Nervosismo: se tutto ti irrita, fai così
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Nervosismo: se tutto ti irrita, fai così

Ci sono giorni nei quali il nervosismo non dà pace e basta poco per provare fastidio: se questo stato d'animo diventa cronico, devi correre ai ripari, così.

Un lattante urla: forse ha fame, forse sonno, forse una delle tante contrarietà che non è ancora in grado di esprimere. L’esperienza del provare nervosismo ci accompagna fin dalla nascita. Pur essendo sgradevole, serve a farci accorgere che c’è qualcosa, dentro o fuori di noi, che ci procura un disagio. Un disagio che non è un dolore, né un prurito, né un bruciore, né un rancore, né un’avversione: è un fastidio. Ma di cosa si tratta esattamente? L’etimologia del termine ci aiuta a capirlo: in latino “fastus” significa (anche) orgoglio o disdegno, e “taedium” significa noia o rifiuto. Quindi, unendo le parole, fastidio descrive una sensazione di “orgogliosa noia” o di “sdegnato rifiuto”: insomma un’insofferenza di chi sa quel che non gli piace, non ha voglia di aspettare e vuole che sia alleviata al più presto.

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Se il fastidio di vivere causa il nervosismo

Dietro il nervosismo c’è il cervello che, con saggezza, ci aiuta a riconoscere quel che non va bene e a cambiare la situazione o a sottrarci. Si tratta dunque di uno strumento di adattamento e di evoluzione. Ma allora viene da chiedersi: cosa significa quando una persona si innervosisce facilmente e per lunghi periodi? E cosa dire di chi vive in perenne stato di nervosismo? A pensarci bene, non sono pochi quelli che non si sentono mai veramente “a posto”: c’è sempre qualcosa che non va, anche nelle situazioni più favorevoli. Magari non si lamentano, ma si vede che sono a disagio e, alla fine, finiscono per trasmettere il nervosismo anche a chi sta intorno. Potremmo definirle persone senza pace, in cui lo star bene o l’essere felici si configura più che altro come una tregua in mezzo al fastidio. Altri, invece, non fanno mistero dei loro fastidi e si lamentano di continuo: un genitore che invecchia, un collega che non tace, un partner incontentabile, un amico che ha sempre un motivo per lamentarsi...

Nervosismo: e se fosse uno stimolo al cambiamento?

Molti non si accorgono che il loro vivere in costante nervosismo è divenuto uno stile di vita; altri lo percepiscono e vorrebbero cambiare. Questi ultimi hanno la possibilità concreta di risolvere il problema, se davvero lo vogliono. Il punto di partenza è diventare ben consapevoli di qualcosa che, in realtà, già si sa, e cioè che c’è qualcosa che ci irrita o ci annoia o ci ostacola nella vita che stiamo facendo. E non in un singolo ambito. Il contesto è la vita stessa, o meglio lo stile di vita. Il nervosismo in tal senso non è che il primo passo verso una trasformazione interiore.

Individua la fonte del nervosismo da fermare

Ma cosa provoca nervosismo? La prima cosa da valutare è la più semplice ma anche la più frequente:

"Ci sono state fonti di nervosismo che, nel tempo, ho ignorato o trascurato?" Troppi no non detti o persone e situazioni sgradevoli sopportate troppo a lungo potrebbero essersi accumulati fino a esaurire la pazienza e ad abbassare di molto la soglia dell’insofferenza.

La seconda è: "Ho forse un’idea ben precisa di come dovrebbe essere la mia vita e non riesco ad accettare che essa non coincida con quello che ho in mente?". Siamo qui nell’area del perfezionismo, di un modello preformato di realtà che impedisce di godere delle cose così come sono.

La terza è: "Ho talmente vissuto al servizio degli altri - ad esempio inseguendo le mete indicate dai genitori o dal partner, che però non sono le mie - che sento di non avere più pazienza per stare ancora in esilio da me stesso?".

Sono domande fondamentali, che non devono restare teoriche: ciò che viene percepito come veritiero deve trovare il modo di tradursi in un cambiamento nel nostro “ecosistema”, così da farci sentire finalmente a nostro agio nella nostra vita.

Superi il nervosismo se ti accendi di interessi e passioni

Abbiamo visto che il termine fastidio ha, dentro di sé, la parola latina taedium, noia. Questo ci dice che, già nell’antichità, si era capito che le persone che hanno degli interessi e delle passioni - e riescono a viverle - difficilmente si annoiano e ancor più difficilmente cadono vittime del nervosismo continuo. Possono anche provare dei fastidi ma ci fanno meno caso, gli danno meno importanza, perché lo spazio mentale e fisico sono già impegnati, pieni di senso e di esperienze piacevoli. Da ciò deduciamo che i fastidi a volte non esprimono un rifiuto reale per qualcosa, ma vengono esacerbati (se non addirittura “inventati”) dalla mente e dal corpo per riempire un vuoto di senso e per offrire alla persona la possibilità di sfogare un’energia creativa che non riesce a essere convogliata in altro modo. Per ridurre i fastidi, quindi, riportiamo nella trama del quotidiano le cose che ci interessano veramente e viviamole con costanza, pur in mezzo agli impegni.

Riduci la fretta: può farti odiare anche ciò che ami

Spesso ci si scopre insofferenti senza che vi sia nulla di visibile a dar fastidio. In questi casi proviamo a osservare l’organizzazione della giornata, della settimana e, più in generale, della vita di tutti i giorni. È possibile che sia fatta male: troppe cose nell’unità di tempo, impegni che si susseguono senza pausa, fretta e stress. Arriva un punto in cui il rifiuto vince sul senso del dovere, che tende a farci sopportare tutto, e si incarna in un’insofferenza indefinita ma costante: a darci fastidio è il modo in cui "abitiamo" il tempo. Se le cose stanno così, bisogna cambiarle al più presto perché, soprattutto quando lo stress psicofisico riguarda l’intera vita quotidiana, la possibilità che in breve si trasformi in sintomi fisici (non gravi ma fastidiosi anch’essi) è elevata. Non pensiamo che si debba fare chissà cosa: a volte bastano due o tre ritocchi e tutto può cambiare. Il solo fatto, ad esempio, di poter agire senza fretta può eliminare del tutto i fastidi e ridare la serenità. Perché anche ciò che si ama può dare fastidio, se non lo si può fare bene.

Alt a lamenti e critiche

Lamentarsi e criticare tutto e tutti, ma poi non fare niente di concreto. Bisogna fermare questo atteggiamento perché alimenta il nervosismo invece che diminuirlo. È essenziale anche per non rovinare le relazioni e per aiutare la mente a trovare soluzioni concrete, invece di fermarsi al semplice sfogo.

Usa tutta la tua energia

Una percentuale rilevante di fastidi e insofferenze può essere evitata se si sottrae al sistema nervoso l'energia per produrli. Evitare gli accumuli è un ottimo modo per essere, da un lato, più tolleranti, dall'altro per sentirsi effettivamente più sereni. Tutto ciò ovviamente, funziona solo se si svolge un'attività che piace davvero.

Esprimi le tue contrarietà

La sensazione di perenne nervosismo può essere indotta anche da una sorta di censura che impedisce di esprimere quel che non ci va. Tener duro e sopportare porta insomma a sfogare altrove il malcontento. Più si riesce ad avere una comunicazione fluida, quindi, meno i fastidi saranno necessari. L’ideale sarebbe riuscire a non lasciare niente di non detto. Segnalare in tempo reale, quando possibile, le contrarietà, eviterà l’accumulo di insofferenza.

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