Depressione: la causa non è la fine di un amore
Depressione

Depressione: la causa non è la fine di un amore

Essere lasciati fa soffrire, ma non produce depressione: siamo noi a innescarla, quando resistiamo all'evidenza e non ci accorgiamo dei nuovi tesori che la vita ci offre

Jasmine scrive alla redazione di Riza Psicosomatica per raccontare il difficile periodo che sta vivendo: “Ho 25 anni e sono in procinto di laurearmi in ostetricia, una strada intrapresa dopo il fallimento del test di medicina e che ho vissuto come un grande riscatto personale: per studiare mi sono stabilita in un’altra regione, ho lavorato part time, sono partita per l’Erasmus e ho anche svolto un tirocinio all'estero. Adesso però non ho più voglia di fare niente, sono caduta in depressione. Il mio ragazzo mi ha lasciato dopo 7 anni, a suo dire per le differenze di interessi, le mie assenze a causa degli studi e la mia incapacità di capire i suoi bisogni. O per lo meno questo è quello che mi ha detto, ma ora lo vedo felice con un’altra, con cui si è messo appena ci siamo lasciati. Io dopo mesi piango ancora nel vedere le foto dei loro weekend in giro per l’Italia, quando per venire a trovare me mentre studiavo era sempre un dramma...”

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Lei forse non se ne accorge, ma le parole con le quali Jasmine si presenta parlano di una ragazza dalle grandi doti e qualità, tra le quali spicca una forte determinazione: fallito il test di medicina, non ha perso tempo e ha subito deciso di frequentare una facoltà affine, con successo. Nel farlo non si è risparmiata, arricchendo lo studio con una serie di altre esperienze Importanti. In questi anni Jasmine è cresciuta, è diventata donna. Proprio in questo momento di grandi trasformazioni è arrivata una forte delusione amorosa, cui segue la caduta in depressione. Tutto sembra perdere di senso, manca la forza per reagire, sembra logico attribuire il suo stato d'animo a quanto accaduto con il ragazzo: ma le cose stanno davvero così?

Gli amori finiscono quando è il loro tempo

Ecco ancora Jasmine: “Mi dispiace troppo non averlo più nella mia vita e non fare più parte della sua. So che le storie possono finire, ma non riesco a capacitarmi di come la nostra, che sono certa esser stata qualcosa di vero e di sincero, sia terminata così. Ho chiesto scusa per non essergli stata vicino ed essermi concentrata su di me, ma non è servito. Mi infastidisco quando gli altri mi dicono che sono solo delusioni d’amore, che passeranno, che è ora di rifarmi una vita come se l’è rifatta lui. Ma io non riesco a far passare sei anni in qualche mese e per ora non riesco proprio a immaginare la mia vita: da dove ricomincio? Che cosa voglio fare? Chi voglio essere? Non so rispondere e cado ancor più in depressione.  Si aspettano tutti che mi laurei, per fare cosa? Ho anche pensato di lasciare gli studi, non mi piaccio, evito di stare sola perché mi impaurisce. Mi sento sola e vorrei non avere questi dubbi e queste preoccupazioni….vorrei essere chi non sono!”

Questa parte della lettera chiarisce che cosa sta davvero dietro alla depressione di Jasmine: non è la fine dell'amore a causarla, ma la sua resistenza. Quell'amore appartiene già al passato, ma lei prova a tenerlo in vita continuando a chiedersi il perché di questa fine, col solo risultato di rafforzare la rimuginazione (non riesco a capacitarmi...), il senso di colpa (ho chiesto scusa...) e il controllo ossessivo (guardo le foto dei LORO week end in giro per l'Italia). Così non va: se un amore finisce, significa che non è più utile all'evoluzione di entrambi i partner, con la sola differenza che uno dei due ne è più consapevole. In tal senso, anche le motivazioni che si utilizzano per giustificare le proprie scelte lasciano il tempo che trovano: si lascia perché non si ama più, non ci sono altri motivi. Fa male, certo, ma è un dolore che passa, se non lo tratteniamo e Jasmine sta facendo esattamente questo; la sua depressione ne è la prova. Facendogliela provare, l'anima le sta dicendo: arrenditi, cedi, vai oltre. Più lei si ostina e resiste, più soffre.

Senza inverno non ci sarebbe primavera

Conclude Jasmine “Non voglio essere compatita, né ingannata. Le bugie le odio e lui che mi conosce non ha fatto altro che dirmene, ferendomi ancora di più. Lo ha fatto di proposito per farmi staccare da lui? Perché non dirmi che si è innamorato di un’altra da subito anziché sbattermelo in faccia così? E io sono qui, a rimuginare anziché scrivere la tesi, a non avere idee né voglia di fare: come ne esco?"

Queste ultime parole chiariscono lo stato d'animo di Jasmine e ci dicono che in fondo lei ha intuito perfettamente quanto abbiamo affermato poco sopra: al di là delle motivazioni addotte, il suo ragazzo l'ha lasciata quando si è innamorato di un'altra. È accaduto, accade, accadrà, ma lei resiste: giova chiedersi se è più giusto che lui lo dica anziché dimostrarlo? Se lo abbia fatto di proposito o meno? O gioverebbe arrendersi a ciò che è accaduto e andare oltre? Fino a quando resisterà, la depressione continuerà a tormentarla. Quando una storia d'amore finisce bisogna prenderne atto, riconoscere il dolore e accoglierlo senza commento, senza attribuirlo alle colpe proprie o altrui. Il dolore è fatto per passare, sono le domande e i rimuginii a tenerlo in vita.

Ma la depressione, l’inverno dell’anima è fatta anche per preparare la rinascita, la primavera che sta arrivando e questo processo deve essere lasciato libero di fare il suo corso, altrimenti si blocca in un eterno inverno, come capita a Jasmine. Il contadino, dopo aver seminato, non si sognerebbe mai di andare a riaprire continuamente il terreno per controllare che il seme stia germogliando. Guardare il dolore, cedere, non farsi domande, e aspettare. Con la depressione, l'anima ha spento la vecchia Jasmine che, nonostante tutte le prove affrontate e superate, crede ancora di dipendere dall'amore di qualcuno. Ma la spegne per riaccenderla, per preparare il campo a qualcosa di nuovo che deve arrivare: un amore, un lavoro, esperienze inattese. Nessuno può sapere con certezza che cosa arriverà, quello che è certo è che il seme della nuova Jasmine sta già germogliando: serve solo cedere e, come il contadino, mettersi in attesa...

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