La tua felicità non dipende dagli altri
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La tua felicità non dipende dagli altri

La felicità è uno stato naturale del cervello: per trovarla devi smettere di dipendere da qualcosa o da qualcuno che te la possa regalare

Troppo spesso, la felicità sembra qualcosa di irraggiungibile, una chimera destinata a quei pochi che ottengono dalla vita tutto ciò che desiderano. In altri casi, crediamo che la felicità sia solo uno stato passeggero, una parentesi destinata a esaurirsi di fronte alle difficoltà di ogni giorno. Da dove nascono simili convinzioni? Da uno sguardo tutto esterno, da un rapporto infelice con il proprio mondo interiore, con l’anima. Precisamente questo accade a Elisabetta:

“Vi scrivo perché non riesco a essere felice. Sono sposata da quasi 20 anni ma la vita matrimoniale non mi soddisfa; con mio marito non c’è dialogo, mi sento sempre giudicata, non mi apprezza né mi tiene in considerazione. Per lui invece il problema non esiste, sono solo mie paranoie...

... Non bastasse, da un po'di tempo sono attratta da un uomo che, dopo avermi riempito di attenzioni e frasi piene di desiderio, dopo avermi illusa che esistesse una seconda possibilità, mi ha allontanata dicendomi che è meglio così. Mi ha detto che l’ha fatto per me, per non compromettere il mio matrimonio ma così mi ha resa infelice e non riesco a rassegnarmi che sia finito tutto senza un motivo, senza una spiegazione. Vorrei dimenticarlo, invece non mi do pace perché, a mio parere, lui voleva stare con me ma ha deciso per entrambi che la situazione non era idonea. Mi chiedo: perché l'ho incontrato se questa storia doveva portarmi solo dolore? Come faccio con mio marito? Non me la sento di buttare all'aria tutto per una sbandata ma sto male. Esiste davvero la felicità? Non lo credo più."

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Dove sbaglia Elisabetta?

Elisabetta non riesce a essere felice e crede di sapere perché: il suo matrimonio non funziona più e l'uomo con cui "fantasticava" di vivere una seconda possibilità si è tirato indietro. Apparentemente, ha ragione: come si fa ad essere felici se le condizioni sono queste? Il limite di questo modo di pensare è che attribuisce il proprio benessere esclusivamente a qualcosa di esterno. Se lui mi ama sarò felice, altrimenti no. Così, la tua vita non ti appartiene più: è nelle mani di chi ti vuole oppure non ti vuole, non nelle tue: i tuoi interessi, le tue passioni, quel che ti piace o non ti piace: tutto passa in secondo piano, come fosse scomparso.

Il senso profondo degli incontri: ricordarsi di Sè

Continuando a ragionare com' è abituata a fare, Elisabetta si chiede che senso abbia avuto incontrare quell'uomo, che poi si è dileguato. Proviamo a cambiare il punto di osservazione: e se quell'uomo fosse arrivato per farle comprendere che oltre alla crisi con suo marito nella vita c'è ben altro? Il senso profondo dell'amore non ha a che vedere con la sicurezza, la serena vita di coppia, la progettualità condivisa. Tutto questo, pur importante, appartiene alla superficie; nel profondo, l’amore serve a farci evolvere, a diventare davvero noi stessi. Elisabetta è ferma, immaginiamo da tempo, in uno "stagno" esistenziale: non è felice del suo matrimonio e attribuisce a questo la sua insoddisfazione. Ma nessuna relazione ha questo potere, siamo noi ad attribuirglielo.

Basta rileggere con attenzione le parole della sua e mail per accorgersi che Elisabetta vive in funzione di quel che accade col marito: lui la giudica, non la apprezza, prende da solo le decisioni importanti e snobba il suo malessere, considerandolo una paranoia, un capriccio. Poi, inaspettato, arriva un incontro significativo, che la riaccende. Quell’uomo, per motivi che non sono certamente quelli che lui dichiara, si tira indietro e per Elisabetta è un colpo molto duro. Lei non se ne accorge, ma purtroppo con questa persona ha rimesso in campo lo stesso abito mentale che utilizza col marito: può essere felice solo se qualcuno la ama e si occupa di lei.

Se dipendi da qualcuno, la felicità si allontana

Inconsapevolmente, Elisabetta costruisce relazioni di dipendenza con i suoi partner e ne rimane prigioniera. Così facendo, la felicità rimarrà irraggiungibile, per quanti sforzi lei faccia. Così non va: la via da percorrere è un’altra e passa tutta dal modo di stare in campo e di rapportarsi con ciò che la vita ci offre. L'incontro "extraconiugale" di Elisabetta è appunto un'occasione: non è accaduto perché lei sostituisse una relazione infelice con una potenzialmente “migliore”. È accaduto perché lei si ricordasse di sé stessa: mentre era tutta impegnata nell’impresa di salvare il suo matrimonio (come se alla nostra anima interessassero simili compiti), accade questo fatto inaspettato. Elisabetta avrebbe dovuto dirsi: guarda che regalo la vita mi ha fatto: mi sento di nuovo attratta, desiderata, viva, piena di energia! Non importa cosa accada, io accolgo questo dono senza farmi domande, quel che verrà, verrà. Forse, proprio il fatto che Elisabetta attribuisse inconsapevolmente un ruolo di sostituto a quest’uomo lo ha fatto allontanare, o forse sono motivi tutti suoi, non possiamo saperlo, ma non è importante. Il valore autentico di ciò che ci accade è sempre interno, mai esterno. Un incontro non vale se si trasforma nella “grande storia d’amore”, vale perché ci riaccende, ci obbliga a ricordarci di noi.

Se accogli ciò che accade senza resistere, ogni dolore sfuma

Detto tutto ciò, che cosa può fare ora Elisabetta per uscire dai suoi tormenti? Una cosa molto semplice, ma determinante: orientare lo sguardo nella direzione del suo mondo interiore. Prendere atto della sofferenza, della stasi, della delusione, delle illusioni, del dolore. Senza cercare soluzioni, senza interpretare, senza dare la colpa a questo fatto, a quell’altro, al destino. Elisabetta non è infelice perché il suo matrimonio è in crisi o perché lo spasimante si è tirato indietro. È infelice perché la sua vita non è nelle sue mani e non lo è perché lei ne affida le chiavi ad altri. Quell’incontro, nel profondo, non serviva che a questo: farle comprendere quante sorprese la vita ha ancora in serbo per lei, quanto desiderio ancora la anima, di quanta energia dispone. Sta a lei prenderne atto e cambiare rotta. Se lo farà e la smetterà di attribuire al mondo la responsabilità del suo malessere, potrà rinascere e prendersi finalmente tutta la felicità che le spetta.

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