Gioia di vivere: così la ritrovi
L'aiuto pratico

Gioia di vivere: così la ritrovi

Per essere felici bisogna ricordare che divertimento, successo, obiettivi da raggiungere non possono regalare la felicità autentica, che nasce solo “dentro”…

“Ma tu sei felice?”. Quando qualcuno ci fa questa domanda, spesso ci sentiamo un po’ in imbarazzo e non sappiamo come rispondere. Con un “sì” pieno, per non sembrare lamentosi? E se poi risultiamo poco convincenti? Forse il vero punto è convincere…noi stessi! Fagocitati dai mille impegni non abbiamo nemmeno una briciola di tempo da dedicare solo a noi stessi, figurarsi per fermarci a riflettere su se siamo felici. Eppure essere felici conta, eccome…

“Sarò felice quando...”: la frase da abolire

Ma che cos’è la felicità? Molti si figurano la gioia come un mondo perfetto, un Eldorado da raggiungere con mille sforzi. Affidano il proprio benessere all’esterno, al consenso altrui, al successo, alle cose possedute. Beatrice ad esempio ha un sogno: “Mi vedo sposata con almeno tre bellissimi bambini. Non sarò felice finché non accadrà!”; Matteo dice a tutti che si sentirà appagato solo quando avrà uno stipendio come si deve. Certo, sono belle soddisfazioni, ma la felicità non è fatta di obiettivi da conquistare. E se i figli non arrivano? E se per averli a tutti i costi scegli il compagno sbagliato? E se dopo un aumento di stipendio ne vuoi un altro, e un altro ancora, e non sei mai contento? È pericoloso vincolare il sentimento più imprevedibile e spontaneo di tutti a un calcolo in cui ogni cosa deve andare al suo posto, cioè al posto che ci siamo prefissati. È una contraddizione totale rispetto a come funziona davvero la vita. “La felicità arriverà solo quando…”: è questa la frase da abolire. La felicità non arriverà di certo domani: o c’è adesso, o non c’è!

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La felicità non è un “prodotto da conservare”

Altri, invece, hanno raggiunto uno status (di lavoro, sentimentale, familiare) e pensano che la felicità coincida con il mantenimento all’infinito di quella condizione: una stanza dorata nella quale chiudere la vita a chiave. Una volta raggiunta guai a uscirne! Congelano il reale: cercano di non mettere mai in discussione gli equilibri e i ruoli. Ma così facendo s’irrigidiscono: senza rendersene conto chiamano l’ansia, bloccano le novità positive, ignorano le crisi col risultato di aggravarle e lottano contro i propri istinti. In altre parole, perdono la felicità. Sabrina lo racconta disperata: “Col mio ragazzo andava così bene, invece ora è un disastro e sul lavoro è perfino peggio. I miei riferimenti crollano, sento che la mia vita è finita”. E se il caos fosse il preludio di un nuovo ordine? Un tentativo di rinnovamento per farci crescere sempre di più? Le vie della felicità sono infinite… e passano tutte attraverso l'interno.

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Fai a meno delle minestre riscaldate

È un errore cercare di riprodurre le stesse situazioni che ci hanno resi felici in passato e gli istanti magici che abbiamo vissuto. La gioia formato deja-vu è sempre deludente. I fidanzati ricordano quell’uscita indimenticabile, il momento in cui è scattata la scintilla o quello in cui si sono dichiarati il loro amore. Così organizzano la serata tale e quale: stessa luogo, stesso ristorante, stesso programma per il dopo cena. Un fiasco garantito. La gioia è stupore e naturalezza spontanea: nasce dal nuovo e detesta le minestre riscaldate, i progetti, le costruzioni, gli artifici. Il vero segreto della felicità è di non rimpiangerla mai nel passato e non rimandarla mai al futuro. Solo nell’adesso possiamo essere davvero felici!

Le certezze imprigionano: liberatene!

Sarò felice quando...

  • Avrò perso 10 chili starò bene.
  • Saprò restare calma mentre parlo con lui sarò soddisfatta di me stessa.
  • Quando otterrò la promozione farò un passo decisivo per realizzarmi.

Sono infelice perché...

  • Volevo a tutti i costi un figlio ma non è arrivato, mi sento inutile.
  • Non trovo mai l’uomo giusto...
  • Tra figli, lavoro... impegni sono stressata e non ho mai un momento per me.
  • Lei mi ha lasciato e il mio sogno di famiglia è crollato...

Purtroppo molte delle idee che abbiamo sulla felicità non sono fondate. Pensare che arrivi dalla realizzazione di un obiettivo, ad esempio, innesca una caccia senza fine, perché nessun obiettivo esterno può davvero “riempirci la vita” - e se lo fa significa che ci siamo fermati e spenti. Ma anche aspettarsela da cambiamenti interiori che ci imponiamo per adeguarci a modelli (essere più forti, più sicuri, più vincenti) avvia solo una logorante guerra interiore. C’è però una buona notizia: le crisi, gli ostacoli, il senso di fallimento che a volte proviamo non sono inutili, anzi, svolgono una funzione fondamentale. Qualcosa in noi sa quando abbiamo imboccato una via che ci rende infelici e cerca di stopparci. Vissute bene, le crisi ci aprono al nuovo. Perché ostinarsi su un progetto sbagliato vuol dire precludersi la gioia di vivere.

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