Non lo amavo più e l'ho lasciato. Perché sto ancora male?
Coppia e amore

Non lo amavo più e l'ho lasciato. Perché sto ancora male?

La sofferenza per la fine di un amore non è dovuta alla mancanza dell’altro, ma alla rottura degli attaccamenti e delle abitudini consolidate: come superarla

Beatrice scrive alla redazione di Riza Psicosomatica, per parlare di un problema più diffuso di quanto si pensi. Ecco le sue parole:

"Dopo 20 anni di matrimonio sono tornata single. Da tempo le cose tra noi non funzionavano più, la passione era svanita, eravamo come due estranei conviventi. Anche se per tutti eravamo la coppia perfetta, e fuori casa recitavamo la parte molto bene, noi sapevamo che non era così. Tante volte ho pensato di lasciarlo, e allora perché ora che se n’è andato lui, io sto così male? Perché mi manca tanto?"

Via dall'attaccamento, triste imitazione dell'amore

Quando un amore finisce, anche se siamo stati noi a lasciare l'altro, capita di provare una grande sofferenza. Sembra una contraddizione, non è così. Il dolore che ora provi non arriva per tormentarti, cara Beatrice, ma per spazzare via tutti gli attaccamenti, le abitudini, gli automatismi di quando eri in coppia e che ancora condizionano la tua vita. Mentre vivi la quotidianità, inevitabilmente ne sei assorbita e la ripeti infinite volte senza accorgertene, fino a che questa ripetizione diventa abitudine. Negli anni la routine diventa il cemento di molti rapporti, al punto che quando la relazione va in frantumi, se ne sente la mancanza e si soffre.

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Non ti manca lui, ma la sicurezza illusoria delle abitudini

Ecco spiegato il paradosso: quando un rapporto di questo tipo finisce, è la mancanza improvvisa delle abitudini a scatenare il dolore, a innescarlo, non il fatto che l'altro non ci sia più. Tu stessa affermi: "Tante volte ho pensato di lasciarlo, perché ora che se n’è andato sto così male?". Perché ti eri abituata a un’identità fissa, a percepire te stessa sempre con lui, alla vostra vita insieme con i suoi rituali sociali e ora, inconsapevolmente, resisti al cambiamento che tu stessa hai innescato. Non stai male perché è finita, ma perché con il suo addio hai perso quell'"identità in relazione” nella quale sei rimasta fin troppo a lungo e che ora ti fa sentire smarrita. Per fortuna, nel profondo dell'anima le cose non stanno così e non sei affatto perduta come credi...

Scopri il senso autentico del tuo dolore

Il dolore che provi adesso è qualcosa di molto simile alle doglie del parto: è arrivato per porre fine a un rapportoche era già morto, per farti lasciare quella donna identificata nell’abitudine e soprattutto per far nascere finalmente una donna nuova. È questa donna che ti manca davvero, non lui! Stai cercando te stessa: questo è il cammino che devi intraprendere. Quanto più resisterai ai mutamenti in corso, quanto più renderai il tuo parto doloroso...

Cosa puoi fare subito

Il passo da fare adesso è semplice: volgi lo sguardo dall’esterno all’interno. Senti il dolore, ma senza fissarti sulla “causa esterna”: non è l’abbandono che ti fa star male. Quando il dolore ritorna non combatterlo, non rimuginare, fagli posto e prova a dire: "Vieni dolore, accomodati, ti tengo vicino e mi affido a te". Nello stesso tempo porta l’attenzione su di te, tornando con la mente a un tempo lontano, ad esempio alla Beatrice adolescente: cerca un’immagine di quel periodo in cui ridi e sei felice. Da quanto tempo non ti senti così? Spesso ci attacchiamo ad amori finiti proprio perché ci siamo allontanati da ciò che ci fa star bene, non inseguiamo più le nostre passioni, ci siamo seduti. Ma quell'immagine di gioia può staccarci da tutte le recriminazioni. Le immagini sono il farmaco dell’anima, hanno un grande potere perché ci ricollegano direttamente alla nostra essenza. Sarà questa nuova donna che sta nascendo ad attrarre nuovi interessi, nuove amicizie e anche nuovi amori, più in linea con ciò che sei e non con le vecchie abitudini.

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