Psicosomatica
Cosa racconta di noi la stipsi

Secondo la psicosomatica dietro la stipsi si nasconde il timore del il mondo esterno; chiudendosi, l'intestino, nasconde le nostre emozioni più vere

Dietro la stipsi c'è solo uno stile di vita sbagliato?

Il termine "stipsi" è sinonimo di stitichezza e deriva dal greco styphein, che significa "stretto". Secondo la medicina ufficiale la stipsi è spesso provocata da uno stile di vita sbagliato, caratterizzato da un'alimentazione scorretta e dalla sedentarietà. In altri casi può essere causata da un abuso di farmaci o da un'intossicazione. Altre forme di stipsi invece sono dovute a una disfunzione dell'intestino, che non riesce a "spingere" le feci verso l'esterno, oppure a un'ostruzione nel retto, che impedisce l'evacuazione. L'interpretazione psicosomatica di questo disturbo, tuttavia, è in grado di dare un quadro molto più chiaro e di cogliere alcuni aspetti utili per la soluzione del problema.

Alla base di questa lettura, c'è l'idea che la stipsi sia la spia di un atteggiamento conflittuale nei confronti del mondo e di noi stessi.

La paura degli altri può bloccare l'intestino e produrre stipsi

Ciascuno di noi ha bisogno, per sopravvivere, di porsi in relazione con il mondo esterno: senza il cibo e gli stimoli che ci nutrono non riusciremmo né a crescere né a mantenerci in vita. Questa attività comporta un bilancio di "dare e avere", uno scambio: ciò che entra, una volta assorbito ciò che è utile all'organismo, deve anche poter essere scartato. Un processo che comporta, di fatto, la disponibilità a lasciarsi contaminare, ad assorbire ma anche a perdere. Chi è chiuso nel suo guscio difensivo, invece, non di rado ha difficoltà proprio in questa funzione. Trattenere le feci vuol dire, simbolicamente, non cedere nulla di sé, coltivando un'illusione di autosufficienza che può diventare isolamento. Fin da bambini, attraverso il controllo degli sfinteri, impariamo a esercitare un padronanza che va ben al di là del contenuto del nostro intestino. La partita che si gioca riguarda il conflitto tra il trattenersi e il lasciarsi andare, in altri termini tra il possesso e la donazione di qualcosa che ci appartiene. Ecco perché spesso la stipsi nasce in risposta a situazioni nelle quali ci sentiamo minacciati dall'ambiente, deprivati o invasi. In questo caso, l'intestino si fa carico di tenere per noi quel poco che ci rimane. Fattori scatenanti possono essere gli ambienti di lavoro, familiari molto competitivi, o la deprivazione nel caso di regimi dietetici piuttosto rigidi così come di eventi emotivi che rischiano di privarci di ciò a cui teniamo di più: tradimenti, cambiamenti traumatici...

Alcune domande, alcune possibili risposte

- La stipsi che si alterna alla diarrea, al colon irritabile, e quindi alla colite ha lo stesso significato simbolico di quella cronica?

In linea di massima sì: nel colitico spesso si alternano i due momenti e ai periodi di stipsi ostinata possono seguire anche fasi di diarrea. In entrambi i casi il significato è lo stesso: si trattiene dentro di sé o si espelle furiosamente un contenuto inaccettabile, una parte di sé che non si è disposti a considerare come propria e da cui ci si vuole separare.

- Quando compare all'improvviso in un soggetto che di solito non ne soffre, è legata a fattori psicologici o può dipendere soltanto da cause esterne?

Sono molte le situazioni nelle quali la stipsi può fare la sua sgradita comparsa in soggetti fino ad allora regolari. L'intestino si impigrisce o sblocca quando siamo costretti a elaborare novità, cambiamenti, eventi traumatici che richiedono tempi lunghi di assimilazione. La possibilità che insorga è direttamente proporzionale alla rigidità del soggetto e alla sua capacità di accettare la propria emotività.

- Chi ha sofferto di stipsi fin da bambino può guarire o deve rassegnarsi a questo disturbo?

Quando la stipsi ci accompagna fin da piccoli, vuol dire che è cresciuta con noi e che si è innestata su un tratto del carattere che connota la nostra personalità.

In questi casi è utile un intervento trasformativo lento, ma efficace, come quello psicoterapico, che intervenga sulla struttura psichica agendo sulla dinamica psicosomatica.

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