornare. Dove? Al nucleo più profondo di noi, fatto non solo di luci, ma anche di ombre. Per Elisa la mancanza di ottimismo, la frustrazione, la delusione che ora prova sono la chiave dell'evoluzione e della crescita. Ma perché sia possibile, deve transitare necessariamente dall’accettazione del rifiuto. Cedere a questo dolore significherà aver finalmente rinunciato a quelle certezze che, nella loro staticità, hanno finora impedito a Elisa di superare la delusione dell'amore non corrisposto.

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