Mela annurca campana, l'arma in più contro il colesterolo cattivo
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Mela annurca campana, l'arma in più contro il colesterolo cattivo

Questo frutto storico, secondo uno studio dell'Università di Napoli, aiuta ad abbattere i grassi ematici in eccesso: ma la mela annurca ha anche altre qualità

Questa piccola mela dalla buccia rosso vinoso non è un frutto qualsiasi: la mela annurca Igp, coltivata in Campania da oltre 2.000 anni, è salita sul podio dei supercibi grazie ad alcuni studi condotti dall’Università Federico II di Napoli coordinati da Gian Carlo Tenore, professore di Chimica degli Alimenti, al Dipartimento di Farmacia, che ne hanno evidenziato l’efficacia nella cura dell’ipercolesterolemia e per la giovinezza dell’apparato cardiovascolare.

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Il suo segreto? È nella buccia

Dai risultati di queste ricerche si è visto che il consumo di due mele annurca al giorno (pari circa a 100 grammi) è in grado di aumentare il colesterolo HDL, quello buono del 15% in 8 settimane. In un secondo studio pubblicato sul Journal of Medicine Food i polifenoli estratti da questi frutti rossi sono stati capaci di accrescere del 50% in tre mesi il colesterolo “buono”. Il segreto non starebbe nella polpa ma sulla buccia della mela annurca, dove si concentrano una particolare classe di polifenoli antiaging, le procianidine con evidenti effetti anticolesterolo. Grazie a questi benefici è stato possibile realizzare in laboratorio anche un prodotto nutraceutico capace di abbassare del 28,8% il colesterolo totale.

Mela annurca, quella vera è a marchio Igp

La mela annurca è un frutto tutelato dal marchio Igp e da un Consorzio che ne garantisce e ne tutela la produzione secondo un rigoroso disciplinare. La polpa è dolce, croccante e aromatica. La mela annurca va consumata con la buccia dopo averla lavata brevemente sotto il getto dell’acqua. In cucina è molto versatile. La mela annurca si esprime davvero bene in abbinamento con lo yogurt bianco a colazione ma anche da sola perché, grazie ai suoi zuccheri, offre energia e vitalità con poche calorie mentre è meglio evitarla ai pasti soprattutto in combinazione con altri glucidi come pasta e pane.

Consumata regolarmente la mela annurca è un elisir di giovinezza

L’annurca è davvero la mela dell’eterna giovinezza, come conferma il dottor Loreto Nemi, specialista in Scienze della nutrizione umana. "Questo frutto contiene due molecole smart: la fisetina, che arresta la proliferazione delle cellule tumorali, e la quercetina, famosa molecola allungavita, oltre a un livello di procianidine a elevato potere antiossidante. Per sfruttarne il potere antinfiammatorio e abbassare il colesterolo cattivo, si consiglia di bere al mattino uno “smoothie” con una mela annurca con la buccia, succo d’arancia, zenzero, spinaci e una pera."

La sua fibra nutre l’intestino

Dal punto di vista nutrizionale la fibra della mela annurca è una specie di fertilizzante naturale della flora batterica intestinale, osserva il dottor Nemi, "la pectina presente nella polpa e nella buccia della mela annurca, viene trasformata dal microbiota intestinale in una guaina che calma le pareti irritate dell’intestino". In caso di dissenteria meglio consumare la mela a crudo, tagliata a spicchi in un’insalata di radicchio e carote grattugiate. Se invece soffri di stipsi, puoi cuocerla per qualche minuto in poca acqua a fuoco basso. La mela cotta è anche un ottimo dessert che dà sollievo all’acidità gastrica.

La trovi anche sotto forma di integratore

Oltre al frutto fresco, in commercio esistono integratori in capsule a base di un estratto di mela annurca Igp campana abbinato al cardo mariano e ai principi attivi delle foglie di olivo, utile per abbassare il colesterolo “cattivo”, migliorare il metabolismo dei grassi e rinforzare perfino i capelli. In base agli studi dell’Università di Napoli, 800 mg di estratto polifenolico di mela annurca equivalgono al consumo di 6 mele.

Curiosità: alle origini del suo nome

La mela annurca prende il nome dal luogo di coltivazione “la Mala Orcula”, ovvero la zona che circonda il lago d’Averno, nei pressi di Pozzuoli in Campania. A differenza delle altre mele completa la maturazione a terra e non sull’albero: dopo essere stata raccolta, viene disposta sui “melai” al sole.

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