Attacchi di panico
Attacchi di panico: se ti realizzi scompaiono

Chi si sforza di essere come “si deve” trascurando i propri talenti, rischia di cadere vittima degli attacchi di panico: si salva chi smette di cercare fuori

Molte persone passano una vita intera a inseguire invano una felicità e una realizzazione "esterne" e non si rendono conto che ciò di cui avrebbero davvero bisogno è sempre stato con loro. Anzi, dentro di loro. Si comportano come una pianta che, a un certo punto, volesse mettere radici in cielo. Impossibile, vero? Eppure gli esseri umani lo fanno e il prezzo da pagare sono ansie, malesseri e attacchi di panico. Per fortuna, diciamo noi. Fortuna? Proprio così: se non arrivassero questi malesseri, se gli attacchi di panico non ci costringessero a una riflessione profonda su noi stessi, forse continueremmo a comportarci come la pianta che vuole radicarsi in cielo... Ma cosa significa realizzarsi? Vuol dire arrivare a certe mete? Significa soldi, fama, successo? Tutte queste cose possono anche esserci, ma la nostra realizzazione non ha nulla a che vedere con "loro". Infatti, gli attacchi di panico colpiscono anche i belli, i ricchi, i famosi... No: realizzarsi significa estrarre i nutrimenti dal terreno che sei. Estrarre contro conquistare: una distinzione che i saggi di ogni tempo hanno indicato come base della vera realizzazione di sé.

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Il talento è il tuo scudo contro gli attacchi di panico 

Martina è una ragazza che per tanti anni si è sforzata di raggiungere traguardi. Invece di trovarvi la felicità, pare smarrita tra i vicoli ciechi dell’ansia, della disistima e degli attacchi di panico. Le sue mete non le ha scelte lei, ma i genitori prima e il fidanzato poi. Si è iscritta a giurisprudenza per non deludere la famiglia, ma segue le lezioni con il magone e non riesce a dare esami, eppure crede che sia suo dovere insistere: anzi, si è convinta che gli attacchi di panico le vengano come "punizione" per i suoi insuccessi accademici... Ma non basta: Martina frequenta certi ambienti per far contento il fidanzato, che pare più innamorato di una donna idealizzata che di quella reale. Non appena lei si discosta da quell’ideale, lui minaccia di lasciarla. Allora lei fa di tutto per correggersi ed essere all’altezza. Risultato: pensa di essere una buona a nulla, si tormenta, rimugina e si critica di continuo e gli attacchi di panico non fanno che aumentare. Soprattutto, non si accorge che la sua strada è sempre stata sotto i suoi piedi, anzi sotto le sue mani: da anni dimostra un talento incredibile per il disegno. La sua matita pare in diretto contatto con la sua anima, tutto quanto la attraversa si trasforma in magnifici disegni, spesso simbolici e misteriosi. Ma, suggestionata dai genitori, Martina pensa sia una dote di serie B, un inutile passatempo. Addirittura una psicologa, cui si reca per gli attacchi di panico, interpreta quei disegni come effetto di presunti traumi dell’infanzia. Il talento di Martina si blocca: per mesi non riesce più a disegnare.

Se ti ribelli ai diktat gli attacchi di panico svaniscono

La sofferenza che Martina prova non disegnando è tale che per una volta, non accetta quel che un'autorità (in questo caso la psicologa) le proponeva e decide di fare di testa sua. Sceglie una nuova terapista, che al contrario della prima le consiglia di disegnare liberamente, senza razionalizzare la propria arte. Disegna e disegna, perdendosi nella magia delle curve e dei colori. E inizia a mostrare i propri lavori, di cui una volta si vergognava. Gli amici ne sono entusiasti e qualcuno di loro le presenta un famoso illustratore. Oggi le sue illustrazioni sono sulle riviste di mezzo mondo... Che cosa ci può insegnare la sua storia? Che per stare bene nella vita occorre estrarre le nostre specificità innate: talenti, doti, inclinazioni, peculiarità. Se li lasciamo emergere dall’ombra possiamo maturare e fiorire in modo sempre nuovo, altrimenti diventeremo vittime del pensiero comune prima, della sofferenza (fino agli attacchi di panico) poi.

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