Rassegnazione, un'arma a doppio taglio
L'aiuto pratico

Rassegnazione, un'arma a doppio taglio

Se arrendersi a un evento sfavorevole è spesso la soluzione più salutare, la rassegnazione preventiva è sempre perdente: come evitare di rimanerne imprigionati

La rassegnazione è un sentimento ambivalente. Questo atteggiamento verso la vita, se vissuto bene e nei momenti giusti, aiuta a ripartire dopo un crisi; quando diventa un abito mentale a tutto campo può tagliare le gambe persinoalle situazioni più promettenti. Anche se siamo soliti associare la rassegnazione ad un’idea di sconfitta, di fallimento e di perdita irreversibile di speranza, saper vivere questo sentimento in alcune situazioni si rivela spesso un’arma vincente. Sì, perché la capacità di accogliere un evento negativo come parte della vita, accettare l’impossibilità di realizzare qualcosa o di una perdita affettiva o sentimentale, sono nostre funzioni necessarie, per quanto sofferte.

A volte non “cedere” a un evento (ad esempio l’età che avanza, un licenziamento, essere lasciati dal partner) non fa solo stare malissimo, ma ci fissa in una condizione che peggiora via via. Se riusciamo ad arrivare al “punto di rassegnazione”, cioè smettiamo di opporci e di combattere quell’evento, possiamo cominciare a elaborarlo, ad andare oltre e a ripartire. E scoprire – laddove non si tratti ovviamente di eventi traumatici o luttuosi – che forse il “no” che la vita ci ha detto ci sta spingendo verso qualcosa che fa maggiormente per noi.


Quando diventa una zavorra

La rassegnazione si trasforma in una funzione negativa quando è preventiva, cioè quando è presente già prima di affrontare qualcosa, o quando è immediata, cioè subentra alla prima difficoltà di un percorso o progetto. Difficoltà che peraltro per legge di natura non può non manifestarsi. La persona “non ci crede”: quando inizia una storia d’amore, quando va a votare, quando fa la schedina, quando un amico delude un po’. Le sue frasi tipiche sono: “Tanto so che andrà male”; “Sapevo che sarebbe andata così”. Un pregiudizio su se stessi e sulla realtà che si estende ad altri o a tutti gli ambiti della vivere.

Così ci toglie energia

Questo “tipo” di rassegnazione toglie l’entusiasmo iniziale fondamentale, per intraprendere qualunque azione. Non solo: priva di obiettività, non ci fa vedere le possibilità reali insite spesso nei momenti di difficoltà. In pratica non permette mai di sfruttare la crisi, e ciò impedisce alla persona di poter evolvere, crescere, trasformarsi. Anche perché il rassegnato, che non ha fiducia in niente, non si mette mai al 100% in una situazione: vive al risparmio nel tentativo maldestro di risparmiarsi l’ennesima delusione che, proprio per questo, arriva puntuale.

Rassegnazione cronica: i sintomi fisici…

- Depressione di media intensità, ma di lunga durata

- Crisi depressive ricorrenti

- Pensiero ossessivo

- Cefalea frontale

- Digestione laboriosa

- Ipersonnia

- Infezioni recidivanti

- Alopecia di vario tipo


…e i rischi psicologici

 - Incapacità di perseguire degli obiettivi

- Invidia verso chi ce la fa

- Scarsa conoscenza delle risorse interiori

- Crisi di coppia

- Isolamento e solitudine

- Fama di portare sfortuna


Impara ad ascoltare

Invece di chiedere consigli e lamentarti sempre, ma senza poi modificare nulla, ascolta davvero chi ti parla: esci dal tuo monotono dialogo interiore fatto dei soliti pensieri pessimistici.

Trattieni le solite frasi

“L’ennesima fregatura”; “Non ce la farà mai”; “C’era da aspettarselo”; “Chi me lo fa fare?”; “Vabbè…”; “Tanto non mi importava”. Esci da queste identificazioni, anche agli occhi degli altri.

Individua la speranza

Tutti noi abbiamo un ambito, anche piccolo, su cui “non molliamo”, in cui intimamente crediamo. Individualo. In esso c’è l’energia che ti serve anche su altri piani. Impara da lì.

Ricorda la prima volta

Quando è iniziato questo atteggiamento? Saperlo può aiutarti a risolverlo, senza terapia. Ci vogliono volontà, amore per la vita e uno sguardo nuovo. Ma ricorda: i “no” e le crisi fanno parte della vita. Sempre.

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