Quando aiutare un depresso è controproducente
Depressione

Quando aiutare un depresso è controproducente

Prodigarsi per “salvare” chi è caduto in depressione non serve, si ottiene l’effetto contrario; a volte non fare nulla dà a chi soffre la scossa per reagire

È proprio vero, a volte l’apparenza inganna. La storia che ci racconta Marilena, una nostra lettrice, ne è un esempio: quella che sembra essere la cosa più giusta da fare, ossia aiutare un’amica che soffre, si rivela essere non solo inutile, ma addirittura controproducente per entrambe. Ecco la sua storia.

Le ho dato una mano e…si è presa tutto il braccio!

“Da qualche tempo mi sto facendo carico di un’amica caduta in depressione. Un tempo eravamo molto unite e mi è sembrato giusto darle una mano in un momento difficile. Il problema è che questo momento si sta protraendo troppo e lei mi sta rovinando la vita. A causa sua ho rotto con persone cui tenevo e anche mio marito non sopporta più la sua invadenza. Non solo telefona e mi piomba in casa a tutte le ore, ma è ancora rancorosa con tutti. L’ho accompagnata da diversi specialisti, ma nessuno era all’altezza; l’ho coinvolta in qualche iniziativa, ma da lei solo critiche; e anche nei miei confronti è spesso astiosa e piena di livore, mentre riserva i rari momenti buoni a quelli che la trattano senza troppi complimenti. Le voglio bene e so che è la sua infelicità a trasformarla nella donna insopportabile che è diventata, ma sento che non ce la faccio più. Purtroppo, l’idea di mollarla mi riempie di sensi di colpa”.

Quando essere buoni è dannoso…

È accaduto a molti di incappare in persone che, nonostante siano oggetto di cura e dedizione, rispondono solo in modo distruttivo, pretendono sempre più spazio e non manifestano alcuno spirito di collaborazione. Buona regola in questi casi è fermarsi a osservare l’uso che gli altri fanno dell’energia che gli diamo. Dove vanno a finire l’attenzione e l’affetto che Marilena dispensa alla sua amica? Che utilizzo fa della sua pazienza e del suo tempo? Se, come racconta, vanno solo ad alimentare il suo astio e la sua rabbia, è sano non dare più niente. Lo so, chiudere il rubinetto pare brutto, ma è proprio la paura di essere cattivi a farci compiere azioni dannose. Il buonismo, in qualsiasi sua versione, è pericoloso perché induce a non riconoscere la presenza del male. Convince che essere caritatevoli e pieni di accettazione incondizionata sia la risposta sempre vincente, spesso a dispetto dell’evidenza. Anzi, più le cose non cambiano, più bisogna insistere, in nome dell’ostinato disprezzo verso la realtà dei fatti che connota ogni idealismo cieco.

Leggi anche:se ti senti giù, prova a non reagire


Basta fare da stampella, solo così si aiuta davvero

Esci dai panni dell’“unica amica rimasta” ed entra se puoi in quelli dell’amica saggia, dando alla tua protetta quello che le serve per uscire dall’impasse: niente. Proprio così; come scrive la grande psicoterapeuta Marie Louise von Franz: “In un certo senso il male è uno scheletro. È la distruzione fine a se stessa, che ciascuno porta dentro di sé in una certa misura…Alcune persone ne sono totalmente possedute. Il modo migliore di far fronte a questo male è lasciarlo morire d’inedia. Si tende una mano scheletrica per stringere una mano scheletrica, ma non si dà sangue, né calore, né vita, e così il diavolo ritorna da dove era venuto” (“L’ombra e il male nella fiaba”, Bollati Boringhieri). “Dai la mano scheletrica alla mano scheletrica” significa dunque attivare una funzione specchio: si fa vedere alla persona come realmente è e cosa realmente fa…facendo esattamente lo stesso!

La risposta della saggezza naturale è dunque ben diversa da quella della morale comune, che ci vuole buoni, se non martiri, ad ogni costo. Inoltre, chi si lamenta spesso non lo fa per migliorare la sua vita, ma per crogiolarsi nel dolore e crearsi un ottimo alibi per far rimanere le cose esattamente come stanno. La funzione specchio, per quanto all’inizio possa apparire sconcertante, rompe questo falso equilibrio patologico, stimolando da sola quei cambiamenti che sembrano impossibili a chi soffre di depressione. Avere il coraggio di non dare niente, quando non dare niente è la sola cosa da fare, può sortire effetti insperati: con i partner, i familiari, gli amici. Finalmente con le spalle al muro, persone in una condizione analoga a quella della tua amica inaspettatamente migliorano. Offrile tu stessa la possibilità di sperimentarlo!

In più: se la depressione è "di famiglia"

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