Attacchi di panico
Il panico spazza via la forza artificiale

Gli attacchi di panico si intensificano quanto più mettiamo in campo una forza che non ci appartiene: contemplazione e naturalezza li fanno passare

“Ci scrive Lucrezia: La mia vita è cambiata in seguito agli attacchi di panico. Ho avuto il primo otto anni fa, poi altri, fino a qualche giorno fa. Mi hanno segnato profondamente; ho cercato in tutti i modi di  essere più forte, di resistere, ma è stato inutile. Riza afferma che devo accettare il panico, non combatterlo, ma io non capisco. Cosa significa?” 

Accettare gli attacchi di panico è come dire: mi capita una sfortuna, devo tenermela. Non si tratta di accettare, ma di accogliere. Lucrezia afferma: “Ho cercato in tutti i modi di essere più forte”. Ma il panico viene per renderci più deboli, viene perché siamo troppo forti, troppo ostinati! Il panico mi fa crollare? Io guardo il mio crollo senza volerlo cambiare. Questa è la sola cosa da capire: ciò che arriva da dentro, dall’anima, è sempre la cosa migliore. Ciò che produce la mente, che è esterna, superficiale, è sempre la cosa peggiore. Pensi forse che dentro di te ci sia un nemico che ti manda il panico per farti del male? Sarebbe un pensiero folle. La domanda giusta da farsi è un’altra: “Io, dove sto guardando? Che direzione ha preso la mia vita? Quale Lucrezia vuole farmi conoscere il panico?”. È il contrario di: “Non voglio il panico, come faccio a cacciarlo?”. 

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Guardare il panico, senza commento

Per veder tramontare gli attacchi di panico occorre solo una cosa: essere presenti, silenziosamente, a ciò che accade, quando accade. Occorre posare lo sguardo su quel che proviamo senza dirsi nulla. È molto diverso dire: “Devo cambiare le cose, devo fare uno sforzo per migliorarle”, oppure dire: “Guardo cosa succede, in silenzio”. Non occorre capire il problema, o risolverlo, ma osservarlo. Per quanto? Impossibile dirlo a priori, ma se io guardo la paura che arriva, la tristezza, il panico con l’intensità giusta, tutti questi disagi scompaiono da soli, nel momento esatto nel quale la loro funzione si è esaurita. Qual è la loro funzione? Riportarti a casa, restituirti la tua vita, la tua unicità. Nient’altro. È quello che sanno fare meravigliosamente i bambini piccoli: quando giocano, giocano. Quando devono scappare, scappano. Quando devono ridere, ridono. Quando piangono, piangono. Il pianto dura un minuto. Non dura otto anni, come facciamo noi: “Quella volta sono stata male, otto anni fa, da allora sono segnata". Il panico torna perché lo combatti. Devi spostarti sulla sua percezione, non sull’eliminazione.

Perché arriva il panico 

Quando si comincia a guardare in modo silenzioso, comincia a muoversi un processo, si comincia a vedere nel panico qualcosa che ti appartiene. Proprio così: il panico è la cosa migliore che hai, non la cosa peggiore. Contiene immagini che non vedi. È vita, deriva da Pan, il dio della natura selvaggia degli antichi greci. Perché la natura così? Per distruggere l’idea di Lucrezia che ti sei fatta: chi sei, come devi essere, qual è l’amore giusto e quello sbagliato, come devi comportarti per essere perfetta. Distrugge il controllo, distrugge l’idea che hai di guidarti e guidare la tua vita. È come se dicessi a uno spermatozoo: “Guarda che i bambini non si fanno così, si fanno come dico io”. Tu non sai dove devi andare, la tua Lucrezia interna lo sa…

Con l’immaginazione il panico sfuma

Chiudi gli occhi. Prova a immaginare che non esisti, che sei nel nulla. Adesso, cerca il panico. Cercalo in un punto del tuo corpo da dove può partire. Adesso, mettigli sopra la mano destra, dolcemente. Immaginati che da lì il panico incominci a salire. Lo lasci salire. Adesso, via via che il panico sale devi arrivare alla sensazione dolce di sentirti soffocare. Lasciati soffocare dolcemente e mentre sei in questo stato immagina, immagina una pianta che ti piace, con cui ti senti a tuo agio. C’è il profumo. Ci sono i fiori. Annusa. E lascia che il panico si svolga dentro di te. Adesso immagina quel vestito che ti sei messa tanto tempo fa e che ti piaceva da impazzire. Ora ci sei tu, il vestito, la pianta, e il panico che sale dolcemente dentro di te. Sei truccata come per incontrare un amante. Senti il profumo. Adesso il panico può andar via, lo puoi lasciare andar via…

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