Le convinzioni assolute creano blocchi emotivi
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Le convinzioni assolute creano blocchi emotivi

Chi è vittima di un blocco emotivo vive troppo in superficie, pensa in continuazione e non si accorge di legarsi da solo a zavorre pesanti: ecco come liberartene

Le convinzioni, specialmente quelle su noi stessi, sono zavorre che appesantiscono l'esistenza lasciandoci con la sensazione di essere naufraghi in balia delle onde. Accade ogni volta che la vita non va nella direzione attesa, smentendo le certezze che la mente costruisce nel tentativo di dare un ordine prevedibile al corso delle cose. In tutti questi casi, accade di sentirsi paralizzati in un blocco emotivo: non sappiamo come reagire, quale direzione prendere.

È quel che capita a Federica, 29 anni, che scrive alla Redazione di Riza Psicosomatica per chiedere un consiglio.

Sto vivendo un momento della mia vita in cui mi sento paralizzata, non riesco a prendere decisioni. Credo di aver rovinato la relazione con il mio uomo a causa del mio carattere. Siamo stati insieme un anno e mezzo e ci siamo lasciati poche settimane fa perché lui non sopporta più le discussioni su tutto. Solamente ora mi accorgo di aver avuto degli atteggiamenti esagerati. Ma cos'ho dentro? Paura di amare? Paura di avere una relazione? Bisogno di controllare le cose come voglio? Non capisco...

Blocchi emotivi: perché arrivano, come affrontarli

Federica sta vivendo un momento difficile e come spesso accade, la sua mente è un tourbillon d'interrogativi incalzanti. Una relazione importante si è interrotta e lei si sta addossando tutte le responsabilità dell'accaduto. Come se gli amori finissero per "colpa" di qualcuno. Non è mai vero: una relazione si chiude se non c'è più attrazione, se il fuoco che l'alimenta si esaurisce, se l'abitudine prende il sopravvento sulla curiosità reciproca, non certo se si litiga, anche aspramente. Ma Federica ha già trovato un colpevole: è il suo carattere, il suo brutto carattere, il suo essere sempre esagerata. Tutto chiaro? Per nulla: un attimo dopo, eccola mettere in campo altri possibili colpevoli della rottura sentimentale. Sarà dunque la paura di amare, o il timore delle relazioni, o un bisogno ossessivo di controllo? Quel che sappiamo con certezza è che Federica è bloccata e nessuna di queste ipotesi l'aiuta a star meglio...

Se credi di dover migliorare, il benessere si allontana

Ecco come continua la sua e mail: "Lo so, devo migliorare qualcosa di me, mettere sotto chiave la mia rabbia. È possibile eliminarla completamente? In questo momento penso di amarlo ancora e vorrei tornassimo assieme. Ci sentiamo spesso e ogni tanto ci vediamo, ma non è più come prima. Non bastasse, studio ma non riesco a dare esami da un paio di anni. Per trovare nuovi stimoli sto cercando un lavoro che mi dia soddisfazioni, ma non lo trovo. Non capisco il mio blocco. Come uscire dal tunnel?"

Se vuoi essere padrone della tua vita, lascia che scorra

Sono due i problemi che paralizzano Federica: le sue certezze assolute e il suo sguardo perennemente rivolto al mondo esterno. Occorre sapere che nel profondo, nel mondo inconscio tutte le emozioni e tutte le caratteristiche di personalità incontrano il loro contrario. Non così nel mondo cosciente, nel territorio della razionalità, che è un "luogo psichico" caratterizzato dall'unilateralità. Nella superficie io sono rabbiosa, oppure troppo morbida. Sono passionale o la contrario fredda, sono forte oppure fragile. La mente non ammette contraddizioni: o sei così o sei cosà. Quindi se sei rabbiosa non va bene e devi migliorare. Nulla di più falso: la psiche umana è molto più complessa di queste semplificazioni e qualcosa in noi agisce sempre per riequilibrarci. Il problema non è certo la rabbia, un'emozione presente in ognuno. Il problema è che lei non la vuole e così ne rimane vittima. Se cominciasse a percepirne bene la presenza senza giudicarla, si accorgerebbe che non è sempre rabbiosa, che la abitano anche sentimenti opposti, e che la rabbia, se c'è, ha una sua ragion d'essere, anche se a volte non è chiaro.

La percezione che scioglie i blocchi emotivi

Percepire la rabbia significa entrare in un nuovo rapporto con questa emozione, un rapporto che lasci fuori il giudizio morale, del tutto fuorviante. Ma la percezione che Federica deve far scendere in campo riguarda soprattutto il suo rapporto con il mondo interiore. Federica è tutta proiettata fuori: sarà felice se tornerà assieme al suo fidanzato (anche se scrive che le cose non sono come prima), se riuscirà a terminare l'Università o a trovare un buon lavoro. Se credi che la tua realizzazione possa dipendere dal mondo esterno, sei fuori strada. Qualcosa da dentro sta bloccando Federica e lo fa perché lei finalmente si dia ascolto, si percepisca, la smetta di giudicarsi o di cercare spiegazioni superficiali ai suoi malesseri. La sua anima le chiede di essere ascoltata, non ammaestrata. Tutto il lavoro che deve fare la nostra amica lettrice è guardarsi dentro e prendere atto, senza dirsi cosa deve fare o dove deve andare. Nessun blocco emotivo resiste ad uno sguardo autenticamente consapevole, il solo atto capace di chiarire pienamente quale direzione far prendere alla nostra vita. Noi non sappiamo quale sia, e nemmeno Federica lo sa, ma la sua anima sì e senza troppi sforzi la condurrà verso il suo destino, che nessuno ancora conosce...

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