Zucchero: perché oggi è un “nemico”
Mangiare sano

Zucchero: perché oggi è un “nemico”

Il dottor Raffaele Fiore, medico nutrizionista del centro Riza di medicina naturale, non ha dubbi: per ritrovare la salute e per dimagrire bisogna ripensare il nostro modo di mangiare.

Intervista tratta da Salute Naturale Extra n° 71 attualmente in edicola.

Lo zucchero? Il nostro peggior nemico. Ne è certo anche il dottor Raffaele Fiore, nutrizionista e omeopata che collabora con il Centro di Medicina Naturale Riza presso cui tiene corsi di Alimentazione naturale (vedi box nella pagina) e che con i danni dovuti a diete a indice glicemico alto e altissimo ha spesso a che fare.

Ma lo zucchero non è il nostro carburante, l’unico cibo per il nostro cervello? Come è possibile che sia il nostro peggior nemico?
Lo è diventato. È troppo presente nella nostra dieta sotto la forma di un eccesso di carboidrati, alimenti raffinati e zuccheri semplici. Tanto presente da essere diventato un pericolo per la nostra salute. C’è lui dietro l’aumento di patologie metaboliche, diabete e tumori. La nostra salute è molto taoista. Si basa infatti sulla via di mezzo, non ama gli eccessi. È vero che lo zucchero, o meglio il glucosio, è importante, ma deve mantenersi tra i 60 e i 100 mg/dl. Essere costantemente al di sopra o al di sotto di questi limiti porta alla morte di cellule cerebrali. Oltre una certa concentrazione si ha un danno centrale. Per chiarire come funziona il nostro corpo pensiamo all’ossigeno: è indispensabile per farci respirare, ma se anziché una concentrazione del 21% ne abbiamo di più cominciamo a delirare, a perdere il contatto con la realtà. Lo stesso accade con lo zucchero.

Perché oggi emerge in modo così forte questo problema con la glicemia?
Perché mangiamo troppo e in modo non corretto. L’essere umano si è evoluto non certo per affrontare libagioni e pranzi abbondanti. Non sto parlando di calorie, ma di ormoni. È dal punto di vista ormonale che deve essere guardata la nostra dieta. E il nostro corredo ormonale ci rende capaci di affrontare l’astinenza da cibo, ma per l’abbondanza abbiamo un ormone solo, l’insulina e lo stiamo facendo lavorare così come la natura non aveva previsto potesse fare. Iniziamo la mattina con un cappuccio e una brioche che fanno schizzare la glicemia a 160/180, poi continuiamo con panino, spaghetti o pizza. Usiamo l’insulina e sempre e solo lei. L’insulina è legata alla produzione di praticamente tutti i mediatori chimici che sono collegati all’infiammazione. Trombossani, prostaglandine 2, acido arachidonico: da questi meccanismi hanno origine tutte le malattie, dalla cervicalgia fino alla Sla, la sclerosi laterale amiotrofica.

Che cosa fa della dieta moderna una fonte così massiccia di zuccheri?
Le farine raffinate. Dico una cosa molto forte, magari un po’ scomoda, ma sicuramente utile se si desidera fare un favore alla propria salute: andrebbero abolite! A loro bisognerebbe preferire quelle integrali o semintegrali.Le farine raffinate, bianche e impalpabili, ci danno zucchero molto in fretta e molto in fretta viene anche prodotta l’insulina che agisce come un “ripara guai”. Deve risolvere un problema di eccesso e con grande intensità agisce. Quello che succede è che, in questo modo, passiamo da una condizione di iperglicemia a una di ipoglicemia e lo facciamo nel giro di mezz’ora. Ci sono conseguenze immediate, ma altre, ben più gravi, che diventano manifeste a distanza di tempo. È possibile, ad esempio, che anche crisi di panico e stati depressivi possano essere ricondotti a un’alimentazione con troppi zuccheri. Ma c’è di più. L’insulina sterilizza. È, come abbiamo visto, un ormone strettamente legato all’infiammazione e la Natura non fa accogliere la vita in un sistema infiammato.

Come dovrebbe essere una dieta in cui non viene scatenata l’insulina?
Dovrebbe vedere le proteine sempre insieme ai carboidrati, anche a colazione. Non andrebbero demonizzati i grassi, soprattutto i grassi vegetali che troviamo in mandorle, noci, pinoli, che danno energia ma non stimolano l’insulina. Infine dovremmo recuperare la lentezza nel mangiare. Gli ormoni della sazietà richiedono tempo per attivarsi, ma non solo. Gli ormoni sono anche il linguaggio del nostro inconscio. Se mangiamo meccanicamente non solo introduciamo più cibo prima di sentirci sazi, ma ci dimentichiamo di noi stessi. Quando mi abbuffo, io dove sono?

Un ultimo consiglio?
Impariamo ad ascoltarci e a capire cosa ci dice il nostro corpo. Quel vuoto nello stomaco che mi fa venire voglia di mangiare anche se non è molto che mi sono alzato da tavola non è fame. È ipoglicemia reattiva. È l’insulina che è stata troppo stimolata. Ciò che chiamiamo fame è dunque il risultato di un eccesso di zuccheri nel pasto precedente.

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