Raffaele Morelli: «Così ho ritrovato l’entusiasmo per la vita»
L'aiuto pratico

Raffaele Morelli: «Così ho ritrovato l’entusiasmo per la vita»

I momenti bui non vengono per punirti, ma per scalzare, grazie al dolore, un’identità e una visione della vita troppo unilaterali che ti stanno spegnendo.

Molte volte il Viaggio che ciascuno di noi deve compiere viene corretto dall’anima. In quei casi forse l’unico modo per riportarci a casa è farci soffrire, non perché l’anima goda dei nostri disagi, ma semplicemente per oscurare la nostra visione della vita troppo unilaterale, che ci allontana dal nostro percorso.

Nell’e-mail che Juliette mi ha mandato è evidenziato molto bene come certe sofferenze siano il modo più rapido, da un punto di vista energetico, di farci trovare ciò che è indispensabile per la nostra evoluzione:

«Buongiorno Dottor Morelli, avevo proprio una gran voglia di scriverle, la seguo da così tanti anni che ho perso il conto. Dirle “grazie” è poco, perché lei ha risvegliato in me tutto ciò che era sopito, ho imparato a non curarmi degli altri e dei giudizi altrui, ho imparato ad essere e ad avere “un sano egoismo”. Ho ripreso in mano la mia vita: un giorno, ormai di alcuni anni fa, ho seguito uno dei suoi consigli, inconsciamente, ma di sicuro era nella mia anima e nella mia mente da tempo. Era un giovedì sera e, uscendo dall’ufficio presso cui lavoravo da anni, ho chiuso la porta per sempre. Sa, quella sera quando ho chiuso la porta alle mie spalle, mi sono fermata un attimo sul pianerottolo delle scale e ho detto ad alta voce: “Qua non ci torno più!”. Era giunta l’ora, dentro di me, di lasciare tutto ciò che mi andava ormai troppo stretto. Così ho dato le dimissioni. Una cosa era certa: non stavo bene, ma non sapevo esattamente cosa fosse». 

Guarire senza combattere

«Sono andata dal medico per un problema alla colonna vertebrale, lui mi ha ascoltato, ma poi ha esordito col dire che avevo “la depressione”. In un primo momento sono rimasta senza respiro: “Io, la donna forte che ho sempre mostrato di essere, ero alla deriva?”. Certo, ho affrontato un periodo buio, ma ho capito che dovevo percorrerlo e lei per me è stato un faro in tutto quel buio che la depressione porta e che io non conoscevo. In quel periodo ho letto molti suoi libri, la sua rivista la compravo da tanti anni, però in quel periodo è cambiata la sua importanza. Copiavo in un quaderno alcuni concetti, guardavo i video. Così non ho combattuto la depressione, ma ho percorso un tratto insieme a questa malattia, a fianco e non contro, e piano piano ho ripreso l’entusiasmo per la vita. Ora mi dedico a tutte quelle passioni, a cui prima non mi ero potuta dedicare: dipingo, scrivo storie d’amore e lo faccio di nascosto da tutti, questo è il mio angolo segreto. La mattina quando mi alzo sono piena di energia, non vedo l’ora di avere casa tutta per me per dedicarmi ai miei hobby. Mi trucco, indosso qualcosa di carino... È come se avessi un appuntamento segreto con un amante, mi sento viva e appagata. Oggi, quando l’ansia si affaccia, la accolgo, non la combatto e i farmaci sono un lontano ricordo. Ora la saluto e la ringrazio tanto del tempo che ha dedicato a leggere la mia mail. Con tanta stima, Juliette».

raffaele morelli

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A fianco, non contro

Di quello che scrive Juliette, le parole che vorrei sottoporvi e che sono decisive sono queste:

«Così non ho combattuto la depressione, ma ho percorso un tratto insieme a questa malattia, a fianco e non contro, e piano piano ho ripreso l’entusiasmo per la vita».

Quando arriva, il disagio sta aprendo le porte ad altri lati della personalità: “la donna forte” - come scrive Juliette - viene scalzata via e “va alla deriva”. Il dolore viene perché l’Io è abituato a un modo di vedere il mondo, nel caso di Juliette a dominare, condurre, decidere sempre in prima persona, comandare. Percepirsi deboli, fragili, ci fa sentire sconfitti, ci sembra di fallire. Invece l’anima, il Sé, sta recuperando un’energia creativa, riparatrice, che mette in moto l’autoguarigione.

Così Juliette ritrova l’entusiasmo: scopre uno spazio segreto, scrive storie d’amore, ha tutti i giorni un appuntamento con l’immagine di un amante segreto… La donna forte, la dominatrice avrebbe accettato questo lato di sé? Sicuramente no: ecco la depressione, il buio che azzera tutto.

Non per tutti naturalmente c’è bisogno di lasciare il lavoro e dedicarsi a dipingere, a scrivere. Ma certamente in ogni disagio c’è un’energia nascosta che sta nascendo. Ostinarsi a voler vedere solo il lato negativo del dolore, lo cronicizza. Sentite cosa mi dice Miriam:

«La mia vita è cambiata quando ho smesso di ostinarmi a tenere in vita il rapporto con il mio compagno. Per anni l’ho inseguito, vivevo per lui e cercavo di assecondarlo in tutto, ma lui era sempre scontento e io di conseguenza infelice. Un giorno ho incominciato a stare male, avevo attacchi di tristezza e di pianto senza motivo e sono andati avanti per mesi e mesi. Eppure io mi preoccupavo solo che lui fosse contento e avevo paura che, vedendomi in questo stato, mi lasciasse. La salvezza è stata una mia amica, che mi ha detto: “Miriam, ti ricordi come ridevamo, quanti scherzi facevamo ai nostri amici?”. Mi sembrava parlasse di un’altra donna, non di me: ma qualcosa è scattato. Mi sono arresa, mi sono detta che dovevo smetterla di lottare per tenere in vita questo amore».

Via via la sofferenza si è diluita, Miriam dava sempre più spazio all’immaginazione, alla fantasia.

«Sa cos’è successo? Ho tirato fuori dall’armadio vestiti che non indossavo più: da quando stavo con lui indossavo solo abiti scuri. Mi sono messa a fare le sfilate davanti allo specchio, ho ricominciato a ridere, a immaginare di essere un’avventuriera che viaggiava sulle navi dei pirati, oppure una ballerina di Can Can della belle époque».

C’era una donna nascosta che era stata soffocata da tutti quegli anni in cui “inseguiva” il suo compagno. A questo era servito il dolore, a farla rinascere e rivivere. Oggi Miriam frequenta un nuovo compagno, la depressione è guarita perfettamente.

Mi vengono in mente le parole di Adin Steinsaltz:

«Spesso la realtà dell’anima o i suoi messaggi si presentano alla persona non come una rivelazione, ma come un disturbo».

Nel dolore è presente quel lato della personalità che è stato soffocato e che bussa alla porta del nostro Io per essere ritrovato.

Vuoi raccontarci la tua esperienza, i tuoi dubbi, i tuoi successi? Manda una mail a raffaele.morelli@riza.it

raffaele morelli
Psichiatra e Psicoterapeuta. Fondatore e Presidente dell’Istituto Riza di Medicina Psicosomatica, Direttore responsabile delle riviste Riza Psicosomatica, Dimagrire, MenteCorpo.

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