Così ho vinto l'ansia mattutina
Ansia

Così ho vinto l'ansia mattutina

Jenny si alza prima della sveglia e corre tutto il giorno come se scappasse da se stessa; in quarantena scopre che l’ansia non è solo un nemico, anzi…

Jenny è “ansiosa da sempre”: così si definisce durante la prima seduta di psicoterapia via Skype, quasi che fosse un nickname, uno pseudonimo.

"Nella mia vita di prima, prima della quarantena intendo, credevo di poter controllare l'ansia riempendomi la giornata, “cosi non ci penso”... Ora anche in casa faccio un po’ lo stesso, anche se in uno spazio più ristretto. O meglio, facevo così i primi giorni, ora non so cosa mi sta succedendo, è per questo ho chiesto di parlarle".

Una giornata con l’ansia in mano

Jenny è mamma, moglie e consulente aziendale. Dalle 6 alle 21, nei giorni feriali, la sua giornata è scandita meticolosamente. "Svegliati, sveglia i bimbi, prepara colazione, lava i bimbi, lava te stessa, scappa in ufficio, torna a casa prepara la cena, chiacchiera con il marito…". Così fino al giorno seguente. Tutto quadra, tutto in ordine. Invece no, perché al mattino non è la sveglia a suonare, ma l’ansia. Jenny racconta che un’ora prima della sveglia puntualmente ha un sobbalzo, una scarica di adrenalina che le fa aprire gli occhi e da quell’istante iniziano pensieri vorticosi, impegni, cose da fare, cose che pensa di non riuscire a fare, problemi insormontabili, conseguenze disastrose che la sua mente immagina al primo errore, al primo appuntamento saltato o dimenticato.

Una scossa in quarantena

Un’ansia terribile. Sudata per lo stress si tira fuori dal letto in preda al panico ed è già sfinita. Poi piano piano le emozioni vanno sullo sfondo, lei riprende il controllo e la giornata comincia. Durante la quarantena, paradossalmente, l'ansia aumenta. Jenny sente di non poter gestire le giornate secondo il suo funzionalissimo planning, ma soprattutto, sente che non può scappare da quel tumulto che al mattino le dà la scossa. I primi giorni in particolare sono stati difficili, le pareva di essere un animale in gabbia che sbatteva la tesa di qua e di là. Poi stranamente, piano piano ha provato a fermarsi, a rallentare, ad ascoltare tutta quella tensione... "Sì, da qualche giorno va meglio, ma ora non capisco cosa mi sta succedendo. Dottoressa me lo dica lei, sto forse cambiando pelle?".

Cambiare pelle vince le paure

La psicoterapia può essere in fondo vista come un processo di mutazione, come un cambiare pelle, ma tutta l’opera è del paziente: il terapeuta deve essere solo una buona levatrice. Per questo la dottoressa si limita a dare un piccolo suggerimento:

"Jenny, la prossima volta che arriva l’ansia, non provi a combatterla coi i soliti pensieri, provi a stare lì con lei. Sì, come se fosse un’amica che è venuta a trovarla a casa e ora è seduta lì accanto. Vediamo cosa succede".

Un pianto la libera dalla morsa dell'ansia

Così nei giorni seguenti l'ansia arrivava, ma Jenny non scappava, stava lì. Finché una mattina, mentre immagina l’ansia come una donna dai tratti dolci seduta ai bordi del letto e nota in lei uno sguardo quasi amorevole, Jenny scoppia a piangere a dirotto, un pianto caldo, dolce, che prima la scuote e poi la culla a lungo tra le lenzuola. Incontrando finalmente quell'emozione da cui scappava attraverso le sue mille attività e i suoi mille pensieri, finalmente si permette di vederla e quindi di vedere se stessa. Jenny capisce che "a star fermi non si muore", che l’emozione che non voleva guardare era solo paura: l'ansia arriva a volte sotto forma di adrenalina per la percezione falsata che "non agendo si rischia grosso". Proprio come la gazzella che, grazie all'adrenalina, ha una scarica così potente che le permette di sfuggire al leone, Jenny saltava fuori dal letto per non incontrare ciò che la spaventava: un volto diverso, meno rigido, meno battagliero.

"Ho sempre temuto di abbassare la guardia, ho sempre avuto paura che qualcuno mi potesse cogliere in fallo… Ora capisco che se c’è, questa paura ha un senso. Non so quale sia, ma se non la combatto, sto molto meglio. Merito di tutto questo tempo sospeso, credo, in cui ho finalmente guardato me stessa".

L’ansia, una maestra amorevole

Jenny ha imparato che la giornata non è una tabella di marcia, con rigidi tempi da rispettare. Inizia a godersi finalmente i figli, i suoi hobby – che non vede più come una perdita di tempo - può sentire il piacere di una conversazione con suo marito, prepararsi con calma un buon the, fare delle docce lunghe e rilassanti. Jenny ha imparato che dedicarsi del tempo è il primo passo per far fruttare i propri veri talenti, è il miglior investimento che si possa fare per se stessi. Adesso l'ansia non ha più niente da insegnarle.

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