Ansia
L'ansia da prestazione si supera così

Questa forma di ansia emerge quanto ci sentiamo in obbligo di raggiungere a tutti costi le mete prefissate ma qualcosa ci frena: occorre mettersi in ascolto...

Quando si guarisce da un disagio psichico? Quando mettiamo da parte i modelli e le opinioni che abbiamo di noi stessi e impariamo ad accettare i lati di noi più fragili e deboli. la storia "clinica" di Vania è perfetta per comprendere come questo valga anche per l'ansia, in particolar modo per l'ansia da prestazione.

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Con l'ansia, il corpo parla 

"Mi chiamo Vania, ho 23 anni, sono una studentessa di economia e quest’anno dovrei cominciare l'ultimo anno. Le cose non stanno andando come vorrei: finora ho dato solo la metà degli esami che avrei dovuto, con una media che non mi soddisfa. Quello che mi fa più rabbia è che mi impegno, studio e ripeto sino alla nausea, vado dai tutor e mi dicono che sono da 30, poi il giorno dell’esame non riesco mai a dare il meglio. Durante gli esami è come se il mio stomaco fosse annodato e sudo freddo, dire che ho l'ansia è poco. Non capisco perché il mio corpo risponde così, non ne ho motivo visto che ogni volta vado agli esami molto preparata! Come se non bastasse, mi sento molto in ansia quando espongo un argomento di fronte al docente, dentro di me non mi sento mai abbastanza preparata, nonostante studi giorno e notte. Sto cominciando a sentirmi incapace e una nullità per questo. Che osa posso fare?" 

Sentirsi incapaci genera ansia

La psicoterapeuta che legge il racconto decide di prenderla in cura e così un giorno Vania si presenta nel suo studio. È una bella ragazza, vestita con stile e con il trucco giusto, e per prima cosa afferma che nella vita fuori dall’università si sente a suo agio, la facoltà che ha scelto la soddisfa pienamente, il problema sorge solo agli esami. "Quello è l’unico contesto della mia vita in cui mi sento insicura, in ansia. Per il resto sono una ragazza estroversa, aperta alle novità, sono curiosa, viaggio spesso da sola. So che ho scelto la facoltà giusta". Se tutto questo è vero, perché tanta ansia? Il suo racconto prosegue: "In questi giorni mi sono ricordata di come le scuole elementari e le medie siano state una tortura! I miei si erano trasferiti in Italia dalla Slovenia e io ho dovuto imparare in fretta l’italiano. Sia la maestra che la professoressa di italiano delle medie mi hanno spesso derisa dicendo che parlavo male l’italiano. Però con i miei compagni giocavo, scherzavo e tutti capivano le mie parole.. Tutto questo mi ha fatto sentire sempre incapace e piena d'ansia a scuola". 

Superare il passato placa l'ansia 

Ecco riemergere un demone che non l’ha mai abbandonata e che la blocca e la rende insicura e le produce ansia... Il compito della psicoterapia è far cessare la lotta interiore tra la parte debole e ferita dal passato (che voleva comprensibilmente scappar via e che per questo si presentava come ansia) e quella che vuole dimostrare di essere forte e nega cittadinanza alla prima. "Proviamo a guardare questa piccola Vania che si è sentita umiliata tante volte e che anche ora, agli esami, ha paura di fare brutta figura. E poi lasciamo emergere, magari anche cinque minuti prima dell’interrogazione, l’immagine della “Vania forte”, che è precisa e profonda in quello che ha studiato. Ora non deve scegliere tra le due, lasci che le due Vania diventino due lati di lei, nei vari momenti della giornata. Di fronte al professore però manderà la Vania sapiente! Pensa di potercela fare?". "Vania, dopo questa seduta, interrompe la terapia, ma  dopo tre mesi ricontatta la psicologa  e ha una voce felice: "Dottoressa, ho superato due esami difficilissimi prendendo 30 e 29! Non so come ringraziarla, anzi è la “Vania debole” che la ringrazia!" 

Accetta le tue contraddizioni e supererai l'ansia 

La tecnica suggerita è finalizzata a far uscire da una situazione mentale bloccata e a far entrare, attraverso il mondo dell’immaginario, in una dimensione fuori dal tempo e dallo spazio, dove le energie possono trasformarsi e incontrare il loro opposto. Accade allora che accanto alla Vania che non sa parlare e che non sa muoversi, si affacci quella colta e sicura di sé, che realizza i suoi obiettivi. Accettare la loro compresenza, imparare a vivere la contraddizione ha permesso alla paziente di rompere finalmente le catene di quell'ansia paralizzante.

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