Vita in famiglia
Se torno al lavoro il mio bimbo soffrirà?

Molte mamme vivono con difficoltà questo distacco che invece può essere la prima esperienza di autonomia di nostro figlio, con qualche accorgimento…

Arriva, prima o poi, per molte mamme il momento di rientrare al lavoro e di lasciare il proprio bambino nelle mani di altre figure di fiducia, tate o nonni. Per molte donne questo distacco è vissuto male e con sensi di colpa, come raccontano molte e-mail che giungono quotidianamente alla redazione di Figli Felici: “Mio figlio ha solo un anno, fra qualche settimana dovrò ricominciare a lavorare e sono preoccupata. È ancora così piccolo, così bisognoso della mia presenza. Temo che soffrirà il distacco, che sentirà la mia improvvisa mancanza”. E ancora: “Penso che sarò diversa, più ansiosa, dovrò fare i conti con il poco tempo a disposizione e con i sacrifici che il doppio ruolo di mamma e lavoratrice mi imporrà. A causa della stanchezza, avrò probabilmente anche meno voglia di giocare con lui. Temo che tutto questo si ripercuoterà sulla serenità del mio bambino, che non mi avrà più tutta per sé…”.

Voler riprendere a lavorare è sano

Più stiamo con lui (o con lei), meglio starà. Ecco un luogo comune da cancellare il prima possibile per dare al rapporto con i figli una nuova impronta, più qualitativa, pensando che più la mamma sarà felice e soddisfatta, più sensazioni positive riuscirà a trasmettere anche ai piccoli. Al contrario, se continuerà a sentirsi insostituibile contribuirà solo a creare un attaccamento eccessivo. Il bambino ha bisogno di essere amato, se sentirà questo amore, qualunque cosa accada, lui saprà che non verrà mai rifiutato o abbandonato. Per far questo è fondamentale non diventare mai "solo madri" e ritornare a essere anche donna, compagna, e - va da sè - lavoratrice. Da dove partire? Cominciando a fare delle cose solo per sé, sull’onda del piacere, più che del dovere. Basta poco: a volte anche un vestito nuovo, un profumo possono regalare un pieno di energia e vitalità.

Mamma, lavoratrice, donna. Apriti a più ruoli

La preoccupazione maggiore delle mamme alle prese con il rientro al lavoro dopo la pausa della maternità, è che il piccolo possa soffrire durante la loro assenza. Un’ansia che nasconde in realtà un sentimento più profondo: il senso di colpa di essersi riappropriate del proprio spazio di manovra, difendendo il loro ruolo di donne, e non solo di madri.

Dagli tempo: lui si abitua presto alla nuova routine

Un errore frequente di noi genitori è pensare di essere indispensabili per i nostri figli. Al contrario, invece, più studi dimostrano che il bambino piccolo ha bisogno soprattutto di una figura di riferimento che si prenda cura di lui: che sia la mamma, la nonna o la tata poco importa. Ecco allora che carichiamo un evento normale, come rientrare al lavoro, di ansie frutto delle nostre paure, che indurranno nel piccolo un attaccamento di riflesso.

Come vivere serenamente il rientro

Affidalo con fiducia

Individuiamo una tata o una figura di riferimento positiva e allegra con cui il bambino sta bene. Facciamole fare una prova di una o due settimane. La serenità del piccolo al nostro rientro sarà la dimostrazione che con lei c’è feeling. Coinvolgiamo di più anche il partner, chiedendogli solo un supporto emotivo.

Allontanati con un sorriso

Quando usciamo per andare al lavoro, salutiamolo con gioia. Se lui si mette a piangere, niente panico. È inevitabile. La sensazione di sentirsi solo verrà presto sostituita dall’interesse di fare  cose nuove. Diamogli un pupazzo o un altro oggetto che gli tenga compagnia nei momenti di crisi.

Quando torni, niente regali

Evitiamo di portare ogni sera un regalino al piccolo. Così facendo non facciamo altro che cronicizzare il problema, evidenziandogli il fatto che siamo state via, lontane da lui e che per questo ci sentiamo in dovere di riparare.

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