Insonnia: curala di giorno!
Psicosomatica

Insonnia: curala di giorno!

Questo mese, associata alla stanchezza da rientro, spesso l’insonnia aumenta: la psicosomatica ti aiuta a tornare rapidamente a un sonno riposante e naturale

Prendersi cura del giorno per guarire la notte. Può sembrare un gioco di parole ma non lo è. Se si vogliono superare veramente i disturbi del sonno bisogna mettere in campo interventi che agiscano sulle ore diurne e sul modo in cui le si vive. Per aiutare una pianta in sofferenza occorre occuparsi prima di tutto delle radici e dell’esposizione alla luce. Allo stesso modo, il sonno disturbato non può essere aiutato da sonniferi che forzano l’addormentamento, che impediscono il risveglio precoce o che smorzano i ripetuti risvegli. Quel che serve è andare alla radice del problema, a come “ci esponiamo alla luce”, a come viviamo la vita da svegli, alla luce del giorno e alla luce della coscienza.

 

I rischi di un sonno indotto da farmaci

Sui foglietti illustrativi di tutti i sonniferi (tecnicamente chiamati ipnoinducenti), c’è scritto che “il farmaco va impiegato solo in casi gravi e per un periodo non superiore a due, tre o quattro settimane” a seconda delle situazioni. Il problema però è che, una volta acquisita questa indicazione, la persona non ha molte altre risorse. E se, tolto il farmaco dopo un mese, non riesce nuovamente a dormire? Passa a un altro? Ma il problema che ha creato l’insonnia si è risolto? Nella maggior parte dei casi no, e a quel punto la persona in realtà non molla più il sonnifero, perché deve comunque far fronte agli impegni di ogni giorno, e spesso ne diventa dipendente. Vediamo allora cosa si può fare di diverso.

 

Prima regola per dire addio all'insonnia: devi sentirti vivere

La prima cosa a cui il nostro sistema nervoso fa caso è questa: se c’è stato il giorno, allora può esserci anche la notte, altrimenti no. In altre parole: se sentiamo di aver vissuto pienamente la giornata, se c’è stato almeno un po’ di spazio per la parte più vera di noi, se c’è stato un po’ di piacere in mezzo a tanto dovere, spesso anche solo se ci siamo emozionati, allora la nostra mente può mollare la presa e accettare di “sparire per un po’” nel sonno. Ma se da qualche tempo il sistema nervoso sente che di giorno “non si vive,” di notte rimane sveglio perché vuole esserci, vuole fare (anche se non sa che cosa), non vuole chiudere per l’ennesima volta una giornata non veramente vissuta.

 

Lascia un’impronta nella tua giornata e l'insonnia se ne andrà

Non si tratta di fare più o meno fatica, ma, nel farla, di esprimere qualcosa di noi, di lasciare un’impronta, di dire quel che si ha da dire e di riuscire anche a gioire, a ridere, a divertirsi. Quanti giorni si possono vivere senza che qualcosa di noi trovi spazio? Persino gli uomini delle caverne, che avevano quasi l’unico scopo di sopravvivere, sentirono la necessità di mettere la propria impronta creativa sulle rocce delle caverne in cui si riparavano. Certo, l’insonnia può in apparenza essere scatenata da fattori più visibili: le preoccupazioni, lo stress quotidiano, l’eccesso di vigilanza e di controllo, la scarsa attività fisica, problemi ormonali e tanto altro. E in tutti questi casi vanno trovate soluzioni specifiche, personalizzate, perché il sonno è basato su delicati e sofisticatissimi equilibri neurochimici. Ma quasi niente potrà funzionare in modo definitivo se il terreno nel quale il sonno affonda le sue radici, cioè lo stile di vita, non permette alla persona di esprimere una parte fondamentale di sé.

 

A nanna con tre strategie “personalizzate”

Difficoltà di addormentamento? Metti il tuo marchio in tutte le cose che fai
Nella vita di ogni giorno è difficile non essere funzionali, cioè staccarsi dalle azioni fatte sempre per uno scopo immediato. Tuttavia per sconfiggere l’insonnia il sistema nervoso ha bisogno di esprimere la propria creatività. Che non significa per forza fare qualcosa di artistico, ma mettere il proprio marchio in quel che si fa, farlo “a modo nostro”, anche se si tratta di doveri o di piccole cose. Solo una fatica che sentiamo nostra ci stanca nel modo giusto, facendoci arrivare a sera stanchi ma appagati.

 

Risvegli notturni? Rintraccia sempre una trama personale
Se è da troppo tempo che i giorni sono tutti uguali e uniti dal grigiore oppure tutti diversi ma senza un filo conduttore che ci riguardi, la nostra mente non coglie più il senso del nostro affannarci, non ha più chiaro il proprio orientamento. Facciamo in modo di tenere una trama, una direzione esistenziale: lo sviluppo della personalità può passare attraverso la curiosità, la lettura, ma anche attraverso la cura della propria storia affettiva e l’affinamento delle relazioni. Quando la mente percepisce questa continuità, questa “base solida”, non ha più bisogno di prolungare lo stato di veglia nel timore di scossoni o pericoli.

 

Risveglio precoce? Spazio al gioco e non temi più il futuro

Quando si è adulti non si gioca più. O si diventa seriosi, cioè non si ride abbastanza, oppure si incastonano microscopici spazi di piacere nella routine, senza divertirsi davvero. Ma giocare non è uno svago superficiale. Il gioco è una cosa seria: basta guardare i bambini che ci si perdono del tutto. È vedere la vita come una danza sul filo, è non avere certezze, è essere sempre aperti a ciò che va fuori dall’ordinario: così il cervello libera le sostanze capaci di riequilibrare la psiche. Riammettiamo questa attività nella nostra vita, facciamone uno stile permanente, e affrontare le difficoltà del giorno che arriva diventerà più semplice

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