Non temere i pensieri negativi
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Non temere i pensieri negativi

Non arrivano per nuocere ma per aiutarci ad “abbattere” un edificio che non sta più in piedi e costruirne uno nuovo: come racconta l'esperienza di una lettrice

Ci ha scritto tempo fa Nadia, una nostra lettrice, per testimoniarci con la sua storia il senso dei brutti pensieri che le abitavano, un senso che ha colto appieno quando ha smesso di combatterli e di sentirsi sbagliata per il fatto di provarli...

"Ho conosciuto anni e anni di lotte interne, di autoaccuse, una costante sensazione di fallimento e di brutti pensieri che mi tormentavano: per non aver vissuto in modo totale una relazione a cui tenevo molto; per sopportare un lavoro non soddisfacente ma che mi garantisce un buono stipendio; per vivere insieme a un marito a cui voglio bene ma per il quale non sento più passione… Poi ho seguito quel vostro consiglio che di cui spesso parla Riza Psicosomatica: “diventa Nessuno”, e cioè lascia fare alla vita, a quella forza senza volto che hai dentro, non metterti in mezzo con le tue idee e i tuoi progetti. Lei è più potente delle maree, più forte dei vulcani. Così ho fatto. Mi sono sentita nessuno. E tutti i miei problemi, li ho visti lì, che camminavano accanto a me... Ma non erano più “me”. Una sensazione inspiegabile…Piano piano ho portato lo sguardo dentro di me: c’era il vuoto, un vuoto pieno di luce buia… Non so come starò domani, al nuovo risveglio. Ma oggi, oggi niente mi può far male…".  Nadia

L'errore da non fare: scacciarli e pensare “positivo”

Cercare di scacciare i pensieri negativi, magari dicendosi allo specchio: «Sei bravo, sei forte!», interferisce con il lavoro dell’interiorità. È lei che “ha bisogno” di quei pensieri per far emergere parti sepolte di noi e smontare le false convinzioni che hanno inceppato la vita.

Capita a tutti di assistere al fallimento di un proprio progetto. Ci restiamo male ma poi ripartiamo. Per alcuni invece il senso di fallimento (che determina il sorgere dei brutti pensieri), non arriva dopo un evento negativo, ma prima: è una costante, un rumore di sottofondo alla propria esistenza. "Non ho combinato ancora nulla... Ho perso tutte le occasioni... Non valgo niente... Sono un fallito…". Eppure la vita di queste persone, in apparenza, va bene: spesso hanno un buon lavoro, sono sposate, hanno figli. Ma quel pensiero non le abbandona. Perché? Cosa vuole da loro?  La lettera della nostra lettrice ci fa capire molte cose. Nadia si è adeguata alle scelte “di buon senso” che la società le suggeriva: un lavoro noioso, ma sicuro, un compagno per cui non provava molto, ma affettuoso e serio, e così via. Tutto messo nella casella giusta, tranne... Nadia. Lei è fuori posto, quella vita non è la sua.

Verso una nuova nuova fioritura

Ecco perché arrivano quei pensieri negativi, di fallimento, che vogliono esattamente “far fallire”, azzerare, far crollare tutta la costruzione artificiale che Nadia ha messo in piedi negli anni e nella quale è rimasta imprigionata. Proprio così, far fallire i suoi disegni: il lavoro rispettabile, il matrimonio tranquillo, la famigliola perfetta. Azzerarli per far rinascere una Nadia autentica. La tecnica che Nadia utilizza non si concentra però su quei pensieri, perché non sono loro il problema. Sposta invece l’attenzione sulla “Nadia che deve fiorire”. Certo, è solo un punto di partenza, ma ora lei sa cosa la rende felice, cosa la realizza, e cosa no... 

Affacciati al mondo nuovo che hai dentro

La tecnica del “diventare Nessuno” sviluppata da Riza riprende l’antico gesto di Ulisse, l'eroe omerico che chiamandosi così fuggi al mostro Polifemo nel noto poema Odissea.

L'esercizio si svolge in due parti.

Dapprima, a occhi chiusi, ci si rilassa per una decina di minuti portando l’attenzione sulle singole parti del corpo e sui processi fisiologici di base, respirazione e battito in primo luogo, mettendo sempre più sullo sfondo la propria “identità diurna”: idee, opinioni, preoccupazioni, ricordi. In questo modo si comincia a percepire se stessi come “Nessuno”.

In un secondo tempo si ritorna alle occupazioni quotidiane svolgendole però con il filtro di questa nuova consapevolezza: ci si veste, si cammina, si parla non come si fa di solito, ma come Nessuno. La tecnica aiuta, col tempo, a distanziarsi dalla superficie dei pensieri e a posizionare l’attenzione su una dimensione più profonda, impersonale, capace di curare da sola i disagi interiori. 

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