Giro a vuoto: come smettere?
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Giro a vuoto: come smettere?

Molti si chiedono quale sia il loro "posto" nel mondo e lo identificano in un amore, un lavoro, in un luogo, dove vivere: ma quel che cercano è già dentro di loro...

Sonia scrive un'email significativa alla redazione di Riza Psicosomatica:

"Spesso mi chiedo: dov’è il mio posto nel mondo? Ho lasciato il mio paesino nel Sud Italia anni fa col mio fidanzato per trasferirci a Roma, città che ho amato tantissimo e che mi ha sempre gratificato. A un certo punto, però, stanca della frenesia metropolitana, ho convinto quello che nel frattempo era diventato mio marito e ci siamo trasferiti in una località di mare. Non ha funzionato. Così siamo tornati nel nostro paese natale per stare vicino alle famiglie, ma ci sentivamo pesci fuor d’acqua. La voglia di tornare a Roma e riprendere la vecchia vita è cresciuta sempre di più, e siamo partiti nuovamente. A distanza di un anno mi trovo ancora infelice, la città non mi stimola come prima, soffro la lontananza dagli affetti più cari, vorrei avere dei ritmi più tranquilli e cresce di nuovo la voglia di ritornare a casa, il solo luogo dove io sia mai stata davvero bene, ma so che non funzionerebbe, è già successo. Come faccio a trovare un posto che faccia davvero per me?"

Girare a vuoto, una ricerca inconcludente

Quando non stiamo bene in un luogo, dobbiamo spostarci. Un animale si comporterebbe così, senza pensarci. Ma se non siamo soddisfatti da nessuna parte, il problema è altrove, un altrove che però non si può raggiungere fisicamente. Sonia in realtà sta male perché è vittima di una convinzione errata, quella che esista il luogo perfetto, la terra promessa, un posto ideale dove potersi finalmente realizzare. Crede cioè che “qualcosa” abbia il potere di farla stare totalmente bene. Il luogo perfetto, l’amore perfetto, il lavoro perfetto: sono tutti ideali pericolosi e fonte di perenne insoddisfazione per chi attribuisce loro il senso della propria vita. Causano continui inseguimenti, e altrettante delusioni.

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Il peso di inseguire la terra promessa

Ogni cosa che viviamo è precaria e mutevole: non si può vivere in un’estate perenne, un amore per quanto grande non conserverà sempre lo stesso ardore iniziale, un luogo pur affine non rispecchierà mai appieno i nostri desideri. Ecco perché, qualunque malessere psichico proviamo, la sua origine siamo noi: gli accadimenti, i luoghi, le altre persone, possono funzionare da innesco, non sono la causa profonda. Il problema di Sonia non è il posto in cui vivere, è lo sguardo. Guarda dalla parte sbagliata: vuole trovare la sua casa "fuori", ma la nostra vera casa è prima di tutto dentro di noi. Sentirsi a casa è possibile solo se accettiamo il continuo susseguirsi delle stagioni dentro di noi.

Come raggiungere ciò che hai già

Che cosa significa allora “prendere casa dentro di sé”? Vuol dire percepire il malessere dove si forma, evitando di proiettarlo fuori e di cercare quindi fuori la soluzione. Sonia proietta il suo attaccamento verso i suoi ricordi di bambina, l’infanzia, la spensierata età dell’oro alla quale sembra ancora molto legata. Non a caso, anche se il primo ritorno al paese natio non è andato bene, il desiderio di tornare sembra ancora presente. In realtà non vuole davvero vivere in quel luogo, ma ritrovare la serenità e le protezioni di quel tempo ormai lontano: impossibile, come giungere a una terra promessa. Non a caso, questa nostalgia di casa la viene a trovare nei momenti di crisi...

Accetta la tua natura: solo così smetti di girare a vuoto

Occorre imparare a leggere i sentimenti oltre il loro aspetto superficiale, al di là delle apparenze. Percepire ciò che si prova nel profondo significa prendere contatto con le fragilità, le debolezze, le paure, per rendersene conto e integrarle, senza correre il rischio di rimanerne intrappolati. Non è tutto: agendo in questo modo, contemplando il proprio malessere senza commenti, Sonia potrebbe anche comprendere che forse la sua natura profonda è girovaga. Forse semplicemente non ama sostare troppo a lungo in un posto, e il mito della terra promessa di cui sembra vittima nasconde in realtà uno spirito nomade, aperto al cambiamento e alla scoperta, che sfiorisce se costretto a una stanzialità che non gli appartiene.

Incontra il tuo bimbo interiore: non ti servirà più nient’altro

Può accadere in amore, in famiglia, sul lavoro: quando ti sembra di girare come un criceto nella ruota può essere utile questo semplice esercizio immaginativo di visualizzazione. Chiudi gli occhi e richiama alla mente la tua casa: la prima immagine che viene a trovarti andrà benissimo. Contemplala bene, poi immagina che si sgretoli per far posto a una di un luogo precedente in cui hai abitato. Continua in questo viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio, comprendendo anche case di vacanza o di viaggio, evocando e sgretolando. Percepisci bene tutte le emozioni che si formano in te, quelle piacevoli e quelle tristi. Quando i posti in cui hai soggiornato nella tua vita saranno finiti, cerca dentro di te il tuo volto di bambino, e prendi quel fanciullo o la fanciulla per mano. Non ci sono altri luoghi dove andare, sei assieme al tuo bimbo o alla tua bimba interiore, custode delle radici, che ti consola e ti protegge. In sua compagnia, potrai decidere di fermarti o di ripartire, ma non sarai mai solo: avrai un prezioso compagno al tuo fi anco e con lui ogni luogo sarà casa. Questo esercizio non serve solo se il girare a vuoto riguarda dei luoghi: è indicato per ogni situazione che si ripete creando un blocco psicologico.

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