Ansia da prestazione: come riconoscerla
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Ansia da prestazione: come riconoscerla

L'ansia da prestazione non sempre riguarda una performance che dobbiamo eseguire, mentre a volte pensiamo che sia prestazionale un'ansia che ha altri significati...

Una lettrice scrive alla redazione di Riza Psicosomatica:

"Sono Michela, una ragazza di 28 anni: nonostante abbia una vita serena, da qualche tempo ho incominciato a vivere delle crisi di forte ansia che sembrano sparire per poi ritornare di nuovo, improvvisamente. In questi momenti entro in panico, l'ansia mi assale per tutta la giornata, facendomi stare davvero male. Poi grazie alla mia forza di volontà mi calmo e mi passa, ma so che non durerà. Riflettendo su questa mia problematica l'ho catalogata come un'ansia da prestazione: l'agitazione la sento nascere quando mi sembra di non riuscire più a compiere qualcosa che ho sempre fatto bene e per il quale ho sempre provato grande gioia. Premetto che sono sempre stata ansiosa e molto emotiva con la tendenza a preoccuparmi troppo e spesso per cose futili. Che cosa posso fare? Mi sembra di non essere più la stessa"

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Ansia da prestazione o resistenza al cambiamento naturale?

Michela non lo sa, ma le parole con cui chiude la sua mail racchiudono la soluzione al suo problema: no, non è più la stessa e va benissimo così. Il nostro apparato percettivo non è in grado di coglierlo, ma tutti noi cambiamo migliaia di volte nell'arco di una sola giornata. Numerosissime cellule nascono e muoiono ad ogni istante, e ciò significa che non siamo mai uguali a come eravamo, nemmeno dopo un ora. Non accorgersene ha a che vedere con i limiti delle nostre percezioni, ma anche con un mito duro a morire, quello della stabilità.

La stabilità, una chimera che apre le porte all'ansia

Se finora una cosa ci è venuta bene, dovrà essere così "per sempre" e allo stesso modo dovrà funzionare un amore, un'amicizia, un lavoro, un passatempo. La realtà non funziona in questo modo: se cambiamo continuamente, non c'è nulla di strano nel modificare gusti, tendenze, attitudini, sentimenti. Con ogni probabilità, quello che sta succedendo a Michela è proprio questo: sta evolvendo, in lei è in atto una trasformazione. Ma qualcosa dentro resiste, non vuole accettare i mutamenti in atto: ecco dunque arrivare l'ansia, l'agitazione, l'angoscia. In apparenza, in superficie, l'ansia che Michela prova sembrerebbe essere ansia da prestazione, ma a ben guardare non è così.

Se lotti con te stessa, arriva l'ansia

Quello stato di agitazione la coglie perché in lei c'è una lotta fra il nuovo che sta emergendo e il vecchio che non vorrebbe eclissarsi. Per molto tempo Michela ha fatto qualcosa (non ci dice cosa, ma non ha importanza) che la soddisfaceva; la faceva bene e con gioia. Poi, a un certo punto, le cose non sono più andate in questa direzione e sono cominciati i problemi di ansia, che non hanno a che vedere con la paura di non essere all'altezza, ma con un moto dell'anima che le sta dicendo che dovrebbe occuparsi di qualcosa di nuovo, di diverso, di altro rispetto a quel che ha fatto fino ad ora.

Se accetti di cambiare, l'ansia tramonta da sola

In altre parole, l'anima le manda l'ansia affinché Michela si arrenda, non si sforzi di far tornare le cose come erano prima (non accade mai), abbandoni quella serenità evidentemente fittizia dentro la quale si è rifugiata ma che non fa più per lei. Anche giudicarsi non l'aiuta: dice di essere sempre stata ansiosa e molto emotiva e di essersi sempre preoccupata di cose futili. Queste affermazioni fanno male all'anima e non sono nemmeno vere: l'ansia è uno stato transitorio e non ha a che vedere con quel che in apparenza la provoca (ovvero le cose "futili"). Al contrario, l'ansia è un messaggio preciso che l'anima ci manda per farci superare i conflitti interiori e "diventare" la persona che già siamo. Michela non deve far altro che assecondare quel che prova, accogliere le novità che stanno arrivando nella sua vita e abbandonare quelle sicurezze e quella serenità "di ieri", che oggi, con evidenza, non fanno più per lei.

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