Dipendenza affettiva: come superarla
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Dipendenza affettiva: come superarla

Dipendenza affettiva: come uscirne? Chi ne soffre pensa sia impossibile ma è una solo una convinzione errata: in tutti esiste una forza "indipendente" che chiede solo di poter emergere

Dipendenza affettiva cause e sintoni

"E adesso che sono da solo, come farò?", "Ho bisogno di persone su cui poter contare", "Per fortuna che c’era lui, se no chissà come avrei fatto!" e via dicendo. Sono solo alcune delle espressioni tipiche di chi è vittima della dipendenza affettiva e vive se stesso come fragile, bisognoso di “appoggi” esterni, non autosufficiente a livello emotivo. Una percezione di sé che obbliga chi la vive a stabilire dei rapporti di forte dipendenza psicologica da altre persone.

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Le cause di una simile percezione di sé (esistono la dipendenza affettiva maschile e la dipendenza affettiva femminile) possono essere tante, ma certo si tratta di un disagio con caratteristiche che limitano fortemente la libertà di scelta e di azione e che inquinano la qualità sia della vita della persona e le relazioni con le sue “figure di riferimento”. Ma questa fragilità così limitante può svanire davvero, se siamo disposti a "sperimentare" un altro sguardo su noi stessi. Come si cura la dipendenza affettiva? Come uscirne? Per prima cosa riflettendo su un fatto paradossale, esistono delle occasioni nelle quali chi soffre di dipendenza affettiva si dimostra inaspettatamente forte e indipendente.

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Come uscire dalla dipendenza affettiva

Proprio così: le persone che si considerano più fragili, dipendenti e bisognose spesso sono proprio quelle che nei momenti più difficili si dimostrano forti e determinate. Ad esempio dover prestare soccorso, restare lucidi quando qualcuno ha seriamente bisogno, offrire presenza e aiuto in condizioni anche molti impervie. Situazioni che hanno solitamente due caratteristiche significative.

  • Sono estreme e urgenti, cosa che fa dimenticare alla persona che soffre di dipendenza affettiva di essere fragile e la fa dunque agire per come è davvero e non per come pensa di essere;
  • Riguardano gli altri, cosa che consente alla persona di mettere la sua esperienza di “fragilità” al servizio di chi soffre e di chi ha bisogno: chi meglio di loro può comprendere il disagio?

Se la dipendenza affettiva è figlia di un idea sbagliata di sé stessi

Esistono situazioni reali nelle quali il cervello dell’insicuro produce una "chimica" della sicurezza, della forza e dell’autonomia. Non è un segreto che chi soffre d’ansia o di panico non ha mai una crisi davanti a una persona che a sua volta ha un attacco di panico: anzi, lucidamente la aiuta a superare quel momento, diventando per lei un forte punto di riferimento. Ciò dimostra che la dipendenza affettiva e l'attaccamento che ne consegue sono solo un idea, un modo in cui nel tempo abbiamo imparato a guardarci, uno sguardo deviato prodotto in altri tempi da un’altra coscienza, più fragile. Appena si abbandona quell’idea, l’autonomia sgorga con la sicurezza dell’energia vitale.

Non crogiolarti nella dipendenza affettiva

Purtroppo le esperienze di forza e autonomia che la persona fa in condizioni “estreme” non “sedimentano”, non creano un’autostima stabile: non bastano a cambiare un modo di essere. Anche perché in questo come in ogni disagio c’è comunque una sorta di comodità e di compiacimento. Ognuno si sceglie i suoi riferimenti: c'è sviluppa la dipendenza affettiva dai genitori, dalla madre, dal padre, dai figli, chi dai fratelli maggiori, dal partner, dagli amici, dai maestri, dal guru di turno o dal terapeuta, che diventano così, volenti o nolenti “salvagente” àncore, appoggi, appigli, guide o stelle polari per vite che non hanno imparato a esistere sulle proprie gambe. Occorre perciò un “lavoro attivo” su se stessi che cambi le cose, perché il cervello - che sceglie sempre la cosa che trova più comoda, o la meno dispendiosa - lasciato a se stesso continuerà al solito modo.

Alla scoperta della forza innata che fa tramontare la dipendenza

Se decidiamo di cambiar rotta dobbiamo essere consapevoli che all'inizio occorrerà un certa volontà e costanza. Sembrerà certamente difficile pensarsi più forti, ma in realtà non si tratta che provare: non è vero che ci vogliono anni per liberarsi da questa idea di se stessi. Possono bastare pochi momenti di autonomia vissuti consapevolmente per fissare in noi la percezione della nostra naturale capacità di stare al mondo e della nostra forza innata.

Le cose da fare se dipendi troppo dagli altri

  • Fai qualcosa da solo: ricavati momenti e spazi in cui non è presente la persona a cui di solito ti appoggi.
  • Non "spostare" la dipendenza affettiva. Nel creare ambiti solo tuoi stai attento a non riproporre il solito schema: tu che ti appoggi a un’altra figura “forte e carismatica”.
  • Riscopri i tuoi interessi: ci sono cose che appartengono al tuo talento, vecchie passioni da ritrovare oppure nuove da scoprire. Sii disponibile e curioso.
  • Fa ciò che ti piace: nello sperimentarti come “persona singola”, senza “stampelle”, fai cose che ti appassionano. Il tuo cervello attingerà a un’energia capace di ampliare i suoi limiti.
  • Via i sensi di colpa: se per anni ti sei appoggiato a qualcuno - che dunque era disponibile - potresti sentire di tradirlo se non ti appoggi più. Non importa: scoprirai se ti vuole bene o se il tuo bisogno di lui serviva alla sua autostima.
  • Se necessario, fatti aiutare da un professionista: la psicoterapia è a volte la strada giusta, a patto che non diventi... una nuova dipendenza!
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