Una mente flessibile ti fa volare!
Tu | fiducia in se stessi

Una mente flessibile ti fa volare!

La rigidità è una strada che porta la psiche dentro vicoli ciechi: per evitarlo bisogna staccarsi dalle identità "forti" cui siamo troppo affezionati

È esperienza frequente che una bella situazione si trasformi prima o poi nel suo contrario; che un progetto non vada in porto come avremmo voluto; che una storia d’amore imbocchi la strada della crisi. Ci sembra di aver fatto tutto per il meglio, quand’ecco che ci ritroviamo tra le mani un fallimento. E ci chiediamo come sia possibile, diamo la colpa agli altri o alla cattiva sorte. Perlopiù siamo convinti che il nostro atteggiamento sia quello giusto, tanto che, dopo ogni risultato negativo, ricominciamo daccapo in modo del tutto simile, per non dire identico. Certo, qualcuno ogni tanto dice di essere cambiato e, inizialmente, modifica qualcosa del proprio comportamento, ma poi, nel tempo, i tratti principali del vecchio modo di fare e di essere riemergono e prendono il sopravvento, spingendo le cose verso la consueta involuzione o insoddisfazione. 

Proprio sicuri di essere “portatori di verità”
Si sente spesso dire: “Io sono uno che si mette in gioco”; “Io non mi tiro mai indietro”; “Io sono uno che si prende le sue responsabilità”, ma, nonostante la buona fede, il tono con cui queste frasi vengono pronunciate lascia trapelare un sottotesto fatto di orgoglio e di machismo (spesso anche nelle donne), che alla fine prevale: “Io tiro dritto per la mia strada”; “Io impongo la mia linea”; “Io ascolto tutti ma poi faccio quello che ho già in testa”. Ci viene in automatico. Siamo così impegnati a difendere le nostre posizioni e a far vedere che siamo “portatori della verità”, che non ci accorgiamo che la strategia che stiamo tenendo comincia a non essere più adatta a quella specifica realtà: il partner ci segnala che il nostro atteggiamento lo fa soffrire, ma noi diciamo che è lui che non capisce; un amico ci segnala che stiamo sbagliando nel relazionarci in compagnia, e noi lo tacciamo di invidia e di invadenza. Anche chi si sente umile, spesso rimane testardamente sulle proprie posizioni, anche se ormai palesemente inadeguate.

Orgoglio, un dannoso compagno di strada
Tutto questo accade come se il fatto di poter cambiare idea, o quantomeno metterla in dubbio, fossero segni di una debolezza imperdonabile; come se ciò significasse perdere la propria identità e sentirsi esposti, fragili, sconfitti. Al contrario,  la sconfitta è già insita in questo atteggiamento, che è simile a quello del comandante orgoglioso che, durante una battaglia, non riconoscendo i cambiamenti della situazione, non cambia i piani e manda se stesso e i propri uomini verso un inevitabile disastro. Riuscire a mettersi davvero in gioco può invece cambiare tutto in meglio. Far fare un passo indietro alla prosopopea del nostro Io è l’unico gesto che ci mette in grado di cogliere di volta in volta quel che accade e poi di agire in modo consono.

Verso il rinnovamento
È straordinario vedere come situazioni aggrovigliate e conflitti di lunga data possano risolversi in brevissimo tempo, quando riusciamo a “mollare” la solita concezione di noi stessi. È qualcosa di simile a una magia, perché all’improvviso si percepisce che la vita può tornare a scorrere, che nuove soluzioni sono anche più entusiasmanti. C’è una nuova libertà e un senso di rinnovamento. In effetti è così: attraverso l’umiltà e la disponibilità al cambiamento, la nostra personalità abbandona il vecchio abito irrigidito e ormai fuori luogo, e scopre un nuovo modo di essere. Insomma si arricchisce, diventa più forte e affronta meglio le difficoltà.

Cosa fare
Interrogarsi solo quando serve
Mettersi in gioco non significa essere sempre in dubbio e chiedersi di continuo se si stia facendo la cosa giusta. È necessario fermarsi e riflettere solo quando i nostri sforzi/ intenti ottengono effetti e risultati opposti a quelli sperati, quando un malessere si protrae, quando ci viene segnalato con insistenza che le cose non vanno.

Abbandona le versioni di comodo
Spesso usiamo versioni di comodo dei fatti: quando le cose vanno bene ci diamo il merito, quando vanno male tendiamo a dare la colpa all’esterno. Usciamo da questo atteggiamento un po’ infantile, cominciando a pensare che siamo, almeno in parte, artefici del nostro destino sia nel bene che nel male. Diventeremo molto più padroni della nostra realtà.

Evita lamenti e mea culpa
Facciamo in modo che la riflessione su di sé abbia uno spirito costruttivo, che ci permetta di restare al passo con la realtà. Non deve essere l’occasione per darsi addosso, fare la vittima o sentirsi dei falliti, anche perché in questo modo ci si esporrebbe troppo a chi potrebbe approfittarne per prendere potere o manipolare

 

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