Siamo solo pigri o la depressione è in agguato?
Depressione

Siamo solo pigri o la depressione è in agguato?

Un tempo i depressi erano spesso trattati come fannulloni; oggi sappiano che una pigrizia estrema può essere sintomo di una depressione latente: come scoprirlo

"Non ho mai voglia di far niente. Sarò depresso?". Ecco una situazione psicologica ambigua che si incontra sempre più spesso. Persone che, al momento, non stanno male, sono portate a pensare di essere depresse perché il loro livello di attivismo è ritenuto “socialmente” troppo basso. Ma anche persone che, sprofondate in un molle abbandono troppo a lungo, innescano per davvero i sintomi della depressione.

Quando la depressione diventa un alibi

Dunque pigri che non sanno di esserlo? Pigri mascherati da depressi? O pigri che diventano depressi? Andiamo con ordine. La depressioneè uno dei disagi più diffusi del nostro tempo, tanto che anche i più scettici - quelli che credono che i malesseri psichici siano semplici paturnie - devono arrendersi all’evidenza. In una società come la nostra, nella quale già il solo fatto di avere un’influenza un po’ più prolungata del solito ci mette a rischio di essere definiti fannulloni o svogliati, un tempo la depressione non bastava, bisognava avere una malattia “visibile” per potersi fermare, per poter fare poco; al giorno d’oggi invece è riconosciuta dalla società come malattia. Se sei depresso, vuol dire che sei malato, quindi puoi fermarti (non troppo, ma almeno un po’). Ma se sei pigro? La cosa non è minimamente accettabile. Il che, sul lavoro, è comprensibile, ma nella vita privata no. La confusione tra pigrizia e depressione scatta a questo punto: è un meccanismo inconscio di difesa, che aiuta la persona a evitare la condanna sociale che sente su di sé per non essere, almeno in quel periodo, abbastanza efficiente e motivata.

Svogliatezza: quali cause? Così non la confondi con la depressione

Ma come capire quando un non-fare, un non-coinvolgersi, un non-intraprendere è espressione di pigrizia mentale e svogliatezza quando invece è sintomo di depressione? La discriminante risiede nello stato d’animo con cui si vive la propria passività. Il depresso non sta bene: soffre per la perdita di senso e di energia, vede gli altri che fanno mentre lui si sente fermo, impotente. Il pigro invece non sta male. Non è felice, no: ma non ha conflitti. Vede che gli altri vivono attivamente mentre lui galleggia e si lascia portare, e ogni tanto ha qualche sussulto d’orgoglio, ma dura poco. È come quando uno si sveglia ma ha ancora sonno e, potendoselo permettere, si gira dall’altra parte e riprende con gusto a dormire. Un esempio, questo, che ci svela una sfumatura frequente della pigrizia: il sottile compiacimento dell’affondare nella mollezza di spirito. Una parte del pigro è appagata da questo leopardiano “dolce naufragar”. Quasi sempre riesce a lavorare, perché deve, ma su tutto il resto che non sia d’obbligo rimane inerte: la vita sociale, affettiva e personale vanno “placidamente”, fatalisticamente alla deriva.

L’apatia, terra di confine fra pigrizia mentale e derpressione

Più difficile invece è capire la differenza quando le due entità si manifestano in modo molto simile, cioè con l’apatia. Ci sono dei pigri che si “siedono” così tanto da non godere neanche più del dolce arrendersi alla passività. La loro vita diventa sempre di più priva di veri stimoli, sempre più impensabile è l’intraprendere qualcosa di non obbligato, e a volte anche gli obblighi appaiono insormontabili, fino al punto da sfociare in un vero e proprio atteggiamento depressivo. Sono questi i casi - e non sono pochi - in cui si rivela la sottile ma concreta parentela tra pigrizia e depressione. È come se la pigrizia contenesse in sé il germe della depressione: è una sorta di ripiegamento che nasce, in genere, dalla perdita di entusiasmo, da una vita monotona, da un lavoro che non piace.

I sintomi di una pigrizia eccessiva

  • I fallimenti non suscitano particolari emozioni né sensi di colpa.
  • Il proprio tirarsi indietro è vissuto come un compiaciuto rintanarsi.
  • Intimamente si sente di voler evitare certe responsabilità.
  • Si tira in ballo la stanchezza solo per alcune cose e altre no.
  • Non c’è preoccupazione per le conseguenze dei propri rifiuti.

Mancano le forze anche per ciò che piace

  • Prevale il pensiero pessimistico e l’umore è sempre basso.
  • C’è sofferenza nel vedere il mondo che “va avanti” e “io no”.
  • La stanchezza impedisce di fare anche le cose che piacciono di più.
  • Non si agisce perché si sente una mancanza di senso nel fare le cose.
  • Ci sono frequenti sentimenti di colpa e di autosvalutazione.

Per uscirne ritrova le passioni

Si può dire che, attraverso la pigrizia, il cervello esprime il suo rifiuto per troppe cose non autentiche. Solo che la persona, invece di cogliere questo messaggio per fare cambiamenti che potrebbero rivitalizzarlo, trascura la cosa, aumentando così il ripiegamento in un circolo vizioso in cui riesce sempre meno ad attivare un livello decente di energia fisica o mentale. Ma questo è, in fondo, il modo in cui nascono anche tante depressioni: l’assenza di un “gancio” forte con la realtà, di una passione intensa, di un costante rinnovamento. Non è solo importante distinguere tra pigrizia e depressione, ma occorre ricordarsi che qualsiasi pigrizia, “coltivata” troppo a lungo, può portarci nell’area plumbea dell’umor nero.

Piccoli cambiamenti possono innescare cambiamenti duraturi

Essere depresso significa che l’energia è bloccata. Servirebbe un cambio deciso di ambiente, anche solo per qualche giorno, così che la mente possa allontanarsi dal solito ritmo e dai soliti pensieri in cui è bloccata. Ci vuole poco, basta cambiare piccole abitudini e provare, senza forzature, a fare qualcosa di diverso dal solito, ogni giorno. Osservare il tuo panorama mentale, le situazioni e le persone con occhi diversi, può mobilitare energie sepolte e far tornare la voglia di fare.

Evita i farmaci antidepressivi

Anche quando la pigrizia si manifesta con una certa apatia che richiama la depressione, non va trattata con gli antidepressivi, che non ti risolvono mai il problema. È più utile un consulto psicologico che ti aiuti a riconoscere il senso di ciò che accade: un’indole pigra, un periodo di ripiegamento, una mancanza di interessi o, in effetti, un inizio di depressione.

Cerca il senso della pigrizia

Che cosa ci sta dicendo la nostra mente, attraverso un calo energetico? Proviamo a immaginarla come un personaggio e a darle voce: facciamola parlare a ruota libera e sentiamo quel che ha da dire. Può sembrare un gioco fine a se stesso, ma in realtà può darci spunti importanti e insospettati per uscire dalla “palude”.

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