Mangiare sano
Dieta mediterranea, l'alleata del cervello

Numerosissimi studi lo confermano: la dieta mediterranea è lo stile alimentare migliore per preservare il decadimento del nostro cervello e vivere a lungo

L’autentica dieta mediterranea è un vero e proprio elisir per il corpo e per il cervello. Una certezza che proviene dai risultati di molte ricerche fatte sull’argomento negli ultimi mesi, e confermate da un recente studio dell'Università di Edimburgo, pubblicato sulla rivista Neurology. In questo caso l’attenzione dei ricercatori si è focalizzata sulle dimensioni del cervello: gli anziani che seguono costantemente questo tipo di alimentazione avrebbero un cervello meno “consumato” rispetto a chi segue uno stile alimentare differente.

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La dieta mediterranea preserva i neuroni

Come fanno alimenti come frutta, verdura, olio d'oliva, legumi e cereali a proteggerci dall’invecchiamento e dai fenomeni degenerativi?  Un moderato consumo di pesce, formaggio, vino, poca o addirittura niente carne rossa può effettivamente tenere il nostro organismo in equilibrio? Quello che di sicuro si sa è che via via che invecchiamo, il cervello perde progressivamente neuroni (le cellule cerebrali): questo significa riduzione della memoria e difficoltà di apprendimento. Ebbene, lo studio dell'Università di Edimburgo ha analizzato il rapporto fra questo decadimento "naturale" e le abitudini alimentari. Per farlo sono state coinvolte 967 persone sane di circa 70 anni, per tre anni. È emerso che quelli che non avevano seguito un'alimentazione basata sulla dieta mediterranea avevano subito una perdita significativamente  maggiore di volume del cervello rispetto a chi l'aveva seguita costantemente.  

Dieta mediterranea = prevenzione alimentare

È importante ricordare poi che la dieta mediterranea ha un ruolo significativo non solo per la prevenzione di malattie come ictus, infarto cardiaco o diabete, ma nel miglioramento generale della  qualità della vita. Altre ricerche recenti hanno sottolineato come questo stile alimentare giochi un ruolo determinante anche nel lenire gli stati depressivi lievi, riducendo la percezione del dolore, specialmente nei soggetti con più di 55 anni, la fascia di età più a rischio per questo tipo di disagio psicologico.

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