Saper convivere con un addio
L'aiuto pratico

Saper convivere con un addio

Non accettare fino in fondo un lutto può favorire poi l’insorgere di una crisi depressiva: occorre ricordare sempre che la perdita fa parte della vita

È il primo nella “classifica” dei traumi capaci di generare una depressione. Il lutto, la perdita di una persona cara è per natura l’evento che più può far cadere in crisi. Oggi la possibilità di elaborarlo, ovvero superarlo attraverso un graduale processo di accettazione, sta diventando sempre più ardua. I tempi della modernità rendono difficile fermarsi, o almeno trovare gli spazi per “stare con il proprio dolore”. La tendenza è di rimettersi subito a lavorare, di mostrarsi forti, anche perché manifestare fragilità e commozione spesso – soprattutto nell’ambito professionale – è segno di debolezza e si rischia di pagarlo caro.

Le responsabilità chiamano, non bisogna farsi vedere piangere. A ciò si aggiungono le frasi che arrivano dall’esterno, a volte in buona fede ("Dai, stai su, lui non avrebbe voluto vederti così"; "Almeno ha smesso di soffrire"), a volte persino ciniche ("Adesso non facciamone un santo!") che tentano di suscitare un’improbabile consolazione o un’inutile quanto irritante obiettività su chi è mancato. Se poi è un anziano a morire, "è nell’ordine delle cose" e "in fondo ormai la sua vita l’ha fatta".

Il lutto è un evento sacro

Sia chiaro: non che la vita debba fermarsi, non che ci si debba vestire a lutto per un anno, ma se in tutte le tradizioni del passato il lutto era un periodo sacro e rituale un motivo ci deve pur essere. Ed è questo: esso è una delle esperienze fondamentali della vita e il dolore deve essere vissuto nel modo “migliore”, e solo ognuno, dentro di sé, sa qual è. Se non concediamo al cervello di elaborare il lutto, lo farà lui attraverso una crisi depressiva, anche di notevole intensità.     

Per evitare strascichi, fai così

  • Lascia fluire il dolore La tua sofferenza deve potersi esprimere completamente. Non schiacciarla, non trattenerla, almeno quando sei da solo. Prenditi comunque qualche giorno di pausa dalle consuete attività.
  • Trova il tuo modo Il lutto è un evento intimo e misterioso. Non farti imporre, da familiari e amici, un modo di vivere il dolore che non senti tuo. Se vuoi il silenzio, cercalo. Se vuoi parlarne e condividere, chiedila. Non ci sono modelli.
  • Risolvere il conflitto Se il rapporto con chi è mancato era controverso ed è rimasto in sospeso, fai un breve percorso psicoterapeutico orientato in tal senso, oppure parlane con una figura spirituale. Con i tuoi tempi.

Quando le cose seguono un corso naturale, chi muore lascia in noi

  • Buone emozioni: il pensiero di chi è scomparso genera, oltre al dolore per la mancanza, emozioni positive (bei ricordi, gratitudine, insegnamenti, sorriso).
  • Malinconie passeggere: il pianto è meno frequente e non ha i tratti della disperazione.
  • Riappacificazione: l’eventuale conflittualità nei suoi confronti ha lasciato il posto a uno sguardo più clemente e comprensivo.
  • Minore emotività: se ne può parlare con altri senza essere pervasi dall’emozione e dalla commozione.         
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