I vantaggi della dieta Gluten Free
Mangiare sano

I vantaggi della dieta Gluten Free

Celiachia, intolleranze e sensibilità al glutine sono in aumento. Ridurre il consumo di glutine fa bene a chiunque

Negli ultimi decenni continuano ad aumentare i casi di celiachia e le problematiche alimentari in relazione all’assunzione di glutine. In Italia, una persona su 100 è celiaca e una su 1000 è allergica al frumento. Per quanto riguarda la sensibilità al glutine c’è addirittura una maggiore diffusione, difficilmente quantificabile in termini numerici precisi, perché non esistono ancora gli strumenti diagnostici. Il motivo dell’incremento di queste disfunzioni alimentari sta nel fatto che i cereali coltivati ai giorni nostri contengono più glutine rispetto a quello coltivato in passato. Per esempio, il frumento utilizzato oggigiorno è stato selezionato perché sia in grado di resistere alle intemperie e non si alletti sotto la pioggia battente o forti venti, ovvero il suo gambo e più corto di quello coltivato dai nostri nonni che era il grano originario. Il risultato è che il frumento così modificato si porta dietro delle tare genetiche, tra cui appunto un maggiore contenuto in glutine. Altra cosa che ha portato a una maggiore sensibilizzazione alimentare rispetto al glutine è legato al consumo eccessivo di prodotti industriali a base di frumento, oltre che di farine raffinate di nuova generazione. Queste malsane abitudini alimentari relativamente “moderne” hanno portato alla comparsa di nuove problematiche nutrizionale.

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Cos’è il glutine

Partiamo dal glutine che è la componente proteica del frumento ed è presente anche in altri cereali, come orzo, farro, avena, segale, spelta e tricale, come pure grano khorasan e kamut. Il glutine si trova dunque nella pasta, nella farina e in tutti i prodotti da forno (pane, pizza, torte, biscotti, cracker etc.) preparati con questi cereali. Esso è composto da due proteine, gluteline e prolamine. Sono queste ultime le responsabili in particolar modo delle problematiche alimentari. A contatto con l’acqua, infatti, il glutine forma una sostanza “collosa” ed elastica, oltre a gonfiarsi. Va certamente bene quindi per preparare l’impasto del pane, ma pensate anche all’effetto che fa nello stomaco e nell’intestino, si gonfiano e si riempiono a dismisura. È proprio per questo che mangiare glutine da una sensazione di pienezza e crea gonfiore. Bisogna però distinguere tra celiachia, allergia al frumento e intolleranza o sensibilità al glutine.

Celiachia

È una vera è propria malattia autoimmune, determinata geneticamente, per cui si è in modo permanente intolleranti al glutine. La sua ingestione provoca una reazione del sistema immunitario e danneggia i villi intestinali, distruggendoli e provocando un’infiammazione cronica che determina malassorbimento, con conseguenti carenze nutrizionali. I sintomi sono vari: dolori addominali, gonfiore intestinale, diarrea, nausea, vomito, mancanza di appetito, perdita di peso, dolori articolari, mal di testa, stanchezza, dermatite erpetiforme, anemia etc. La diagnosi viene fatta attraverso la presenza nel sangue di anticorpi specifici (IgA) e biopsia della mucosa intestinale. Chi è celiaco deve eliminare del tutto gli alimenti che contengono glutine, per non incorrere in gravi problematiche di salute. Si deve anche fare attenzione a non contaminare il cibo, tanto da richiedere una particolare accuratezza nella preparazione delle pietanze, poiché anche piccole tracce di glutine possono recare danno all’intestino di un celiaco. Anche quando si va al ristorante, non basta scegliere alimenti privi di glutine, ma bisogna specificare che si è celiaci. Infatti, anche pentole e stoviglie non devono aver nemmeno toccato farina e quant’altro possa contenere glutine. Di fondamentale importanza, leggere attentamente le etichette di qualsiasi prodotto. Solo seguendo una dieta rigida senza glutine, le infiammazioni alla mucosa intestinale regrediscono e così l’individuo può rimanere in salute.

