Momenti no: come venirne fuori rafforzati
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Momenti no: come venirne fuori rafforzati

Questi particolari cali dell’umore sono tempeste emotive in cui ci sembra che niente funzioni: con la tecnica della consapevolezza attiva li lasci alle spalle

L’abbiamo provato tutti: il momento “no”, quel tempo - di qualche minuto o di qualche ora - in cui tutti i pensieri più brutti vengono alla mente uno dopo l’altro, formando una cupa matassa mentale e portandoci a conclusioni terribilmente pessimistiche. “Ho sbagliato tutto, ormai non c’è più niente da fare, è stato tutto inutile”. È una sorta di tilt con cui non si può ragionare, e non può farlo nemmeno chi in quel momento ci sta intorno. Per fortuna non capita spesso - altrimenti sarebbe segno di depressione, e andrebbe curata nel modo adeguato - ma quando capita è veramente una brutta esperienza che, se non arginata, può anche indurci a fare scelte di cui potremmo pentirci, come lasciare una persona, licenziarci, mollare un progetto, uscire da un gruppo, perdere un’occasione.

Il “momento no” non accade per caso

Di solito alla base dei “momenti no” c’è una situazione di blocco energetico, a cui da qualche tempo stiamo cercando di opporci o, più spesso, che fingiamo di non vedere. Così, stiamo bloccando energie e capacità, inclinazioni e talenti. Sempre, quando reprimiamo qualcosa in noi, questo tenderà a riaffacciarsi con un volto spaventoso: è l’Io che lo vede così, perché lo identifica come “contenuto vietato”. Ecco allora l’escalation: una serie di circostanze negative si sommano velocemente: un po’ di fretta e di stress, uno o due eventi negativi e scoraggianti nella stessa giornata, qualcuno che non ci capisce. Siamo ormai nervosi e irritabili, ma cerchiamo di resistere, quando un ultimo evento negativo entra in gioco. Potrebbe essere anche solo l’auto che non parte, ma è la classica goccia che fa traboccare il vaso. A quel punto la mente sente arrivare i pensieri più brutti e, da un certo punto in poi, li va addirittura a cercare, per trovare masochisticamente conferma delle teorie peggiori su noi stessi e sul destino. E, quando la mente è piena di negativo, andiamo in tilt ed ecco il classico momento no!

Via dai bilanci esistenziali

Cosa possiamo fare per uscirne indenni? Opporsi in modo diretto sembra effettivamente impossibile e il rischio è, comunque, che si finisca per aumentare la forza del negativo. Non possiamo fare altro, dunque, che accoglierlo. Ma ciò che farà la differenza tra l’esserne danneggiati e l’uscirne addirittura con qualcosa in più, è il modo in cui lo accogliamo. Quello che viene istintivamente da fare è mettere in atto una modalità passiva: lasciarsi travolgere senza osservare, assecondando al massimo la tendenza al “bilancio esistenziale” del tutto negativo. Ebbene, tale atteggiamento è proprio quello che può impadronirsi a tal punto di noi da prendere il timone della personalità e farci fare azioni sbagliate. Quindi dobbiamo cercare di evitarlo, anche perché, quando tutto sarà passato, potremo avere un ulteriore scatto depressivo, causato proprio dai danni fatti poco prima.

Prova l’accoglienza attiva

Esiste una “modalità attiva” di accoglienza del momento “no”: eccola in sintesi.

  1. Il momento “no” è transitorio e, nel giro al massimo di alcune ore, esaurirà la sua energia, ritirandosi fino a svanire nel nulla;
  2. i pensieri tremendi che porta con sé (fallimento, inutilità, nonsenso, colpa) non riguardano davvero la specifica situazione o le persone che ci circondano in questo momento, anche se sembra così. È una parte dei nostri pensieri, solo quella più negativa, che si è accumulata e ora si presenta come una bufera. Sono pensieri che facciamo anche altre volte, ma in modo isolato e, quindi, non invasivo; perciò non possono costruire, nel loro insieme, una visione obiettiva;
  3. il bilancio conclusivo pessimistico è anch’esso transitorio e svanirà insieme alla ventata depressiva;
  4. i pensieri che lo formano sono messi insieme alla rinfusa dalla mente e riguardano anche ambiti che non ha alcun senso collegare. Perciò, purnella bufera mentale, dovremo tenere a mente tutto questo.

Individuare l’essenza

Ma c’è un passo ulteriore da fare: quello relativo al significato profondo di questi momenti di tilt pessimistico. Se, da un lato, è vero che essi insorgono come frutto di circostanze talora fortuite che si sommano tra loro, dall’altro è però vero che la mente, con questa sofferta esperienza, mette in luce il fatto che qualcosa di importante non va. Qualcosa che ci manca, qualcosa che vorremmo fosse diverso, un insieme di cose che vorremmo più armonizzate tra loro. Qualsiasi cosa sia, bisogna darle ascolto. Ma l’ascolto, in questo caso, arriva dopo la “bufera depressiva”, non durante. Si tratta, cioè, dopo due-tre giorni che il momentaccio è passato, di ripercorrere con la mente le frasi più brutte che ci siamo detti e, ora che siamo più distaccati, provare a individuare l’effettivo scontento che portiamo dentro. Senza il senso del drammatico e dell’apocalisse esistenziale, e con questa consapevolezza, sarà possibile. Lasciar invece svanire il momento “no” senza alcuna riflessione successiva non ci permetterà di “estrarne” nulla, se non di porre le basi per identiche ricomparse successive, sempre senza trovarne senso e praticità. Sarebbe un vero peccato.

Usa il "metodo" degli antichi oracoli

Il grande filosofo presocratico Eraclito, in uno dei suoi frammenti giunti fino a noi, dice che “la Sibilla parla con bocca folle”. Il metodo divinatorio dell’antichità greca e latina prevedeva che la profetessa entrasse in uno stato di trance e che, da quello stato, pronunciasse frasi apparentemente incomprensibili per qualche minuto o forse più. Mentre ciò accadeva i sacerdoti del tempio annotavano tutto e, nelle settimane successive, rielaboravano le frasi per dar loro un senso compiuto e rivelarne il senso. Quello era l’oracolo, che dava nuova conoscenza alla popolazione. Ebbene, fatte le debite differenze e usando un po’ di ironia, potremmo paragonarci, quando siamo in preda a un momento “no”, a una sibilla in trance, che vede (e trascrive su un foglio!) solo cose negative, e molto più negative di quel che forse sono. Poi, nei giorni successivi, dovremo invece diventare come i sacerdoti, analizzando tutto quanto avevamo detto per tirarne fuori, facendoci guidare anche da intuizioni e associazioni libere, un’indicazione di cambiamento di cui, evidentemente, c’è bisogno. Se riusciremo ad applicare questo schema, il Momento No diventerà un momento di conoscenza, che si disvelerà, però, solo in una fase successiva, più lucida e cosciente

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