Colite e panico, una lettura psicosomatica
Psicosomatica

Colite e panico, una lettura psicosomatica

A volte colite e panico compaiono assieme: da un punto di vista psicosomatico entrambi questi disturbi sono innescati da un'inconsapevole rinuncia a seguire la propria natura più autentica

Ci scrive una lettrice di Riza psicosomatica "Sono Michela e ho 32 anni. Qualche anno fa, incalzata dai miei genitori, ho chiuso una relazione clandestina con un uomo sposato di cui ero innamorata perdutamente: mi ha lasciato andar via senza batter ciglio! Dopo la separazione da lui sono iniziati gli attacchi di panico e per questo ho anche smesso di cantare, la mia grande passione. Qualche tempo dopo ho ripreso una relazione con un ragazzo “fin troppo normale”: pensavo potesse darmi stabilità e l’ho sposato, pentendomi subito dopo. A peggiorare le cose, è arrivata una fastidiosa colite. Ho fatto tantissime visite senza risultato; mi sveglio al mattino e il primo pensiero è correre in bagno. Dulcis in fundo, il lavoro non mi soddisfa per nulla; si tratta di un impiego routinario lontanissimo dalle mie ambizioni artistiche, con quel sogno di fare la cantante che mi ha accompagnato fin da piccola. Risultato, il caos più totale!"

Colite e Panico: il prezzo di scelte sbagliate

La storia che racconta Michela è un esempio di ciò che non si dovrebbe fare per stare bene. Non solo: ci dice anche che basta mettersi in ascolto del proprio corpo per avere tutte le risposte che ci servono, risposte spesso agli antipodi della “normalità”. Il messaggio della nostra lettrice comincia con la rottura di una relazione d’amore molto intensa; da quel momento cominciano le sofferenze fisiche e psicologiche, nonostante le scelte di Michela siano quelle che il buon senso comune suggerisce pressoché sempre in casi come il suo. Vivere una relazione clandestina è sempre sbagliato, coltivare ambizioni artistiche è velleitario, la cosa importante è trovare una brava persona da sposare e un lavoro sicuro. Scelte “da manuale” che si rivelano totalmente controproducenti.

Se non vivi la tua vita, il corpo si ribella

Perché accade tutto questo? Perché il conformismo sociale è un rifugio attraente: illude che sia possibile vivere bene evitando di farsi travolgere da tutto ciò che di destabilizzante ha in serbo per noi la vita. Si tratta appunto di un'illusione destinata a svanire di fronte alla verità del corpo il quale, a differenza della mente, non può dissimulare. Il malessere che Michela prova quando decide razionalmente di dare ascolto alla sua famiglia e rompere con quell’uomo si presenta sotto la forma degli attacchi di panico, e già qui il messaggio non potrebbe essere più chiaro. Il panico è una forza tellurica che scende in campo nel tentativo di strapparci di dosso la maschera dietro la quale nascondiamo la nostra vera natura, i nostri sentimenti più autentici. Un’errata interpretazione del problema la porta poi a chiudere con il canto, la sua grande passione. Ma il panico non arrivava certo per impedirle di cantare! Al contrario, era la ribellione del suo corpo nei confronti di una scelta (la rottura con quell’uomo) che Michela non aveva compiuto in base a una propria convinzione, ma per obbedire a un diktat familiare.

Amore e passioni non si spiegano, si vivono

Non è compito della psicologia valutare le relazioni in base alla loro moralità, ma unicamente in termini di beneficio o malessere che provocano in chi le vive. Non si tratta quindi di fare un elogio delle relazioni clandestine, ma di riconoscere che in certe fasi della vita, per mille motivi tutti individuali (cioè relativi unicamente ai soggetti che vivono quelle esperienze), tali liaison possono avere un senso e regalare benessere, mentre in altri casi sono molto distruttive. Esattamente quanto accade alle relazioni “coniugali”, vissute sempre alla luce del sole. Un fatto è certo, come testimonia il racconto di Michela: rifugiarsi in una relazione “di comodo”, in una vita senza scossoni ma anche senza passioni ci spegne, ci fa mancare l’aria. A tutto questo il corpo si ribella, prima con il panico (disturbo di tipo nevrotico), poi con la colite, che è una patologia psicosomatica, più grave perché più inconsapevole: la nostra lettrice, infatti, fatica a vedere la correlazione fra le sue scelte e l’insorgere della malattia, ma non è certo un caso che questo disagio sia comparso in un preciso momento né che tutti gli esami fatti non abbiano rivelato nulla di fisiologico a giustificare una colite tanto fastidiosa.

La colite “parla” di ciò che non vuoi esprimere

Da un punto di vista psicosomatico, le scariche violente tipiche della colite esprimono simbolicamente la necessità che la persona sofferente ha di liberarsi il più rapidamente possibile di pensieri fastidiosi, di natura aggressiva o erotica. Michela è molto arrabbiata (e con ogni probabilità sessualmente insoddisfatta) ma non lo dà a vedere e così la colite parla per lei. In superficie potremmo pensare che sia arrabbiata con i suoi genitori che l’hanno costretta a una scelta forzata. O forse con quell’uomo, che non l’ha trattenuta, oppure con il suo attuale compagno “fin troppo normale". No: nel profondo, Michela è arrabbiata con se stessa per non essere stata in grado di seguire quel che il cuore le suggeriva, costi quel che costi. Un fatto è certo: rifugiarsi nella routine quotidiana la fa star male e la farà star male ancora a lungo, se non prenderà le giuste contromisure.

Quali? In primo luogo, deve recuperare l’antica passione per il canto, qualcosa che la accompagna da sempre, da quando era bambina. Nulla nutre l’anima come le passioni: senza di esse diventiamo tutti uguali, banali, cloni irriconoscibili privi dell’unicità che caratterizza ogni essere umano. Non importa minimamente che sia tardi per costruire una carriera artistica: l’importante è che Michela torni a cantare, a esprimere in quella forma l’energia che la abita. In secondo luogo, dovrebbe guardare con sguardo consapevole alla sua relazione matrimoniale. Non c’è nulla di peggio di costringersi in un rapporto spento, magari per anni. La rinascita di Michela e il superamento della colite psicosomatica di cui soffre potrà avvenire solo se avrà il coraggio più semplice che un essere umano possa trovare: quello di essere quel che si è.

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