Le mete obbligatorie generano ansia
Ansia

Le mete obbligatorie generano ansia

A volte l'ansia è "figlia" di una cultura della prestazione che non ci fa godere nulla; come evadere da questa prigione psicologica che troppo spesso costruiamo con le nostre mani...

Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra meta. Un discorso che dovrebbe esser valido anche per il grande viaggio che è la vita di ognuno; purtroppo non è così e l'ansia è qui a confermarlo.

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Se inseguiamo sempre mete obblibatorie l'ansia aumenterà

Nell'odierna cultura della prestazione, l'atteggiamento da "viandante" si perde sempre più, lasciando il posto a una fretta intransigente per la quale, una volta che si è raggiunto un "traguardo" (un risultato professionale, uno stato sociale o familiare, un acquisto desiderato...), non si riesce a goderlo e ad apprezzarlo perché subito la mente ne produce un altro, e poi un altro ancora. Puntuale ci assale l'ansia: se in superficie sembriamo molto attivi e dinamici, nel profondo sappiamo che la vita vera non si muove di un passo e l'ansia puntualmente ce lo ricorda.

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Se non stai nel presente l'ansia trionfa

Molte persone vivono così, senza mai riuscire a fermarsi sui buoni risultati ottenuti e in perenne ansia verso "qualcos'altro". In tal modo la felicità diventa impossibile, perché si trova sempre più avanti di dove si è, e al suo posto compare appunto quest'ansia intensa, mascherata ai propri stessi occhi da "tensione vitale", da "ambizione" e da "forza di volontà". Non è solo ansia da prestazione, ma incapacità ad abitare il presente. Risolverla è possibile, ma bisogna volerlo, aiutando il cervello a sciogliere questo radicato meccanismo.

La natura ti aiuta per superare quest'ansia

Appena ti è possibile organizzati in modo da poter vivere a stretto contatto con la natura qualche giorno, senza occuparti delle attività consuete, neanche telefonicamente. All'inizio l'ansia crescerà un po', poi le forze naturali prevarranno e porteranno il cervello a stare nel presente. Ciò cambierà il tuo sguardo su te stesso e sulla realtà.

Se sosti e contempli, l'ansia se ne va da sola

Questa continua rincorsa che genera ansia nasconde la paura di fermarti e incontrare te stesso. Abituati a dedicare, ogni giorno, una piccola finestra del tuo tempo per non fare assolutamente nulla o, se la cosa ti pare impossibile, per fare cose senza alcun fine immediato, cioè non per ottenere un beneficio o un risultato, ma del tutto fini a se stesse, attività motivate solo dal piacere immediato che farle ti procura.

In questo modo, piano piano, insegni a te stesso che sostare è importante quanto procedere, che l'ozio è utile quanto l'efficienza, perché solo così inizi a godere dei risultati ottenuti e il rischio di guardare indietro e vedere il vuoto di senso scomparirà. E con lui, l'ansia.

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