La tua è depressione o solo tristezza?
Depressione

La tua è depressione o solo tristezza?

Esagerare coi lamenti e affermare di essere in depressione al primo calo dell’umore inquina la psiche, la rende fragile e la espone a disagi veri e propri!

Tristezza o depressione: impariamo a riconoscerle

Riconoscere e diagnosticare uno stato di depressione è fondamentale, altrimenti non lo si può curare, lo si peggiora, lo si cronicizza. Ma è importante anche non bisogna pensare automaticamente di esserne vittima alla primatristezza che ci coglie. Oggi molte persone inconsapevolmente abusano dell'auto-diagnosi di depressione, di ansia o di panico, basandosi su spesso su informazioni trovate in rete o ascoltate da persone che ne soffrono. Così, possono convincersi di avere “quel problema”. Basta osservare i modi in cui oggi spesso ci si esprime: si usa “sono depresso” per segnalare una transitoria tristezza o malinconia, “sono nel panico” per situazioni di normale difficoltà quotidiana, “è un delirio” di fronte a momenti di semplice stress o di sovraccarico di impegni. I termini psichiatrici sono dunque entrati di prepotenza nel linguaggio di uso comune, e il linguaggio a sua volta crea e potenzia stati d’animo e percezioni di sé.

LEGGI ANCHESuperare la tristezza dandole spazio

Non abituarti allo schema del lamento

Si tratta solo di un colorito modo di esprimersi, quasi di una moda? Lo si fa per rendersi interessanti? Illamento in fondo è uno schema comunicativo che apparentemente funziona: crea attenzione, fa superare i silenzi imbarazzati quando incontri un conoscente. Può diventare un’abitudine di cui non ci si accorge. Ma il risultato è di non riuscire più a sentirsi semplicemente tristi, a vivere uno scoramento, ad attraversare una crisi: codifichiamo questi stati come depressione, come qualcosa che non va bene e non dovrebbe accadere. Non si riesce a sentirsi agitati, preoccupati o disorientati: parliamo subito di panico, di delirio, di “andare fuori di testa”. O sei normale, cioè funzioni senza perdere colpi, o sei malato, sei strano, sei “fuori”. Da un lato viene proposta la cultura del superuomo e della superdonna che non devono chiedere mai, dall’altro, appena c’è un problema psicologico o esistenziale, viene bollato come un malfunzionamento, ricorrendo magari agli psicofarmaci per tornare a “funzionare”.

Evita il “minestrone emotivo”

È necessario riappropriarsi dei propri stati d’animo per non trattare se stessi come dei malati. Non perché ci sia qualcosa di male nell’esserlo, ovviamente, ma perché a forza di farlo si finisce per cadere davvero in stati interiori di grande confusione e per peggiorare la qualità della vita nostra e quella di chi vive con noi.

In primo luogo, è bene ricordare una cosa fondamentale: le nostre emozioni sono un evento del tutto naturale. La paura o la triastezza ad esempio fanno parte naturalmente dell’esperienza umana. A volte diventano depressione o ansia, ma solo a volte. Nella maggior parte dei casi sono stati d’animo spontanei e inevitabili, e, al contempo, costituiscono un necessario passaggio per l'evoluzione di una persona o il superamento di un problema. Non possiamo del resto negare che noi diamo spesso un significato essenziale a ciò che, in realtà, ha una sua ben precisa funzione evolutiva. Se non lo si comprende, si rischia di restare bloccati in una concezione di sé molto limitata, in cui ogni sentimento che devia da una norma appare come un problema da curare.

Cogli tutte le sfumature presenti in te

Prima di dire: “Sono depresso, sono nel panico”, tratteniamoci. Non cediamo al lamento e all’esternazione continua. Piuttosto soffermiamoci su ciò che proviamo, osserviamo le emozioni e gli stati d’animo: tristezza, perdita di senso, demotivazione, umor nero, nervosismo, paura, tensione, angoscia, smania, insofferenza, stanchezza cronica, prostrazione, preoccupazione, rifiuto. Ci sono tante parole per definire come stiamo: usiamole. Non mettiamole tutte nel calderone dei due o tre termini psichiatrici che conosciamo. Cerchiamo di riconoscere quale parola meglio si addice a quel momento, e lasciamo che quel momento viva, anche se è spiacevole. È ovvio che se, ad esempio, la prostrazione dura un mese, bisogna fare una visita da uno specialista, ma la maggior parte dei nostri stati d’animo non sono patologici e, se lasciati vivere, svolgono il loro compito: farci essere in sintonia con la realtà.

Meno confidenze e più attenzione a sé

Non creare o partecipare a gruppi di persone che si sentono in sintonia a causa di stati depressissimi o impanicati: il compiacimento e il continuo parlarsi addosso amplifica il malessere. Osserva con più attenzione le tue emozioni. Valuta se sono consone agli eventi e alle situazioni. Impara man mano a non intervenire sulle emozioni negative, anche intense, ma a osservarle e ascoltarle. Hanno sicuramente dei suggerimenti da darti. Se poi il tuo disagio si presenta con frequenza e per un periodo prolungato, quantificabile in almeno tre mesi, allora sarebbe opportuno fare una visita specialistica da uno psicologo psicoterapeuta o da uno psichiatra per avere una diagnosi e una proposta di terapia.

TAG
TRISTEZZA
APPROFONDISCI
Come uscire dalla depressione
Come uscire dalla depressione
I consigli pratici per vincerla senza psicofarmaci
CONSIGLIATO PER TE
Riza Psicosomatica
Riza Psicosomatica

È il mensile di psicologia che aiuta a occuparsi di sé per vivere bene e migliorare la qualità delle nostre relazioni.

AGGIUNGI UN COMMENTO
Iscriviti alla newsletter RIZA e ricevi notizie e suggerimenti per prenderti cura di te!
Test della settimana
Test della settimana
Come vivi le tue paure?