Sensibilità al glutine

Si tratta della forma di intolleranza al glutine più blanda, ma è anche il disturbo più diffuso legato al consumo di frumento & co. I sintomi sono molto simili a quelli della celiachia, ma non essendo facilmente diagnosticabile come patologia vera e propria risulta anche più “subdola”. Oltre ai classici disturbi come gonfiore, dolore addominale, diarrea, mal di testa, dolori muscolari e articolari, possono comparire stanchezza, sonnolenza, difficoltà di concentrazione, irritazione etc. Per sondare la sensibilità al glutine, se gli esami diagnostici risultano negativi, si può affrontare una dieta a esclusione. Evitare per una settimana i cibi che contengo glutine, per poi reintrodurli e valutare la reazione dell’organismo in base alla sintomatologia. Se i sintomi scompaiono senza glutine e poi ricompaiono, si ha la quasi certezza che si tratta di questo tipo di intolleranza. Per disintossicarsi è bene eliminare il glutine dalla propria dieta per almeno un mese, in modo da ripulire l’organismo. Poi riprenderne il consumo, ma seguendo un’alimentazione a basso contenuto di glutine, meglio sarebbe evitarlo del tutto, scegliendo cereali e altri cibi privi di glutine.

Allergia al frumento

Individuata tramite test allergologici specifici è una forma di allergia alimentare, per cui l’organismo crea anticorpi che agiscono contro il glutine, riconosciuto come allergene. A metà strada tra celiachia e sensibilità al glutine, l’allergia al frumento comporta disturbi a carico di pelle, come dermatiti ed eczemi, e apparato respiratorio, come asma e rinite. Chi è allergico al frumento, non presenta come per la celiachia la degenerazione dei villi intestinali, ma deve comunque seguire una dieta priva di glutine.

Ridurre il glutine fa bene a tutti

Per una corretta valutazione di celiachia, intolleranza o allergia al glutine, evitare l’autodiagnosi, ma rivolgersi a un medico e sottoporsi a esami specifici. Un eccessivo consumo di glutine fa male a chiunque, perché nello stomaco il glutine diventa come una palla di chewing-gum e provoca disturbi di varia natura. Oltre a sintomi fisici, quali il classico gonfiore allo stomaco, problemi gastrici, reflusso, difficoltà digestive, nausea, gas intestinali, accumulo addominale, variazioni di peso, intestino irritabile, diarrea, stitichezza, ritenzione idrica, eruzioni cutanee etc. Si possono avere anche cefalea, ansia, irritazione, nervosismo, depressione, sindrome premestruale, disturbi del sonno e stanchezza cronica. Fare attenzione ai prodotti che contengono glutine, soprattutto in caso di malattie (anche neurologiche e autoimmuni) o in periodi particolarmente stressanti, poiché aumenta l’infiammazione. Mangiare senza glutine fa bene a tutti, quindi, non solo a celiaci o a chi è intollerante, va bene anche per disintossicare l’organismo. Evitare il glutine per almeno tre giorni a rotazione è un’ottima abitudine, ma in generale è bene evitare di consumarlo tutti i giorni. Infatti, frumento e cereali che contengono glutine creano una sorta di dipendenza. Quindi, ridurre anche il consumo di birra e altri prodotti a base di frumento. Attenzione però a scegliere gli alimenti giusti. I prodotti industriali destinati ai celiaci, per esempio, non sono così salutari, infatti sono un miscuglio di farine raffinate diverse. Oltre a contenere molti conservanti e addensanti chimici, poi, presentano un elevato indice glicemico e alto contenuto calorico, per la presenza di grassi e zuccheri. Alimenti confezionati che seguono più le logiche del marketing che quello di preservare la salute degli individui. Meglio scegliere allora materie prime non troppo lavorate.

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Alternative alimentari

Al posto del frumento si possono consumare altri cereali che però non contengono glutine, ovvero riso, mais, grano saraceno, sorgo e teff, meglio ancora se integrali, come pure falsi-cereali quali quinoa, amaranto e miglio, con cui preparare pietanze prelibate. Per i dolci si possono usare farine prive di glutine, come quella di riso, castagne e tapioca. Ridurre il consumo di cereali contenenti glutine fa bene a tutti ed è solo legato alle nostre abitudini alimentari. Abituandoci a variare maggiormente la dieta quotidiana e bilanciando bene l’alimentazione, si riescono a evitare disturbi da sovraccumulo, dal banale gonfiore addominale alla sensazione di spossatezza, fino al mal di testa. Migliora la digestione e si evita la sindrome da intestino irritabile. Si riduce il rischio di sviluppare allergie alimentari e si agevola la ripresa della salute in caso di malattie. Ridurre il consumo di glutine va bene anche per chi pratica sport. Aumenta la potenza muscolare, ottimizza la concentrazione mentale e migliora la performance fisica. Attenzione che però molte barrette energetiche contengono glutine, preferire quelle a base solo di frutta secca e semi oleosi che danno il giusto apporto energetico e nutrizionale per affrontare la fatica fisica senza però causare le note problematiche che invece si porta dietro il glutine.

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