La mia bambina vuole sempre e solo me: che faccio?
Vita in famiglia

La mia bambina vuole sempre e solo me: che faccio?

Non c’è da stupirsi se un piccolo vuole solo la mamma, si tratta di un fatto naturale che alcuni bambini manifestano con più forza: cosa è meglio fare

Ci scrive Gaia, mamma di Veronica: “ La mia bambina ha 3 anni e mezzo e vuole stare sempre con me. Quando ho ripreso il lavoro, la piccola aveva quasi un anno, ma io dovevo uscire di nascosto, prima che lei si svegliasse, altrimenti non riuscivo neppure a vestirmi. Oggi si è abituata al papà che la porta a scuola, all’asilo e alla tata, ma non appena rientro a casa mi si attacca letteralmente addosso e mi rende impossibile occuparmi di altro che non sia lei. Mi segue ovunque: in cucina, in camera, persino in bagno, e se devo uscire per fare la spesa e lei deve rimanere a casa… Ho l’impressione che mio marito ne soffra e io sono sfinita dal dover gestire questo suo atteggiamento e anche preoccupata: mi chiedo se è normale e se passerà.”

Non c’è niente di cui stupirsi… Bisogna considerare che, simbolicamente, la madre rappresenta la terra, il nutrimento, le radici. Un bimbo è cresciuto per 9 mesi nell’utero materno, era radicato lì dentro e ora, anche se la situazione è comprensibilmente cambiata, cerca e fa di tutto per trovare nella madre analoghi riferimenti. Non importa se poi crescendo, con il passare degli anni, con la madre si discute, si litiga, ci si confronta e, a volte, addirittura non ci si parla perché non ci comprende più: è sempre la madre.

Maschile e femminile, due universi a confronto

La madre, e anche la nonna, entrambe nella linea del femminile che nutre e alleva, rappresentano il ramo matriarcale di riconoscimento, sono come il solco della terra in cui sono stati depositati i semi che da lì iniziano a crescere… La figura paterna è una figura culturale, costruita, su cui abbiamo “ricamato” artificialmente e psicologicamente, fin troppo. Emancipazione, parità dei diritti, la donna che lavora come un uomo, il mammo, il casalingo sono pensieri frutto degli ultimi decenni: alcune conquiste sono senz’altro giuste, ma non c’entrano con la realtà cerebrale. Al padre, in quanto maschile, manca completamente la “chimica” necessaria ai primissimi anni di vita del bambino: si tratta di una prerogativa materna

Quando stiamo con lui, siamo con lui

Comprensibile la difficoltà della gestione delle attività quotidiane con la “piccola zavorra” addosso, ma consideriamo che si tratta di faccende domestiche. Chiediamo aiuto per queste, quando possibile, e occupiamoci del bimbo che evidentemente ha bisogno di avvertirci più vicini. Non c’è niente di peggio, a livello emotivo, che avere accanto una mamma distratta da mille altri pensieri.

Mantenere le promesse

Se gli diciamo che ci troverà al suo risveglio (pur sapendo che andremo via prima), quando non ci vedrà sarà una delusione fortissima. Forse avremo l’impressione di aver salvato la situazione, ma corriamo il rischio di minare la fiducia e di renderlo più insicuro. Meglio non dirgli niente e accompagnarlo dolcemente al sonno…

Non cedere a ogni sua richiesta

Riconoscere e accogliere le sue esigenze è fondamentale, ma non bisogna lasciare che siano lui o lei a definire la routine quotidiana. Ogni volta che serve abituiamolo a stare anche con altre persone come la nonna, la zia, la tata e anche il papà: è questo che gli consentirà di stabilire un attaccamento sicuro e imparare che ogni volta che andiamo via, poi, torniamo.

Per il papà: trasformare la difficoltà in risorsa

Il comportamento che mette in campo il piccolo è, come abbiamo visto, naturale e, generalmente a quest’età, non è niente di personale nei confronti del papà. Facciamo in modo che questa sia solo una fase passeggera: cerchiamo di sopportare la frustrazione e di essere, malgrado qualche rifiuto, una figura presente nella vita del piccolo organizzando qualche attività “a due”. È un modo per entrare nel mondo dei figli, con delicatezza, e imparare a conoscersi reciprocamente.

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