Tu
Perché fa bene fare del bene

Di fronte alle sfide epocali della nostra epoca, diventare protagonisti e parte attiva dei cambiamenti in atto, può rinnovarci e dare alla vita un nuovo sapore, anche nella terza età

La civiltà occidentale vive un momento di crisi e di profonda trasformazione: la globalizzazione dell’economia sta incidendo profondamente su abitudini, costumi e stili di vita che sembravano consolidati. Negli ultimi anni poi, l’impatto epocale del fenomeno dei migranti sta letteralmente trasformando il nostro rapporto con l’altro, con lo straniero, con il “diverso da noi”. Non si tratta di una vera e propria novità: gli esseri umani si sono sempre spostati, fin dagli albori del tempo, in cerca di terre più ospitali o per sfuggire a guerre, pestilenze, carestie. Lo sanno bene gli italiani, che hanno formato comunità di immigrati in tutto il mondo. C’è però una novità rispetto al passato: per via dei tassi di natalità molto bassi, la nostra è una civiltà in rapido invecchiamento e gli anziani costituiscono ormai la "fetta" più importante della popolazione. Sentirsi in pericolo di fronte a fenomeni di questa portata è normale: chi ha vissuto per decenni in un certo modo ed ha consolidate abitudini e modi di pensare, teme di vedere il proprio mondo venir meno e può reagire con atteggiamenti di diffidenza e di chiusura.

 

Vivere il proprio tempo è una vera medicina

 

Tutto ciò è comprensibile, ma si tratta di un errore, poiché l’isolamento e la paura fanno male in primo luogo a chi li vive. Qui non ne facciamo una questione politica, non si entra nel merito delle misure che i vari stati dovrebbero affrontare per gestire un fenomeno di così ampia portata. Tutto questo non ci compete: qui si parla di cosa può far una persona per vivere pienamente il suo tempo, per sentirsi ancora utile in un mondo in rapida trasformazione dove spesso gli anziani lamentano di sentirsi esclusi, di faticare a stare al passo con i ritmi iper-tecnologici che la contemporaneità impone. Occuparsi degli altri, nelle più diverse forme di volontariato, di filantropia o di beneficenza che esistono, può essere un'ottima strada per sentirsi ancora parte attiva del mondo e non semplici spettatori.

 

Il volontariato non è buonismo

 

Non si tratta di buonismo: se si fa il bene per ottenere qualcosa (la coscienza pulita, la salvezza nel regno dei cieli…), quasi sempre si resterà delusi e lo si farà male, perché in quei gesti apparentemente altruistici manca la spontaneità. Questo significa che non deve sussistere alcun obbligo autoimposto: tali scelte devono essere libere, senza vincoli di alcun genere. Quel che un anziano dovrebbe sapere però è che l’occuparsi degli altri fa parte delle doti naturali di chi vive questa fase dell’esistenza. Non solo, farlo e venire quindi a stretto contatto con chi proviene da mondi lontani dal nostro, obbliga a mettersi in discussione, a rivedere in senso critico i propri valori, le proprie convinzioni, i propri ideali. Tutto questo fa molto bene al cervello, lo rinnova e gli restituisce sprint e vitalità. Insomma, come dice il titolo di questo articolo, fare del bene agli altri fa bene anzitutto a noi stessi: perché non provare?

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