Scegliere davanti a un bivio: ecco come si fa
Coppia e amore

Scegliere davanti a un bivio: ecco come si fa

Per non cadere vittime dell'ansia e scegliere nel modo migliore, devi sviluppare l'arte dell'attesa, che prepara la nascita di un nuovo modo di stare in campo

Quando la vita prende direzioni inaspettate e sembra mettere in discussione ogni nostra certezza, è facile cadere vittima dell'angoscia e non riuscire a scegliere in che modo proseguire il cammino. Ma spesso un bivio esistenziale è solo un modo con il quale due volti di noi stessi si confrontano. Scegliere l'uno significherebbe eliminare l'altro ma non è questo che serve. Al contrario, non imporsi di decidere e accogliere semplicemente quel che accade, è il modo migliore per evolvere e scegliere poi davvero quel che fa per noi. Ecco una testimonianza significativa.

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Scegliere fra lui e l'altro: un dilemma che può lacerare

Priscilla arriva in terapia lacerata dal senso di colpa, letteralmente divisa a metà:

"Credevo di essere una madre premurosa e una moglie devota. Certi pensieri non erano da me. Fino a quando ho incontrato Lucio: con lui ho sperimentato un amore folle che ha trasformato l’angelo del focolare, che ero certa di essere, in una femmina-amante. Un rapporto proibito, clandestino tanto quanto lo sono i miei pensieri. Quando sono con lui, se penso ai miei figli sto male. Ma quando sono a casa non penso che a lui. Mi sento spezzata e immobile. Devo prendere una decisione, scegliere tra il restare a casa e andare via, ma non ci riesco! Cosa devo fare?".



Ciò che Priscilla non vede è che la soluzione non sta nella scelta che crede di dover fare, ma nella possibilità di guardare senza giudizio la contraddizione che, in questo momento, la abita. "Chi sono? Qual è il mio ruolo? Resto o vado?": le domande che si pone sono figlie dell’essersi finora del tutto identificata con un ruolo: la brava mamma e moglie. E quando questo ruolo si è incrinato, le è mancata la terra sotto i piedi e ora vuole a tutti i costi ritrovarla.

Per scegliere devi prima arrenderti: non sei mai chi credi di essere  

Scriveva il poeta Walt Whitman: "Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono vasto, contengo moltitudini". La contraddizione è ineliminabile perché in noi ci sono infiniti volti. Anzi: più ci identifichiamo in uno solo, più un altro arriverà per riequilibrarci. L’ansia di decidere a tutti i costi è figlia dell’idea che le contraddizioni vadano eliminate. Al contrario, vanno ricomposte. In che modo? Con l’attesa. La sosta, la non-decisione, diventerà quindi il fulcro della terapia, che mira a liberare Priscilla da un modo univoco, unilaterale di vivere il proprio femminile, riassorbendo qualità e azioni da lei prima considerate “cattive”.

Scegliere... di non scegliere!

Non devi scegliere per forza, la soluzione non è stare con uno o con l’altro, è stare con te in un modo diverso! È fare in modo che i tuoi volti - la mamma, la sposa, l’amante - imparino a convivere, perché tutti ti servono nel tuo cammino verso la realizzazione di ciò che sei. La domanda "cosa devo fare?" non è allora un esame da passare per comprendere quanto si è bravi a rispettare le regole. Uscire dal bivio si può, ma solo focalizzandoci, grazie all’attesa, sulle parti di noi che avevamo messo da parte e che ora stanno emergendo. Allora la soluzione più funzionale viene allo scoperto da sola. Alla fine del percorso di psicoterapia, attraverso una tecnica di visualizzazione immaginativa, Priscilla vede se stessa affaccendata nelle mansioni domestiche, ma vestita con un meraviglioso e sensuale abito rosso. L’immagine di una donna in perfetto equilibrio tra i “doveri coniugali” e il suo bisogno di vivere ed esprimere altre parti di sé in modo non distruttivo. Il disaccordo con se stessa si ricompone: Priscilla sente che proprio quel lato temuto e osteggiato è ciò che d’ora in poi darà senso e completezza al suo essere, anche nel matrimonio, che imparerà a vivere in modo meno unilaterale e soffocante.

Esercizio: nell’isola immaginaria allarghi la visuale

La parola immagine deriva dal greco mimos: imitazione. L’immagine non è presente nell’immediata realtà percettiva esterna, proviene dai territori del nostro essere, ma proprio attraverso il suo processo “imitativo” ci aiuta a familiarizzare con i nostri moti interiori, portando equilibrio nello sconfinato mare di sentimenti contraddittori. È proprio quello che succede a Priscilla che, familiarizzando con l’immagine della donna-amante, è uscita dall’emergenza di dover scegliere subito. Ha sperimentato ciò che nelle favole e nei miti è definito “momento dell’attesa”: la fase dell’introspezione, quella in cui l’eroe o l'eroina aspettano senza agire. Non c’è nulla da decidere: l’ansia di dover prendere decisioni nasce dall’obbligo di adeguarsi ai modelli di perfezione. Quando invece fai crescere il tuo modo originale di stare in campo, le decisioni giuste emergono in modo naturale.
 

LEGGI ANCHESei triste? Usa l'immaginazione

Al mattino appena sveglio, ad occhi chiusi, chiediti: c’è una situazione in cui spontaneamente stai bene? Dalle una forma: un’isola, un bosco, il mare. Immagina di andar lì più spesso che puoi. Lì vivono due personaggi che rappresentano i lati di te tra cui pensi di dover decidere (ad esempio, nel caso di Priscilla, la mamma e l’amante). I due personaggi vivono in pace su quell’isola, si aiutano e sono in armonia. Nei momenti di difficoltà, quando sei preda dei sensi di colpa o dell’ansia di decidere, immagina di tornare in quel luogo e di sostare tutto il tempo che vuoi, osservando la vita dei due personaggi. Immagina di fare come il contadino che attende i frutti della semina: non devi scegliere, ma solo aspettare.

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