Tu
Alt alle critiche, spengono l'autostima!

Subire troppe critiche o peggio farne a se stessi rende insicuri e mina l'autostima: se smetti di correggerti in continuazione, puoi cominciare a evolvere

Il bisogno di appartenenza è uno dei bisogni fondamentali dell'uomo: sentirsi parte di un gruppo aumenta apparentemente il senso di sicurezza di ognuno, l’autostima e la sensazione di essere accettati e quindi di “andare bene”. Perciò quando questo non accade e per qualche ragione ci sentiamo diversi avvertiamo un senso di disagio di inadeguatezza. Per non sentirlo commettiamo un errore: inseguiamo modelli che non ci appartengono e ci costringiamo dentro forme che non sono le nostre. Così ci omologhiamo, diventiamo come tutti, ma al prezzo di perdere ciò che è più importante: la nostra autostima. Puntualmente iniziamo a stare male, come Amanda, che ha 16 anni e l’etichetta di “strana” appiccicata addosso, dagli altri ma soprattutto da se stessa. È strana perché soffre di frequenti emicranie, perché piange molto, perché di notte non riesce a dormire, soprattutto perché non ama la confusione e le piace molto stare sola. Quando arriva l’attacco di emicrania, Amanda non riesce a fare nulla se non stare sdraiata a occhi chiusi, nel silenzio. I farmaci non danno effetti e, nell’ultimo anno, gli episodi sono stati talmente tanti da costringerla a casa da scuola…

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I giudizi bloccano crescita e autostima

È a questo punto che i suoi genitori decidono di mandarla in psicoterapia. Mamma e papà non riescono ad accettare la situazione e pensano che sia in parte una scusa per evitare la scuola e gli impegni. “Crescere è assumersi le proprie responsabilità!” ammonisce il padre. Amanda si sente sempre più sotto pressione e incompresa, la sua autostima è sotto la suola delle scarpe.... La sua testa è un vortice di pensieri che ruotano tra il desiderio di stare bene, il senso di colpa per non riuscire a reagire, la paura di non tornare a scuola e l’idea di essere diversa. Occorre una nuova regola per lei e la suggerisce la psicoterapeuta: anziché tentare di dormire a tutti i costi di notte, dovrebbe provare ad assecondare i ritmi del corpo. Qualche ora di sonno diurno le permetterebbe di recuperare un po' di forze e di usare le ore notturne per dedicarsi a qualche passione. Questo perché Amanda ama la notte: c’è silenzio, nessuno le dice cosa fare e si sente libera. In terapia ha cominciato a disegnare: ricorda che da piccola aveva sempre la matita in mano! Disegna le sue sensazioni e le sue paure, il suo mal di testa, che ora ha una forma e un volto, i suoi sogni e le sue fantasticherie…

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Vivi le passioni e tornerà il benessere

Ed ecco che la notte diventa lo spazio ideale in cui disegnare: Amanda lo fa incessantemente, ogni notte. I disegni diventano sempre più espressivi, finché decide di comprare delle tele e inizia a dipingere. Dare spazio a questa parte creativa significa vedere la propria diversità da un altro punto di vista e "nutrire" l'autostima con il cibo più importante: la propria unicità, che è sì diversità, ma "positiva". Le conseguenze sono decisive: mentre dipinge tele sempre più grandi i mal di testa diminuiscono di frequenza e intensità. Ora che si sente meglio, con il consenso dei genitori, decide di tornare a scuola ma in un corso serale. Amanda ora sa di essere “diversa”, ma non più sbagliata. Sente di essere un animale notturno e sa che il suo mal di testa è un compagno di viaggio, anche se sempre più raro: non lo può scacciare o controllare, ma ha imparato ad accoglierlo senza combatterlo e anche la lotta contro sé stessa è finalmente finita…

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