Cibo
Acqua di cocco, ideale per reidratarsi in estate

Il succo delle noci di cocco verde è una bevanda naturale, ottima per reintegrare i sali minerali persi con la sudorazione per il caldo o facendo sport, ma che va bene anche in caso di ritenzione idrica

L’acqua di cocco è un liquido limpido, trasparente quasi come l’acqua appunto, contenuto nelle noci di cocco verdi ancora acerbe. La noce è la stessa della classica palma da cocco, la Cocos nucifera, che si trova nelle regioni costiere di zoni tropicali in varie parti del mondo, come Asia, India, Thailandia, Brasile, Caraibi, Costa Rica etc. L’acqua di cocco è diversa dal latte di cocco, anche se il frutto da cui si estraggono le due bevande è lo stesso, ma a stadi di maturazione diversi. L’acqua di cocco fresca, infatti, si ricava dalle noci verdi ancora acerbe, ovvero tra i 5 e i 7 mesi di maturazione, che si trovano ancora attaccate alla palma e che non siano cadute a terra. Noci giovani e ancora verdi, che presentano qualche macchia più scura, sono le migliori. Il succo limpido viene poi assorbito dalla polpa, man mano che il frutto diventa maturo. Il latte di cocco, invece, è una bevanda lattiginosa che si ricava dalla spremitura di questa polpa, quando la noce di cocco è ormai giunta a maturazione e assume il caratteristico colore marrone scuro, che ben conosciamo e altro non è che il nocciolo contenuto nella noce verde stessa. Il latte di cocco così ricavato contiene dunque anche molti grassi e fibre. L’acqua di cocco, viene tirata fuori prima che si formi il nocciolo. All’interno di una noce di cocco verde, si può trovare da 200 ml fino a un litro di succo, a seconda della grandezza del frutto e dello stadio di maturazione. Il gusto dell’acqua di cocco varia in base alla zona di provenienza, al tipo di terreno, al clima e alla distanza dalla riva. Leggermente dolce se originaria Centro America, Brasile o Costa Rica; con una punta di salato se, invece, si tratta di noci dall’India.

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Composizione e contenuto energetico dell’acqua di cocco

L’acqua di cocco è ricca di sostanze nutritive, assorbite dalla pianta direttamente dal terreno in cui cresce. Contiene quindi sali minerali utili per il nostro organismo, in particolare potassio (600 mg per litro, il doppio che in una banana), ma anche sodio, magnesio, calcio, fosforo, manganese, zinco e ferro. Fonte di vitamina C e vitamine del gruppo B, che però sono contenute soprattutto nella noce di cocco fresca, appena tagliata, altrimenti poco significative. Nell’acqua di cocco sono presenti proteine e amminoacidi, anche se in quantità poco rilevanti. Inoltre, contiene enzimi attivi che la rendono particolarmente digeribile. L’acqua di cocco è priva di grassi, che invece ci sono nella polpa del frutto maturo, e un minimo contenuto di fibre solubili. L’acqua di cocco ha la particolarità di avere un basso contenuto calorico (15 - 20 Kcal al litro). Contiene zuccheri semplici, per cui può essere consumata da chiunque senza particolari controindicazioni (donne in gravidanza e che allattano, bambini svezzati ok), ma in dosi moderate in caso di valori alti di glicemia e trigliceridi. Attenzione a consumerne troppe a chi soffre di problemi renali. In generale, la porzione media di acqua di cocco è di circa 350 ml al giorno, mai superare mezzo litro (come per qualsiasi bevanda zuccherina). Per tutti, infatti, vale la regola di non sostituirla all’acqua pura, che rimane il liquido ottimale per idratarsi.

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Quali sono i benefici dell’acqua di cocco

