Psicosomatica
Essere se stessi: possibile?

A forza di indossare maschere, rischiamo di perdere di vista il fatto che solo "essere se stessi" può garantirci una vita piena, appagante e armonica

Gli antichi Romani chiamavano "Persona” la maschera che gli attori indossavano sulla scena e che, di solito, era rappresentativa di un personaggio: l’eroe, l’uomo comune, il ladro, il vanaglorioso, il cattivo, il prescelto dagli dei. Oggigiorno, indichiamo genericamente col termine “persona” l’impressione complessiva che un essere umano dà di se stesso: parliamo di una brava o di una cattiva persona, di una persona simpatica o antipatica, inaffidabile oppure onesta e così via. Ma noi siamo davvero "quello"? Soprattutto, siamo SOLO "quello"?

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Non sei mai (solo) chi pensi di essere 

Chiunque se lo è chiesto, almeno una volta nella vita: “Ma io, che tipo di persona sono?” La risposta non è così semplice, perché nella maggior parte dei casi tendiamo a identificarci con una parte – una sola – di noi stessi e a comportarci di conseguenza. In realtà, piaccia o meno, siamo una realtà psichica composita e contradditoria. Non bisogna incorrere nell’errore di soffocare le parti di noi che apparentemente non ci piacciono: sono proprio "loro" a caratterizzarci, a renderci unici, non certo l'adesione a modelli e stili di comportamento prevedibili e stereotipati. 

Quando uno sguardo esterno ci "illumina" su di noi 

Per paradosso, sono spesso gli altri, colleghi, parenti, amici, a cogliere aspetti di noi che non conosciamo – o non vogliamo conoscere – e a illuminare lati che sono sempre rimasti in ombra o che abbiamo respinto nel buio. Da qui le frasi come "Non ti conoscevo così aggressivo... sembri una persona d’altri tempi... sei un bel farfallone…sembri sempre in ansia per qualcosa…non t’immaginavo così testardo...sei davvero una persona insensibile…” Definizioni che raramente daremmo di noi stessi, eppure...

Essere se stessi significa: nessuna fatica inutile 

Magari abbiamo nascosto timidezza e insicurezza dietro un piglio autoritario e saccente, oppure è accaduto il contrario: perché? Potremmo chiederci se siamo noi ad avere scelto una parte che in un qualche modo soddisfa le nostre aspettative oppure se le circostanze ci hanno indotto a sceglierne una nella convinzione che ci avrebbe portato maggiore successo. Un fatto è certo: se la nostra vita di ogni giorno ci appare psicologicamente troppo faticosa e troppo snervanti i rapporti umani, è probabile che interpretiamo una parte che non è la nostra.

Il corpo ha tutte le risposte 

Se è così, Il nostro corpo ce lo ricorderà di sicuro, con i disagi psicosomatici. Del resto, se un atteggiamento non è nelle nostre corde faremo fatica a mantenerlo e così il nostro fisico ed il nostro cervello ci avvertiranno che, per il nostro benessere, dovremmo raggiungere un diverso equilibrio. Trascurare parti importanti di noi potenzialmente preziose rende più impossibile raggiungere quelle sensazioni di tranquillità e serenità che tutti desideriamo. È importante allora chiedersi se stiamo recitando una parte e quale sia: è inutile cercare di sembrare generosi o empatici quando non lo si è o affermativi e sicuri quando una parte di noi chiede amore e sicurezza. Voler bene al nostro essere, anche a quelle parti che ci sembrano poco attraenti o meno utili, giova sempre. Non giudicarsi, non vergognarsi di quello che si è ma apprezzare l’insieme unico e insostituibile che ci rende quello che siamo, è la sola vera medicina per l'anima… Noi siamo ben di più di quello che sembriamo o vogliamo sembrare e possediamo risorse interiori che aspettano solo di essere guardate e attivate per aiutarci a diventare con più facilità e soddisfazione quello che siamo destinati a diventare.

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