Mi ha tradito: cosa faccio?
Coppia e amore

Mi ha tradito: cosa faccio?

Mi ha tradito: all'inizio questa esperienza viene vissuta come uno shock: per questo è meglio non prendere decisioni affrettate e guardare dentro se stessi

Mi ha tradito: come reagisco?

Prendiamo una coppia come tante, che sta insieme da diverso tempo. Non c’è nessuna crisi evidente, forse solo un po’ di routine, ma per il resto la situazione sembra buona e stabile. A un certo punto però uno dei due tradisce (si fa un amante o si dà a sporadiche avventure) e l’altro finisce per scoprirlo. Un classico, ma non per questo meno doloroso per chi lo subisce. Le reazioni iniziali di chi viene tradito sono sempre molto intense, e in genere seguono schemi standard: ci sono sorpresa, paura, dolore, delusione, disorientamento, rabbia, conflitto interiore sul da farsi: combattere per difendere il rapporto da una possibile rottura oppure lasciar perdere e concludere tutto al più presto? Resistere a denti stretti o prendersi rivincite immediate, restituendo il ben noto “pan per focaccia”? In questa morsa di dubbi e di emozioni contrastanti si sviluppano molto spesso, comprensibilmente, comportamenti scomposti: scenate, pianti, fortissime gelosie, chiusure verso il mondo o, al contrario, coinvolgimento inopportuno di parenti e amici. Si può diventare cinici oppure ossessionati dai movimenti del partner, dipendenti da ogni suo gesto o parola.

Agisci solo per te: così superi il dolore

Questi momenti non danno mai risultati costruttivi: il caos interiore e di coppia aumenta, l’energia individuale diminuisce, il rapporto non può giocare le sue (eventuali) carte per potersi ritrovare. È una fase necessaria, certo, che tuttavia non deve durare troppo. Se la persona riesce a trovare un po’ di lucidità e a osservare la situazione senza giudicare o disperarsi di continuo, dopo un po’ di tempo può accadere qualcosa di inaspettato, che non avrebbe mai creduto: si abbandona il reagire e si comincia ad agire per se stessi, ad avere voglia di occuparsi di sé come non si faceva da molto tempo. L’attenzione si sposta e si concentra sulla propria vita individuale, con curiosità e stupore crescenti. Non è, come si può facilmente equivocare, una vampata egoistica per difendersi dal dolore di coppia, ma l’opportunità concreta di rinnovarsi, di contattare i propri reali bisogni che da tempo erano stati lasciati da parte in nome dell’armonia di coppia o del quieto vivere.

No al sacrificio: quel che serve è la consapevolezza

Molti stanno in coppia vivendo al “minimo comune denominatore”, cioè vivendo solo ciò che si può fare in due con quello specifico partner, rinunciando a desideri e talenti perché “scomodi” al rapporto o inaccettabili per l’altro e cristallizzandosi in una forma di se stessi assai riduttiva. Si pensa che facendo queste rinunce si ottengano dei crediti: lealtà, fedeltà, gratitudine, confidenza, progettualità condivisa. Ci si convince che il sacrificio costituisce un argine nell’eventualità che il partner un giorno si senta attratto da qualcun altro. E invece ora sembra di perdere tutto: non solo la persona amata, ma anche tutto ciò che si pensava di aver costruito, la fatica a cui ci si era sottoposti. Ma è proprio questa sensazione di perdere tutto a poter sbloccare qualcosa di importante nella psiche di chi soffre.

Se il tradimento diventa l’occasione della svolta

Prima bisogna riprendere in mano la propria vita individuale e conoscere “l’altra” persona che ci abita e che può ora svelarsi, se la coltiviamo. Sarà lei a decidere cosa fare rispetto alla coppia. Bisogna ritrovare cose antiche di sé, perché nella routine si è innaturalmente diventati qualcosa di alterato e di meno; e cose nuove, che davvero non si sospettavano. Così si ottiene il triplo effetto di maturare a livello personale, di risultare assai più interessanti agli occhi dell’altro e di aiutarlo a fare chiarezza sui suoi sentimenti per noi. C’è da chiedersi: ma perché bisogna aspettare di essere traditi per dare questa positiva svolta? Perché iltradimentomette in discussione il valore più profondo di sé, lo svilisce nell’idea che gli venga preferito qualcun altro. Ciò fa esplodere una voglia di riscatto che, se non viene manifestata come vendetta o disperazione, può portare a conquiste sorprendenti e insperate e a trasformare un potenziale fallimento in una grande vittoria.

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