Una bevanda tutta naturale, dal sapore fresco e delicato, senza conservanti e additivi. Una sana alternativa ai drink energetici di composizione artificiale, utile per reintegrare gli elettroliti persi con la sudorazione in estate o dopo un’intensa attività sportiva, prevenendo così anche i crampi ai muscoli. Molto dissetante, l’acqua di cocco è ottima per rinfrescarsi dalla calura estiva, anche grazie al suo potere mineralizzante. Un vero e proprio integratore naturale, dunque, che funge da bevanda energizzante e ricostituente anche in caso di astenia e affaticamento. Il potere idratante dell’acqua di cocco ha, infatti, vari risvolti positivi per tutto il nostro organismo. Innanzitutto, stimola la diuresi, con benefici per i reni, e favorisce l’eliminazione delle tossine, con un effetto depurante. Per questo, l’acqua di cocco può essere utilizzata per contrastare la ritenzione idrica e combattere la cellulite. Grazie anche al suo contenuto in sali minerali, inoltre, stimola il metabolismo e contrasta la fame nervosa, favorendo così il dimagrimento. La presenza di enzimi bioattivi, poi, rende l’acqua di cocco un buon rimedio naturale per agevolare la digestione oppure alleviare i sintomi dell’acidità di stomaco, anche dopo abbuffate. Inoltre, frutto-oligosaccaridi in essa contenuti, sono molto utili per la flora intestinale, aiutano in caso di stitichezza e regolarizzano la peristalsi. La presenza di sostanze carminative, inoltre, contrasta la formazione di gas intestinali. L’idratazione apportata ai tessuti grazie all’acqua di cocco, inoltre, rende la pelle più tonica e luminosa. Il contenuto in potassio (doppio rispetto a quello in sodio), può essere utile per ridurre la pressione, tenendola a bada se alta. Inoltre, regola la circolazione sanguigna e favorisce il colesterolo “buono” HDL.

 

Dove si può trovare l’acqua di cocco

Nei Paesi di origine l’acqua di cocco è molto diffusa e la si può trovare in vendita sulle spiagge, freschissima se estratta al momento, forando la noce verde attraverso gli “occhi” (che sono i punti dove prima era attaccata alla palma). Oppure tagliando la parte alta della noce, con un piccolo macete, per poi bere il succo con delle cannucce, direttamente dalla noce stessa, oppure filtrata e versata nei bicchieri. Altrimenti, di solito l’acqua di cocco viene conservata in confezioni di Tetra Pak, oppure bottiglie, che ne conservano al meglio le proprietà organolettiche, anche fino a un anno dopo dal confezionamento. Nei Paesi d’origine della fascia tropicale, come pure in USA e Inghilterra, dove è molto in voga, si può trovare l’acqua di cocco anche nei supermercati, spesso abbinata ad altri succhi di frutta esotica, come mango, ananas o papaya. In Italia non è ancora così diffusa, ma la si può acquistare nei negozi di alimentazione naturale oppure online, accertandosi che sia di origine biologica. Certo, bevuta fresca, estratta da una noce di cocco appena aperta sotto i nostri occhi è sicuramente più buona e nutriente.

 

Curiosità sull’acqua di cocco

La palma da cocco viene chiamata anche “albero della vita”. Sia perché ci sono vari aneddoti, dove si racconta di casi di sopravvissuti, che si sono nutriti per settimane intere solo con le noci di cocco sino all’arrivo dei soccorritori. Sia perché la palma da cocco ha la particolarità di avere semi, le noci appunto, che sopravvivono per mesi e possono diffondersi anche su vastissime distanze. Si pensi alla struttura della noce da cocco stessa. Una “palla” (il frutto) particolarmente robusta, costituita da una buccia esterna (esocarpo), un’imbottitura fibrosa (mesocarpo) e un guscio legnoso (endocarpo), rivestito internamente dalla polpa (endosperma solido) che nella sua cavità interna contiene acqua (endosperma liquido). Questo tipo di frutto è fatto per resistere alle intemperie, come tutti i semi, ma la sua singolare struttura gli permette pure di galleggiare nell’oceano, trasportato molto lontano dalle correnti marine. L’acqua contenuta nella noce aumenta la galleggiabilità e mantiene viva la polpa fresca, che nutre il seme per lunghi periodi. Ecco che le noci di cocco possono diffondersi anche oltre oceano. Per lo stesso motivo, non si è mai potuto localizzare il luogo di origine della palma da cocco. Nelle regioni tropicali, l’acqua contenuta nella noce di cocco, viene utilizzata come rimedio naturale contro la diarrea e la dissenteria, al posto delle soluzione idrosaline. Questo grazie al contenuto in oligoelementi (minerali, amminoacidi, enzimi e acidi grassi) molto simile ai nostri liquidi corporei. Tanto che, durante la Seconda Guerra Mondiale, divenne di uso comune somministrare per via endovenosa l’acqua di cocco al posto del plasma sanguigno, per curare feriti giapponesi o inglesi, confinati in località remote.

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