Coppia e amore
Il vero amore non è dipendenza

Niente ha il potere di allontanare i nostri affetti quanto il farli sentire indispensabili alla nostra sopravvivenza. Cambia rotta così...

Non posso vivere senza di te; come farei se non ci fossi…. Dichiarazioni di questo genere sono controproducenti: invece che garantirci l’affetto dei nostri partner li fanno fuggire...a gambe levate! é quel che succede ad Alberto, 28 anni, che scrive a Riza Psicosomatica al termine di una relazione in cui era molto coinvolto: “la mia partner mi ha lasciato dopo 3 anni e mezzo, senza alcun preavviso. Da quel momento sono preda di forti angosce, tremori e nausee causati dallo stress”.  Alberto prosegue sottolineando come, in passato, avesse già sofferto di simili stati d'animo, in concomitanza con la fine di altre relazioni, sempre terminate per volere delle compagne. C'è in lui una convinzione profonda, che le sue ansie siano dovute alla separazione dei genitori avvenuta quando aveva 5 anni: “I miei sono stati sempre assenti: ho sofferto moltissimo la loro mancanza e il divorzio. Ora quando inizio una relazione mi dedico in tutto e per tutto alla mia partner, come se la adottassi. Divento dipendente da lei e le sacrifico tutto il mio tempo”. In questo modo Alberto pensa di compensare le carenze genitoriali ed evitare le angosce abbandoniche ad esse collegate che invece, puntualmente, si ritrova ad affrontare. Il che dimostra due cose: la prima, che la sua convinzione è controproducente. La seconda, che in amore, la dedizione assoluta non paga.

In amore, più ti sforzi più perdi

Il sacrificio, la totale dedizione all’altro e alle sue esigenze, non fanno che allontanare l’oggetto delle nostre attenzioni. Come potrebbe essere altrimenti? Nessuno è disposto a sopportare un carico così pesante come quello di chi delega alla nostra presenza e alle nostre scelte la sua felicità. Quello di Alberto - totalmente dedito alle sue compagne e costantemente lasciato dalle stesse – sembra un copione destinato a perpetrarsi. A quale scopo, dovrebbe chiedersi? Nella mail dice di essere stato lasciato “senza preavviso” ma quel preavviso avrebbe dovuto aspettarselo da sé e dal proprio comportamento più che dalla partner. Alberto, con la sua condotta, alimenta le proprie paure fino a farle diventare realtà. Non di meno, i nostri timori vengono percepiti a livello "sottile" da chi abbiamo vicino favorendo, ulteriormente, il concretizzarsi di ciò che più temiamo...

La dipendenza affettiva impedisce di scoprire chi sei davvero

Non è un caso che la sua anima lo spinga a vivere più volte la fine di un rapporto in cui aveva investito così tanto. Lo fa perché Alberto possa riscoprire il proprio valore, che non dipende dalla presenza o dall’amore di un partner ma unicamente da sé; amare non significa annullarsi né tanto meno sacrificarsi ma crescere insieme ognuno con la propria autonomia e individualità. L’ansia che lo coglie alla fine di ogni storia non è che la risposta allo spaesamento di chi - una volta rinunciato ai propri spazi ed interessi in favore dell’altro – si ritrova solo con il vuoto che ha creato, dentro e fuori. "Chi sono adesso? Cosa mi resta? A distanza di due mesi, continuo a soffrire molto la sua perdita, ho fatto di tutto per riconquistarla ma senza risultati.” Ribaltiamo il problema: quel che Alberto deve fare non è cercare di riprendere lei ma "riconquistare se stesso", ricordando che nulla ci rende interessanti quanto la fedeltà alla nostra identità profonda.

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