Ansia della pulizia: il segnale di un malessere profondo
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Ansia della pulizia: il segnale di un malessere profondo

Le persone che puliscono ossessivamente stanno in realtà compiendo un rituale per far riemergere lati della loro personalità troppo a lungo celati: scopri perché

Il mondo, almeno nell’emisfero occidentale, non è mai stato tanto pulito e ordinato come oggi. Molto spesso ci lamentiamo della sporcizia che troviamo nelle strade delle nostre città, ma se potessimo fare un viaggio nel tempo e tornassimo indietro di qualche decennio (per non dire di qualche secolo), probabilmente faremmo fatica a credere ai nostri occhi. Per millenni, gli uomini hanno convissuto pacificamente con lo sporco e con il disordine, ed è ancora così in molte parti del mondo; le abitazioni private non sfuggivano a questa regola.

Leggi anche: cosa nasconde l'ansia del pulito e dell'ordine

Ansia delle pulizie: un’ossessione che rovina la vita

Igiene e pulizia, insomma, sono conquiste della modernità, un’evoluzione certamente importante che ha contribuito non poco al miglioramento delle condizioni materiali di esistenza e alla salute di milioni di persone. Potremmo quindi essere felici e appagati, eppure, per molte persone non è così: mai come oggi siamo ossessionati dalla ricerca della pulizia e dall’ordine e a molte persone sembra di non riuscire mai a pulire abbastanza. In certi casi, l’ossessione del pulito è tanto potente da incidere significativamente sulla vita sociale….

La razionalità non spiega l’ansia delle pulizie

Per comprendere la natura e l’origine di  questi comportamenti ossessivi non basta evocare come giustificazione un naturale bisogno di ordine e pulizia; qui andiamo oltre e ci sono delle motivazioni più profonde. Uno dei problemi più significativi del mondo contemporaneo è proprio la perdita della dimensione rituale, che non trova più spazio nella vita quotidiana se non all’interno di cerimonie religiose, spesso ridotte a pura forma. Il predominio della razionalità e della scienza, che svelano le realtà nascoste dietro ogni fenomeno, e il contemporaneo declino della fede come possibile spiegazione del mondo, hanno relegato i riti nella “pattumiera” della storia. Perdere i riti significa privarsi delle radici e ritrovarsi quindi senza ancoraggio al terreno, in balia delle intemperie. Paradossalmente ci pensano i disagi a restituirci, pur in una forma deviata, quei rituali di cui con superbia vorremmo liberarci. La chiave di lettura più efficace per comprendere il senso di un fenomeno come la mania dell’ordine e della pulizia sta proprio nella natura ritualistica con la quale le persone vivono quest’ansia: in realtà non puliscono lo sporco sul pavimento, non ordinano l’armadio o la libreria, ma compiono un gesto ossessivo, ripetitivo e sfiancante che contiene tuttavia, ben nascosta e perciò difficile da comprendere, la forma degli antichi riti, di quei gesti privi di scopo apparente, attraverso i quali gli uomini di un tempo riempivano di senso le loro esistenze…

Articolo tratto dal nuovo libro di Andrea Nervetti “Vinci l’ansia delle pulizie”, disponibile in edicola oppure qui.

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