Non è mai troppo tardi per vivere la tua vita
L'aiuto pratico

Non è mai troppo tardi per vivere la tua vita

Usciamo dai luoghi comuni: la convinzione che le cose non possano cambiare a causa dell'età è fasulla e pericolosa, ma liberarsene è un gioco da ragazzi

Mirko scrive alla redazione di Riza Psicosomatica:

"Sono un programmatore nel mondo dell'industria. Ho cambiato spesso azienda, ma uno dei miei obiettivi era quello di lavorare in una grande società, convinto che solo in un simile contesto avrei potuto crescere. Errore! Da quando ci sono (10 anni), sperimento giornalmente l’alienazione, la sensazione di essere un numero. Sto chiuso in un ufficio, mentre prima lavoravo soprattutto nei laboratori, cosa che amavo, oppure mi trovavo in trasferta. Ogni nuova idea è bandita, tutto è ripetitivo e monotono: sono angosciato e non so come uscire da questa prigione. I colleghi parlano come se avessero 90 anni, gli interessa solo arrivare alla pensione. Se parli di qualcosa di diverso, di cambiare, sono pronti a smontarti: “Fuori non troverai le stesse cose, il mondo del lavoro è cambiato e a una certa età non trovi nulla”... Sto davanti a un computer per 8 ore al giorno e non lo sopporto più. Cosa posso fare? Ho quasi 50 anni»

Solo per la mente "è ormai troppo tardi"

Quando gli dei vogliono punire gli uomini, assecondano i loro desideri. Questo proverbio è perfetto per descrivere la situazione nella quale è caduto Mirko. Naturalmente, il detto non si riferisce ai desideri autentici, a quel che vuole la nostra anima: parla della mente, delle sue convinzioni, dei suoi schemi rigidi. Mirko era certo che per raggiungere i propri obiettivi fosse indispensabile lavorare in una grande azienda. Cercava un trampolino, ha trovato una prigione. La realtà immaginata si è rivelata fasulla e lui, uomo pratico e giramondo, si trova in una trappola dove dominano la routine e la prevedibilità delle mansioni. Non bastasse la monotonia, ci si mette anche la disillusione dei colleghi. Per fortuna, qualcosa si agita cercando di spezzare le catene alle quali Giampiero si sente legato: l’angoscia, la sensazione di essere un numero non devono essere combattute, ma accolte come salvifici messaggi dell’anima.

La vita ricomincia sempre, a qualunque età

Guai a non avere questi disagi, significherebbe che Mirko è diventato come i suoi colleghi, quietamente sconfitti. Lui non lo è, la sua sofferenza è lì a dimostrarlo. Si dirà: belle parole, ma in pratica? A 50 anni cosa vuoi trovare? Ormai è tardi per riciclarsi. L’antologia del luogo comune è sempre a disposizione di chi vuole far vincere timori e paure, ma è un concentrato di falsità.

L’età è un vincolo solo per chi la sceglie come alibi: basta una breve ricerca in internet per imbattersi in moltissimi esempi di persone che hanno cambiato vita con successo avendo anche più anni di Mirko. Il solo fatto che lui stia male contiene la soluzione, a patto che cominci a guardare nella giusta direzione, dentro di sé e non fuori. Non è il pensiero dei suoi colleghi a frenarlo, e nemmeno le contingenze economiche o tutte le difficoltà che razionalmente possiamo immaginare sulla strada di un ipotetico cambiamento.

Lo sguardo giusto ti porta dove andare

Mirko lavora in questa azienda da 10 anni, non da 10 giorni: questo significa che ha fatto sue certe convinzioni che attribuisce al mondo esterno. Se vuole cambiare le cose, deve partire da qui, dalle sue paure, dai suoi alibi, guardandoli con dolcezza, senza combatterli o peggio negarli. Non si tratta nemmeno di “buttarsi” a spedire curriculum a destra e a manca o di prendere la prima occasione che capita pur di uscire dalla gabbia. Si tratta di osservare bene il malessere così com’è, senza cercare di lenirlo, senza lamentarsene, senza distrazioni.

Nel disagio è in azione l’anima, la più potente alleata di ogni autentico cambiamento esistenziale. Non esistono scorciatoie per favorirne la discesa in campo, se non la percezione cedevole delle sensazioni che proviamo, quando le proviamo, senza alcun giudizio su di esse. In tal modo, lo sguardo di Mirko diverrà lucido e saprà individuare le occasioni da non farsi sfuggire. Senza sforzo, il maestro giunge alla meta: questo hanno sempre affermato i saggi di Oriente e Occidente. Ciò che valeva per loro, vale per noi.

Immagina il tuo fiore: quando lo fai inizia sempre la primavera

Chiudi gli occhi e immagina di essere su un bel prato a primavera, pieno di fiori. Cogli una margherita, ne osservi la forma, il pistillo, i petali. Ogni petalo rappresenta simbolicamente un alibi, una resistenza, un luogo comune, una convinzione superficiale.

Il primo petalo si chiama Tempo: lo osservi e percepisci bene il timore che ormai sia troppo tardi per cambiare le cose. Fatto questo, lo stacchi dal fiore e lo getti alle tue spalle.

Il secondo petalo è la Sicurezza: chi lascia la via vecchia per la nuova.... Osservi anche lui e via, dietro di te.

Il terzo petalo è il Giudizio: cosa penseranno di me gli altri se farò la scelta anticonformista di cambiare lavoro a cinquant’anni? Getti anche questo. Puoi continuare liberamente associando a ogni petalo qualcosa che sembra frenare la tua corsa verso la realizzazione, fi no a che rimarrai con il pistillo. Rappresenta il tuo nucleo, l’essenza, il cuore di quel che sei davvero. Come grazie al pistillo nascono altri fiori, dal tuo centro interiore sgorga spontaneamente la creatività, quel che serve per arrivare alla meta, la tua unicità.

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