Adolescenti
Cattive compagnie? Alt ai giudizi affrettati

A volte gli  amici che non piacciono ai genitori riflettono solo la voglia di non uniformarsi alle regole degli adulti e trovare il suo modo di essere nel mondo

Ogni adolescente, può esserne attratto, per motivi non sempre stupidi o superficiali. Cosa possono fare i genitori? Per prima cosa controllare le proprie paure e verificare bene se sono giustificate o meno. L’adolescenza è un periodo della vita durante il quale le amicizie diventano fondamentali ed è giusto che i ragazzi le “scelgano” in base a loro criteri, spesso diversi da quelli degli adulti. Va poi detto che in questo periodo diversi amici svolgono differenti funzioni. Per questo molto spesso esiste l’amico con cui studiare, quello con cui parlare, un terzo con cui divertirsi, un quarto da emulare. Cosa fare allora se i nostri figli cominciano a frequentare qualcuno che ci sembra poco raccomandabile? Anzitutto è bene conoscere che cosa li affascina. Poi sapere che tali frequentazioni sono funzionali alla loro maturazione e che proprio per questo nella stragrande maggioranza dei casi prima o poi le abbandoneranno. Infine, qualche regola ad hoc…

 

Le ragioni degli adolescenti

 

Amicizie che fanno sentire più grandi…

Gli adolescenti – fra gli 11 e i 15 anni – non sono ancora adulti, ma vorrebbero tanto esserlo. Frequentare qualcuno che dice o fa cose “da grandi” – serve loro per affrancarsi dal bambino con cui non si identificano più.

 

..che danno sicurezza

A quest’età gli adolescenti vivono grandi incertezze: vedono il loro corpo cambiare velocemente, (ri)scoprono l’altro sesso, le loro opinioni cambiano un giorno con l’altro. Cercano aiuto nell’amico che più gli ispira forza e sicurezza…

 

Servono a “smarcarsi” dagli adulti

Gli adolescenti cominciano a formare proprie opinioni sul mondo mettendo in discussione quelle dei genitori. Anche per questo sono attirati da personaggi che sembrano incarnare modi di essere “ribelli”, contrari a quelli che i grandi promuovono e apprezzano di più.

 

Li aiutano a trovare l’unicità

Un pensiero fisso sembra occupare la mente di molti adolescenti: ‘”io non sono più la brava bimba/il bravo bimbo di mamma e papà. Posso anche essere cattivo”. A tanti genitori non piacerà, ma conoscere queste parti di sé è indispensabile a un processo di crescita armonico.

 

Le paure dei genitori

 

Le bravate

Cattiva compagnia o meno, gli adolescenti sono attratti dal rischio come rito del coraggio, dal gesto forte fine a se stesso. È una sorta di rito di iniziazione che segna il passaggio dall’età infantile a quella adulta.

 

Il consiglio: uno stop deciso

Mille raccomandazioni, consigli, prediche non servono. La risposta migliore, se venite a sapere di comportamenti rischiosi, è uno stop fermo, magari da parte del papà.

 

Alcol e droghe

Sperimentare droga e alcol è un’esperienza non rara nell’adolescenza e frequentare compagni che ne fanno uso costituisce un fattore di rischio. Fortunatamente per la maggior parte dei ragazzi sono sperimentazioni occasionali.

 

Il consiglio: fiducia e poche regole certe

Mantenete sempre con i vostri figli un dialogo aperto e onesto, offrendo esempi e comportamenti molto chiari sul non consumo. E poi siate presenti e amorevoli: questo è uno dei più potenti fattori protettivi.

 

Comportamenti adulti

Apparire adulto, vestirsi, truccarsi da grande, dire parolacce sull’onda del “perchè lo fanno tutti…”. Molti adolescenti vogliono, a questa età, bruciare le tappe.

 

Il consiglio: intervenire solo quando c’è un pericolo

Lasciamo che sperimentino fino a trovare la loro immagine. Interveniamo solo quando individuiamo un pericolo reale. Non vietiamo le parolacce, suggeriamo aggettivi alternativi.

 

Teppismo e bullismo

La tentazione più forte per un genitore che vede il suo ragazzo accompagnarsi a “bruti ceffi” è di vietargli la frequentazione per impedire che diventi come loro.

 

Il consiglio: responsabilità chiare

Non fare il genitore-sergente non significa tollerare tutto. Dare pochi limiti invalicabili e la certezza che non si sarà alcuna indulgenza né protezione in presenza di atti gravi.

 

È una fase o devo preoccuparmi?

Il bisogno di controllare porta il genitore (in modo più che legittimo) a chiedere, indagare, insistere. Questo, tuttavia, ha come conseguenza una valanga di bugie e mutismi, che il ragazzo usa per difendere la sua privacy. Oppure c’è il tentativo di instaurare un rapporto amichevole, confidenziale, pensando che i figli si aprano maggiormente se ci sei mette sul loro stesso piano. Invece, si crea una confusione di ruoli. La discrezione in linea generale, se non ci sono grossi problemi, è l’atteggiamento migliore, quello che dà i migliori risultati. Gli adolescenti, poiché hanno un’identità ancora in costruzione, temono le invasioni di campo e da queste si difendono. Se sono certi che il genitore mantiene una distanza di sicurezza, spesso sono loro stessi a ridurla.

 

Quando serve, non aver paura di intervenire

Non è pensabile dover controllare il proprio figlio in ogni spostamento e per ogni nuova amicizia. Il lavoro di un genitore deve cominciare molto prima dell’adolescenza: un ragazzo a quell’età deve conoscere già i suoi limiti, deve avere dei valori da rispettare, sapere quali sono gli eccessi da non commettere. Bisogna fissare dei paletti all’interno dei quali concedere la massima libertà. Nel caso in cui, malgrado tutto ciò, si notino dei segnali pericolosi, non bisogna avere paura di intervenire. Un no secco senza ripensamenti. Qualsiasi atto educativo contiene in sé un atto restrittivo. Anzi, è importante far sapere ai figli che ci si interessa alla loro vita, per rassicurarli. Lo scontro ha senso quando il genitore assiste ad atteggiamenti da parte del ragazzo fortemente negativi: bullismo, atti violenti, uso di droghe e alcol… è quello il momento in cui reagire molto duramente perché il figlio capisca bene che da parte del genitore c’è dissenso assoluto.

 

Risky shift effet!

Nel gruppo diminuisce la percezione del rischio

La sociologia ha da tempo osservato come all’interno di un gruppo (tipo le “bande” di adolescenti) esista una tendenza a esporsi a situazioni rischiose maggiore di quella alla quale si sottoporrebbe il singolo individuo. Questa tendenza si chiama risky shift effect ovvero “minor percezione del rischio” quando il ragazzo è in mezzo al gruppo e spiega perchè persone avvedute possano lasciarsi andare ad atti imprudenti quando si trovano insieme ad altre persone. Motivo in più per diffidare dalle “leggi del branco”.

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